mercoledì 16 ottobre 2019

Monte Broncino m 1.077 e Doss Maio m 1.304 – 16 Ottobre 2019


A casa mia si usa dire: piutost che nient, l’è mei piutost. E cosi eccoci ancora a fare una gitarella pomeridiana … e a scoprire un nuovo monte. Il Monte Broncino. A suo tempo aveva una bella torre di avvistamento, ora rudere che indica la cima.
L'indicazione, che non avevo mai visto, è all'altezza della prima panchina, parliamo della strada che parte a sinistra dall'alpe del Vicerè, subito dopo il parcheggio. Andiamo curiose e troviamo un sacco di funghetti rossi e bianchi. Ci vogliono pochi minuti per fare questa deviazione. Una volta, a vedere le foto di repertorio, non c'erano alberi o cespugli cosi alti e la torre credo che fosse proprio di avvistamento.
Torniamo sui nostri passi e riprendiamo la strada. Ormai al Bolettone non ci vado più, per tante ragioni tra cui l'orrore del monumento che hanno fatto. Capisco la tradizione … più che altro era più un rito pagano dove speravano che una croce sulla montagna salvaguardasse il paese dai disastri. Ora dovremmo aver superato certe credenze ma le croci, invece di diminuire aumentano, alla faccia del paese laico che siamo diventati nell'ormai lontano 1984.
Per cui deviamo verso il Doss Maio, che oltretutto è anche più alto ;)
In cima mi diletto a fare delle panoramiche con il cell, mi dimentico sempre che ho questa opzione e oggi ne vale davvero la pena.
Sento il campanello delle capre ed è strano perchè qui c'è divieto di pascolo. Mi guardo intorno e vedo due cani che giocano allegramente. Non mi preoccupo. Uno dei due cani arriva su e fa conoscenza con Kyra e se ne va. Non mi preoccupo. Iniziamo a scendere e … PUM PUM! CAZZAROLA! Sono cani da caccia che stanano le prede! Ma porc.... ok, non è martedì o venerdì ma è pomeriggio! E mi avete ben visto! Spaventata chiamo Kyra ad alta voce anche se mi è vicina, spero di far capire ai cacciatori che nel sentierino che scende tra l'erba alta e gialla ci siamo noi e non un fagiano o una volpe (ma ci sono volpi e fagiani nella mia zona?) e cmq nessuno da cacciare. Mi sa che si è spaventata anche Kyra perchè mi sta vicina fino a mettersi dietro di me. Poi però deve aver visto qualcosa perchè mi ha dribblato … facendomi cadere :( Meno male che lei si è fermata dopo pochi metri e ha sentito anche tutti i miei improperi per la caduta che mi ha causato, facendo del gran male, per fortuna, solo al mio orgoglio.
Arriviamo sul sentiero principale e qui mi sento più tranquilla. Non siamo gli unici in giro e spero che i cacciatori facciano bene attenzione a dove sparano.
Un po' più tranquilla proseguo. Non mi aspettavo di incontrare cosi tanta gente e mi illudo di trovare aperta la Capanna Mara che da quando ha cambiato i gestori è diventata deliziosa. Le mie illusioni si sono avverate e cosi io mi posso bere una bibita e Kyra ha una ciotolona di acqua.
Scendo felice. Sono state poche ore ma siamo state bene.
Niente dati GPS, non l'avevo con me.

heliSLaLenta & Kyra



martedì 17 settembre 2019

Orrido di Bellano - 17 settembre 2019


Ok, non è montagna ... ma ogni tano ci vuole 
Ieri ho compiuto gli anni.
In tanti mi avete fatto gli auguri. Tanti per me almeno, e vi ringrazio ancora di cuore. E' stato bello leggervi.
Io mi sono presa una giornata diversa. Sono andata con la mia Kyra a vedere l'orrido di Bellano.
Sui gradini prima dell'ingresso Kyra ha fatto pupù. Cribbio! L'hai fatta stamattina! Mi è venuto spontaneo. Il signore che stava aggiustando i gradini mi ha detto che le davo troppo da mangiare. Cosi abbiamo chiacchierato un po'. Le persone che incontri più disponibili a parlare con te con gentilezza sono quelle che fanno lavori umili. Mi ha fatto immenso piacere.
Come siamo entrate al bar/biglietteria dell'orrido un signore si è avvicinato avvisandomi che c'era l'acqua per la mia piccola  Alla biglietteria ho fatto presente che sono invalida e non hanno voluto neppure vedere il foglio. Mi ha sorriso con simpatia e con solidarietà e questo mi ha reso felice.
Io ho paura del rumore dell'acqua che corre ma Kyra pure per cui ho dovuto fare la persona forte e poter terminare il giro. Foto, sorrisi a chi con me passeggiava sulla passerella.
Poi siamo andate in un ristorante a mangiare un'ottima pizza.
Poi siamo andate a Introbio a mangiare uno splendido gelato chiaccherando con la commessa di maltrattamenti di animali.
Una giornata particolare. E' stata bella. Credo che anche Kyra abbia gradito anche se lei preferiva il bosco.

