sabato 21 agosto 2010

Pizzo d’Emet m 3.209 – 21 agosto 2010

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E’ inutile che io pensi di essere uguale alla massa: non lo sono e non lo sarò mai.
Faccio fatica a stare in mezzo alla gente, non mi sento a mio agio e poi scoppio; inizio a stare male per il troppo stress accumulato.
Ma invece di andarmene via da sola, come dovrei fare per rilassarmi, mi faccio convincere a seguire gli amici. E cosi mi ritrovo alle 6 a salire sulla macchina di Giuliano, con Mario che mi lascia il posto davanti, un po’ demoralizzata ma convinta che cmq mi voglio godere questa giornata.
Purtroppo non sarà cosi. Me la prendo per nulla, ci sono cose che mi rodono dentro che non riesco a scacciare.
E cosi sono salita su questa montagna con il morale in cantina.
Chissà cosa hanno pensato i miei 2 compagni di viaggio :( Perderò pure loro a causa della mia incapacità a nascondere il mio malumore e le mie lacrime. Ormai ci dovrei essere abituata ma mi pesa sempre tanto.
Inutile pensare che certe cose passano; alla soglia dei 50 anni ormai non credo riuscirò a superare certe convinzioni, giuste o sbagliate che siano.
Cosi, sulla strada per Chiavenna, Giuliano mi dice che se sono davvero motivata a salire all’Emet potrebbe essere quella la meta.
Motivata io? MOTIVATISSIMA!!! E cosi si gira per il lago di Montespluga.
Arriviamo al parcheggio incredibilmente vuoto … non una macchina.
La temperatura è fresca, la meteo non è dei migliori. Speriamo di prendere acqua solo verso il ritorno e visto che io la gita l’ho praticamente già fatta tutta spero proprio di prenderla solo dopo il Bertacchi.
Perché ci torno se ci sono già stata? Chi conosce l’Emet sa che questa montagna non è particolarmente difficile. Lunga, faticosa, a volte gli ometti si nascondono ma c’è solo un punto, un intaglio, che fa riflettere. Non sono l’unica ad essere tornata indietro a meno di 60 m dalla cima ma questa cosa mi brucia assai.
Sarei tornata da sola, portandomi uno spezzone di corda per superare il pezzetto in discesa. La proposta di andarci in compagnia però non mi dispiace.
Saliamo al rifugio con Giuliano che prima mi dice che oggi sono io la guida e subito dopo mi critica perché secondo lui la cresta parte da più in basso … oggi proprio non lo sopporto! Fa niente, gli dico che va bene quello che decide lui. Sentiamo il rifugista.
Appena entrati in rifugio però rinsavisce: sai, hai ragione tu, devo essermi confuso con un’altra montagna! :) Chiede conferma al rifugista e torno quindi capo gita ufficiale.
Non prendo nulla, non voglio rischiare ancora lo stomaco per uno sfizio. Caso mai salendo se le forze mi mancheranno accetterò uno dei succhi di frutta che Giuliano si è portato nello zaino.
Partiamo. Giuliano si diverte a punzecchiarmi oggi e continua a dire che sono io la guida.
Io zitta accetto lo sfottò ma non ho voglia di controbattere. Ogni cosa che posso dire oggi suona male e allora è meglio che stia zitta.
Oltre il Passo di Emet si inizia a salire e sento il fiato di Giuliano sul collo. Lo faccio andare avanti e io sto dietro con Mario che controlla i miei passi. Lui si ferma, si guarda intorno, guarda i sassi … insomma, non mi fa pesare la mia lentezza.
Scolliniamo e ci fermiamo un momento. Udite udite Giuliano tira fuori un pacchetto di Ringo e … SE LI MANGIA!!! Incredibile! Insiste perché ne prenda uno anche se, dopo tutto lo star male di questa settimana so che non devo. Alla fine lo prendo, lo avvicino alla bocca e l’odore dolciastro che emana mi fa venire la nausea :( E neanche oggi sto bene.
Restituisco il biscotto e continuiamo la salita.
Ora ci tocca il marciume. Prima un pezzo di morena ripida ma agevole e poi il marciume. Per fortuna è un pezzo corto. Davanti è Giuliano che non si fa troppi problemi a seguire gli ometti.
Solo che sta andando troppo a sinistra. Lo so che lui sale da qualunque parte ma io no e cosi gli faccio presente che il sentiero dovrebbe piegare a destra. In effetti gli ometti sono li.
Giuliano sale veloce. Non mi è di aiuto cosi e perdo lo stesso tempo per cercare gli ometti e/o i segni sulla roccia. Mario sempre dietro a controllare i miei passi :)
Al colle altra piccola sosta e qui mi bevo un succo di Giuliano. Sono quasi alla frutta ma su questa cima oggi ci devo salire. Forse ho un po’ esagerato questa settimana, alla fine saranno 4000 m di dislivello in 4 gg con solo un gg di riposo. Io mica ci sono abituata.
Ripartiamo con la cresta. Giuliano davanti stavolta va più lento e mi aspetta. Mario sempre dietro a controllare i miei passi :) e a cercare i suoi sassetti.