giovedì 12 settembre 2019

La Val Belviso 12 Settembre 2019


Nel tuo CV escursionistico non può mancare! Me lo aveva detto già anni fa quando passammo di li per una gita invernale nei dintorni dell'Aprica e me lo ha ribadito anche questa estate. Mi sono sempre fermata davanti al lungo viaggio in macchina (2 ore e mezza … abbondanti!) ma questa volta è quella giusta. Me la sento sia di fare il viaggio in macchina che di svegliarmi presto (?!?!).
Il mio presto ormai è poco prima delle 7. Va bene anche cosi, c'è luce cmq fino ancora alle 20.
Accendo in navigatore perchè il mio mentore mi ha detto di fare molta attenzione al bivio in macchina: non è molto visibile. Se arrivo all'Aprica devo tornare indietro.
Il GPS che ho scelto non funziona. Oh oh … Aspetto. Arrivo a Lecco e ancora non funziona. Oh oh … arrivo a Colico e ancora non funziona … Oh oh … Finisce la nuova superstrada e ancora non funziona. CAVOLACCIO!
Per fortuna mi fermo prima di Sondrio a bere un caffè e cosi riesco a cambiare navigatore: funziona … fiuuuuu... più tranquilla, lo devo ammettere, riprendo la strada.
Obiettivamente il bivio vendendo da qui non si vede, i cartelli sono solo dalla parte dell'Aprica.
Inizio a percorrere la strettissima strada.
Quando vedi una casa a due piani, poco prima della diga, parcheggi”
Ecco. La casa c'è. Ma il navigatore mi dice che ci vogliono ancora 6 km. Sono perplessa. Per fortuna ci sono dei signori e chiedo. Ridendo mi dicono che devo andare avanti … un bel po' più avanti.
Ecco. Riparto. Trovo un altro bivio. Strada sterrata ma ben tenuta. Poi torna asfaltata. Quello che non cambia è che è sempre strettissima. Ci sono i punti per far passare ma sinceramente spero di non incontrare nessuno. Passo il Rifugio Cristina (privato e aperto … il caffè del dopo gita è assicurato!) e finalmente arrivo ad un'altra casa a due piani. Parcheggio. Ci sono dei cartelli: è la partenza del mio sentiero.
Ok, la parte più difficile della gita l'ho fatta.
Siamo a circa 1.300 m, il dislivello oggi non sarà molto. So che i primi 300 m li si fa su una carrozzabile e mi sta bene perchè la mia testa deve elaborare quello che mi sta succedendo. Però poi leggo che la carrozzabile è stata allungata e arriva alla casa di caccia a 1.900 m. La seguo e intanto elaboro non una soluzione perchè soluzioni non ne ho, ma almeno un modo per alleviare il mio malessere.
Casa di caccia e prima sosta.
Salendo le foto le ho fatte. La zona è meravigliosa e le montagne hanno la prima spruzzata di neve. La solitudine è totale.
Da qui in poi è sentiero. Nel bosco. In un bosco alpino che quest'anno non ho ancora incontrato. E quello che mi colpisce è il profumo. Profumo di resina, di aghi di pino … è meraviglioso e ogni tanto mi fermo, chiudo gli occhi e inspiro profondamente. Peccato non poter portare a casa un po' di questo profumo.
Il mio mentore aveva ragione. Qui è fantastico. Le montagne, il bosco, il prato … e i laghi!
Il primo che si incontra è il lago nero, il più grande. Vedo che è indicato dai cartelli anche il lago Lavazza di cui la mia relazione parla di un avvicinamento ostico. 50 minuti. Dai, si va al lago verde e poi si tenta anche il terzo lago.
Davanti a noi il Torena e mi viene in mente l'avventura del mio amico, che ci manca poco ci rimette la pelle. Lui è salito sul Torena ma io non ci penso neppure! I cartelli lo davano a 5 ore e mezza e con la spruzzata di neve … e poi ci volevano i ramponi. No, non fa più per me … forse non ha mai fatto per me.
Arriviamo al lago verde. Un piccolo laghetto con ancora girini, ormai cicciotti ma credo che passeranno l'inverno come girini rimandando la muta alla prossima primavera.
Foto e poi torniamo indietro. E io mi godo i massi, i fiori, il panorama. Ti calma passeggiare qui.
Prendo il sentiero per il Lavazza. Uno splendido sentiero che costeggia il lago nero e taglia a mezza costa la montagna. Ad un certo punto lo vedo la in fondo che scende … cavolo se scende … e poi lo dovrò risalire … ma no, ecco qui a sinistra un cartello: Lago Lavazza 10 minuti. Da qui il pezzo più ripido di tutto il percorso. Ad un certo punto alzo gli occhi. Ecco la conca dove sicuramente c'è il lago. Ancora un paio di passi e appare il lago. A mio parere il più bello.
Sosta pranzo, Kyra si fa un bagno spaventando le trote che sono presenti a centinaia e di tutte le dimensioni. Le più grandi saltano nell'acqua che è un piacere.
Mi riposo un po' ma non troppo, mi spaventa il rientro in macchina.
Torno e incontro gli unici due escursionisti del giorno: due simpatici ragazzi a cui consiglio di salire al Lavazza.
Arrivati alla casa di Caccia decido di prendere il sentiero che taglia la strada, in salita non lo avevo visto, almeno non tutto. Effettivamente si accorcia di un bel po'
Macchina. Sistemazione. Rifugio. Panna cotta e caffè.
Si vede che oggi è la giornata perchè il Navigatore non prende, la mia radio non prende … ma coma mai stamattina funzionavano tutti e 2?
Vabbeh, a casa ci torno e il mio CD non mi ha ancora stufato.
Che dire: se avete una giornata libera, un bel sole e nessun impegno per cena io ve la consiglio la Val Belviso

heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 1.386
Quota arrivo massima: m 2.146
Dislivello: m 898
Tempo totale: 6 h 24 m compresa di tutto
Km percorsi: 14,6 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: Si, torrenti e laghi



domenica 18 agosto 2019

San Primo dal Tivano m 1.682 - 9 Agosto 2019



Per l'ennesima volta devo cambiare meta. Ho caldo. Tanto caldo ma nessuna voglia di fare strada in macchina. Oltretutto la Nina deve prendere l'antibiotico e non posso partire presto.
La proposta me la offre il mio capo: San Primo da Pian del Tivano.
Vabbè, proviamoci.
Allungo un attimo la strada in macchina per fare la seconda colazione, con 4 chiacchiere piacevoli con la barista. Poi il dubbio: dove lascio la macchina? Il grosso parcheggio che c'è appena arrivati mi dice che è riservato al ristorante e per evitare una multa entro nella stradina che porta all'Alpetto di Torno. So che per un bel tratto è asfaltata ma è molto stretta. E se incontro un'altra macchina? Non ci sono molti spazi per passare cosi al primo spiazzo proponibile (ci sono 2 bidoni della spazzatura) mi fermo. Cambio le scarpe con Kyra che già scalpita perchè li sopra ci sono le mucche. Sarà una bella giornata.
Ho ancora un pezzo di asfalto da fare, solo un paio di macchine scendono. Alpetto di Torno: davvero carino! La ragazza che ci abita con i due bimbi è simpatica, magari al ritorno mi fermo a bere qualcosa.
Finalmente l'asfalto finisce, sono all'Alpe Piazza se non ricordo male (non ho fatto la foto!!!).
Da qui inizio a perdermi. Prendo la strada che sale ma poi vedo che c'è una bacheca sull'altra strada. Scendo e ovviamente trovo il cartello per il San Primo. L'ultimo. Da qui prendo sempre la strada (strada … ci può passare un trattore) più battuta e cosi vado sempre di più verso Sormano. Il San Primo dietro di me che si allontana. Inizio a pensare che è meglio tornare indietro quando sbuco sulla strada che arriva dalla Colma. Ok, da qui tutto tranquillo.
Dopo poco incontro una signora simpatica con sui inizio a parlare. Parla parla … siamo salite insieme. In una morsa di umido pazzesco ma per fortuna niente sole.
E cosi la ragazza mi racconta che tutti gli anni da Caglio partono e vanno all'Alpe Spezzola e fanno una spaghettata per ricordare un ragazzo morto li, caduto per cercare di salvare una pecora. Alcuni vanno in cima al San Primo, altri aspettano all'Alpe.
In effetti troviamo qualcuno del suo gruppo in cima e … scopro anche che c'è un libro di vetta! Viene cambiato ogni anno ma non so da quando c'è. Lo sportello parla di 2008 ma dice di un rifacimento per cui non so. So solo che per prendere e rimettere il libro mi devo arrampicare sulla croce, l'hanno messo bello in alto.
Il gruppo degli spaghetti scende, rimaniamo in pochi in vetta. Non c'è sole, il venticello asciuga il sudore e le mosche non sono poi tanto fastidiose ma … come al solito ci fermiamo poco. Scendiamo dalla cresta. E ci troviamo sul sentiero le pecore. Povera Kyra … legata ma dà fuori di matto. Passate le pecore la rislego perchè ci sono i cani del pastore con cui mi fermo a chiacchierare. E' lo stesso che ho incontrato anni fa in zona Palanzone. E' simpatico, pacato e con voglia di chiacchierare. Gli racconto di Kyra, del fatto che è stata per un po' con un pastore che poi non l'ha voluta e chiacchierando dei problemi che ho con lei mi dice che è colpa mia. Lo so ma non so come venirne fuori. E un paio di consigli me li da. E non sono il metodo gentile anche se non sono né violenti né cruenti. E mi sa che se riesco li metto in pratica perchè sono sfinita, non posso portarla in ambienti che non siano la natura.
Ma per noi è ora di scendere, facciamo una piccola sosta a Terrabiotta e poi per la strada a cercare il cartello che mi indica il percorso che spero sia più corto.
Presa la deviazione decido di fermarmi sotto un albero per prendere un po' di fresco. Ora il caldo si sente. Ci fermiamo poco, come al solito, poi riprendiamo. Controllo con il GPS e cavolo se il percorso è più corto! Medito che quasi quasi mi fermo al rifugio a bere un caffè ma arrivata li della ragazza non c'è ombra. Due chiacchiere con il bimbo più piccolo e poi decido che è meglio andare a casa.
Nonostante siamo vicino alla gelateria non me la sento di scendere dalla macchina rinfrescata per cui niente gelato, dritte a casa.
Mi stupisco alquanto di come stia reagendo alle passeggiate di bassa quota, al caldo afoso … una volta avrei dato fuori di matto.
In parte credo che sia perchè nonostante abbia dei grossi problemi familiari nel mio io ho raggiunto quello che era il sogno della mia vita. Una casa in un piccolo paese, qualche bestia a tenermi compagnia, orto … e poi ho lavorato tanto su me stessa. Questo non significa che amo il caldo ma di certo la mia testa reagisce molto meglio di qualche anno fa.
Bene. Perché tanto non avevo alternativa ;)

heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 1.045
Quota arrivo massima: m 1.686
Dislivello: m 746
Tempo totale: 6 h 23 m compresa di tutto
Km percorsi: 14,8 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: No, qualche pozza per abbeverare le mucche