Passata la metà della cresta Giuliano inizia a chiedermi se è vicino il punto in cui mi sono fermata.
No no, manca tanto … ero a meno di 60 m dalla cima.
Mi lascia andare avanti, cosi concludi la gita da sola. Pensiero davvero gentile e apprezzato.
Solo che sono alla frutta. Faccio davvero fatica a mettere una gamba davanti all’altra. Ad un certo punto Giuliano invita Mario ad andare avanti, ha capito che sono quasi sul punto di non farcela.
Ma proseguo. Ed ecco il mio intaglio.
Tutto qui? Mi dice giustamente Giuliano.
I miei dubbi rimangono, non per la salita ma per la discesa. Giuliano mi fa vedere come salire anche se poi faccio a modo mio :) Mario è lassù che ci aspetta. Se tanto mi da tanto non è in cima, aspetta che io arrivi cosi conquisto per prima la vetta! Ed in effetti è cosi.
Ancora pochi passi e poi ecco che vedo il palo. Poi la croce. VETTA! Alzo le braccia al cielo sorridendo! SONO SUL PIZZO D’EMET!!!
Un bacio ed un ringraziamento per avermi accompagnato ai miei compagni di viaggio. Intanto Giuliano mi ha fatto la foto felice di vetta. Mi piace quella foto. Giuliano è davvero un bravo fotografo.
E meno male che mi ha fatto almeno quella foto perché non ne abbiamo una di vetta.
Perché?
Ecco … dunque: Giuliano sta pasticciando con il GPS e non riesce a cancellare delle lettere messe per sbaglio. Si avvicina a me per farselo spiegare quando il suo zaino inizia a rotolare.
Lo zaino! Urlo.
E Mario: E’ andato …
Come andato …
Cavolo … ha ragione … lo zaino prende la rincorsa e vola giù dal pendio.
Giuliano ha lasciato immediatamente a me il GPS e ha tentato di fermarlo, poi lo ha guardato impotente scendere precipitosamente.
Azz … E’ colpa mia penso subito, se non ci tenevo cosi tanto a questa cima non saremmo qui e non avrebbe perso lo zaino. E poi subito l’altro pensiero: LE CHIAVI DELLA MACCHINA!
Giuliano lo vede, inizia a scendere per vedere di recuperarlo.
Mario prende il binocolo e lo segue dall’alto.
Io non posso fare nulla. Gli sistemo il waypoint sul suo GPS e poi sto li, impietrita e con i miei sensi di colpa ad aspettare. Non fotografo, non mi godo la vetta. Sono ulteriormente demoralizzata.
Chiedo a Mario in continuazione com’è la situazione fino a che non mi dice che ha raggiunto lo zaino. Allora lo chiamo, visto che qui i cellulari prendono. Mi risponde tranquillo: ho recuperato quasi tutto, mancano i ramponi (mannaggia, sono nuovi!). Lo so che è inutile ma gli chiedo di essere prudente, che i ramponi, per nuovi che siano, non valgono la pena di rischiare.
Poi concordiamo di trovarci sul sentiero, non ha senso che risalga.
Mario ed io, mesti, ricompattiamo i nostri zaini ed iniziamo la discesa.
Arrivati all’intaglio le mie paure si confermano: con le mie gambette corte non è semplice il passaggio. Se non ci fosse stata la storia dello zaino avrei provato a scendere da sola ma cosi demoralizzata accetto senza protestare l’aiuto di Mario.
Mario mi guida nella discesa. Incontriamo un ragazzo solitario che sale. Poco dopo la sua compagna che mi dice che mica si deve salire proprio su tutto :)
E poi ecco Giuliano seduto su una roccia che ci aspetta.
Facciamo il conto dei danni. Ha perso: i ramponi, una bussola, la busta del pronto soccorso, un orologio/altimetro, il cibo e l’acqua.
Lo zaino è patito ma ancora intero. Meno male, è uno zaino che gli avevano regalato Rino ed Elettra quando aveva compiuto i 50 anni. Per carità, la sua vita l’aveva fatta ma immagino sia un ricordo e che possa essere un dispiacere perderlo.
Per fortuna i documenti e la macchina fotografica erano nel marsupio in vita, ma le chiavi della macchina no, erano nello zaino. Se non lo recuperava era un bel casino tornare a casa.
Si dovrebbe sempre portare un mazzo di riserva da dare ad un compagno di viaggio.
Questa esperienza mi ha insegnato anche che il cellulare è sempre meglio tenerlo in tasca. Se fosse capitato a me da sola, che facevo senza nemmeno un numero di telefono per contattare qualcuno?
Dividiamo il nostro cibo e la mia acqua e poi riprendiamo la discesa.
Giuliano mi sta davanti e vicino. Deve aver capito che se posso fare tanto dislivello la velocità non sarà mai il mio forte.
Arrivati al lago ci dissetiamo alla fontana. Decidiamo di non ripassare dal rifugio per andare a mangiare il gelato a Chiavenna.
Un mega gelato … sono stata premiata con una cialda enorme piena di gelato squisito :)





Quota partenza: m 1.900
Quota arrivo: m 3.209
Dislivello secondo Gipsy: m 1.300 circa (salita 1.285 – discesa 1348)
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 8h 45m
Km percorsi: 15,6











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