martedì 16 luglio 2019

Val Biandino - 16 Luglio 2019



Ho passato una decina di giorni davvero brutti ma oggi vado. Lo faccio soprattutto per Kyra e farà bene anche a me.
Ma dove? La decisione casca su una meta che è li da un po' di tempo ma il tragitto in macchina è davvero lungo, la zona non la conosco … e dopo la Vallocci e con il morale che ho ora preferisco andare in posti che conosco.
Non sapendo se posso salire la Val Varrone decido di andare al Santa Rita ma salendo in cresta prima del Tavecchia.
No, guarda che il sentiero parte dal rifugio, è proprio li dietro”
Si, quello lo conosco ma la cartina dice che ce n'è uno anche prima
No, c'è solo quello”
Il mio capo è perentorio. Vabbè … non è che abbia tanta voglia di farmi tutta la strada fino ai rifugi. Non amo la Val Biandino non tanto per la valle in se ma per la qtà spropositata di jeep che si incontrano sulla strada. Con Kyra diventa davvero un inferno fare anche solo i piccoli pezzi che non possono essere evitati.
Va bene, vedrò quando sono la. Anche perchè il mio capo mi mette subito il dubbio: guarda che una volta arrivata in cresta avrai ancora un'ora per il rifugio.
Come sa spronarti lui …
Va bene, caso mai mi fermo li. Ecchepalle!
Per fortuna il mio bar, Il glicine, è aperto.
Appena arrivo vado in bagno, mi scappa. Scesa dalla macchina ho cercato di far fare pipì anche a Kyra ma niente, si vede che a lei non scappa. Esco dal bagno e la mia tata mi tira per uscire. No Kyra, devo fare colazione. Tira. Tira sempre più forte. Esco. Lei si allontana dalla porta, cerca un pezzetto di verde e fa pipì. Quando si dice il cane maleducato. La mia tata è meravigliosa, io non le ho insegnato questa cosa ma lei nei luoghi chiusi la fa solo se costretta altrimenti te lo fa capire ben bene che deve uscire!
Colazione, prendo il pane visto che mi sono portata la parmigiana da mangiare … mi fanno aspettare un sacco di tempo per pagare. Avrebbero potuto far attendere un attimo il cappuccino ma non me la prendo, oggi sono solo in 2 e capisco che sono in difficoltà.
Arrivo al parcheggio. E' martedì. E' vero che è luglio e la giornata bella ma cribbio! E' già tutto pieno! Sconsolata scendo dopo la curva dove ho visto un parcheggio. Non è per la strada a piedi ma per Kyra che li dovrà stare legata fino a che io non sarò pronta.
Penso a tutta la gente che incontrerò sulla strada. Sul sentiero. Insomma: non sono poi tanto felice.
E poi arrivo all'acqua di San Carlo. E vedo quel cartello di un sentiero che porta all'Alpe Agoredo, itinerario che avevo visto sulla carta e che il mio capo si ostinava a dire che non esisteva. Dai che saliamo da qui!
20 metri è durata la gioia. Ci troviamo di fronte ad un ammasso di rovi impossibili da superare. Perfino Kyra torna indietro: non si passa Mamy!
Sconsolata torno alla fonte e procedo. Sempre a sinistra parte una strada, o meglio, una carrareccia. Mi sono sempre chiesta dove porti e speranzosa, decido che saliamo di qui.
E intanto inizio a trovare l'Iperico. E' due anni che lo sto cercando e non lo trovo e non so se potete immaginare la mia gioia nel vederlo.
Poco dopo c'è un sentiero che tira su a destra e il cartello dei CAI non dovrebbe lasciare dubbi. Ma io ho il mio sesto senso e decido di proseguire di qui.
Non incontreremo nessuno. In compenso ho trovato tanto di quell'iperico che sono felice come una pasqua! Ho trovato il mio giacimento! E intanto la carrareccia gira intorno alla montagna e il panorama si apre sulla valle e sulle grigne. L'unico neo è la mancanza di acqua ma noi ne abbiamo di nostra. Proseguiamo curiose di vedere dove ci porta e arriviamo, dopo aver fatto la nostra scorta di iperico, ad alcune baite. Da li si scende. Si scende … e tanto! Mi fermo e provo a guardare la cartina: niente, questa strada non è segnata. Che faccio? Se mi porta giù dove arriviamo? E se poi ci tocca la strada asfaltata per tornare alla macchina? Io sinceramente speravo che mi portasse in Val Varrone ma a questo punto non credo proprio.
Ci fermiamo a quelle due casette bellissime a mangiare, davanti alle grigne, e ce la prendiamo molto comoda, ormai torniamo da qui. A dire il vero sulla cartina ho visto una traccia che dovrebbe portare ad incrociare il sentiero che volevo fare ma ora non ne ho più voglia.
Ho però visto un cartello che indica: Festa di Falpiano - 2 settembre. Andiamo a vedere. Una bellissima casa ristrutturata, camino, griglia, tavolate e giochi per i bimbi. Il tutto coronato da un bellissimo bosco.
Immagino la festa. Penso che ci si potrebbe venire … poi penso alla qtà di gente e mi passa la voglia, torniamo tata.
Arrivate alla fonte una sosta refrigerante. Qualche foto all'acqua poi decido che torniamo, non ha senso iniziare ora la strada. Non volevo gente e macchine prima figuriamoci ora.
Non mi fermo a fare soste per caffè o gelato. Oggi non mi sono meritata niente ^_^ ma quel sentiero torno a farlo, mi incuriosisce!

heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 643
Quota arrivo massima: m 1356
Dislivello: m 800
Tempo totale: 5 h 54 m compresa di tutto
Km percorsi: 14,8 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: Si ma solo fino all'acqua di San Carlo


venerdì 5 luglio 2019

Cima Vallocci m 2.510 - 5 Luglio 2019



Wikipedia dice:

Sentiero escursionistico (E - itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche)
Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine.
    Sentiero attrezzato (EE - itinerario per escursionisti esperti).
Sentiero con infissi (funi corrimano e brevi scale) che però non snaturano la continuità del percorso.
Sentiero che si sviluppa in zone impervie e con passaggi che richiedono all'escursionista una buona conoscenza della montagna, tecnica di base e un equipaggiamento adeguato. Corrisponde generalmente a un itinerario di traversata nella montagna medio alta e può presentare dei tratti attrezzati.
E' sempre tutto molto soggettivo, la difficoltà che incontri su un sentiero va di pari passo con la tua esperienza e capacità.
Per quello che mi riguarda ho considerato E i primi 10 minuti del percorso, EE fino alla cresta e F per la cresta alla vetta.
Ma detto ciò, diciamo che questo sentiero è fatto per persone che amano andare in giro senza sentieri (e io non sono una di queste); è fatto per persone che hanno un buon orientamento (e io non sono una di queste); è fatto per persone che hanno un buon allenamento (e io non sono una di queste).
Che cavolo ci faccio allora qui?
La Val Tartano è un'altra delle mie valli del cuore, la adoro. Poco frequentata e conosciuta per le invernali, sto scoprendo luoghi davvero incantevoli e solitari.
La Cima Vallocci, se la andate a cercare, è una classica sci alpinistica. Neppure troppo frequentata da quello che ho capito. A me è piaciuto il nome. Non vi capita mai che sia il nome ad affascinarvi?
Leggendo la relazione resto molto indecisa. Le volte che devi andare a naso sono tante ma ci sono anche tanti punti di riferimento. Io sono una insicura, soprattutto in montagna. Sempre paura di perdermi. Stavolta però mi sono imposta: ho il GPS per tornare!
Controllato che ci siano le pile di riserva si va. Mi dico che posso sempre cambiare meta una volta arrivata.
E invece, 80 m prima del ponte in cemento cerco la traccia. La trovo. E inizio a seguire le varie baite che dovrebbero portarmi alla base della montagna.
Mucche bianche. Sono il primo grande ostacolo. Lego Kyra appena sento il campanaccio e lei, appena le vede, tira e abbaia come una matta.
Fa caldo e vorrei tenermi le forze ma devo tirarla, sgridarla, cercare di stare lontana dalle mucche senza però perdere la flebile traccia.
Guadato il torrente le cose vanno meglio. La traccia si fa più visibile, Kyra si calma e possiamo procedere slegate.
Arriviamo al piano in cui il sentiero si perde. Devo cercare la baita. La vedo ed inizio a salire tra i rododendri. Finalmente arrivo ad un sentiero che sembra andare nella mia direzione. Lo seguo. Altro semplice guado (questi mi preoccupavano assai) e quando sbuco fuori dal canale in cui ero andata a finire scopro che le cose non stanno come dovrebbero stare. I punti di riferimento non ci sono più. Non so più dove sono. Non ci sono più tracce.
E ora?
Mi guardo intorno. Ritrovo per fortuna lassù la baita che avevo adocchiato e proseguo, sempre senza sentiero. Arrivo e … SORPRESA! C'è la bandierina! Non me l'aspettavo, io tiro un respiro si sollievo e mi fermo, bevo, mi riposo un po' e poi prendo il cammino. Che però sta basso. Non dovrebbe stare basso. Dovrebbe salire. Magari sale dopo. Niente, sempre traverso. Vado parecchio avanti quando ormai mi rendo conto, con un po' di sconforto, che questo sentiero non va dove voglio andare io.
Kyra! Si torna!
Il bello di andare in giro con il cane è che lui non si arrabbierà mai se sbagli sentiero, semplicemente fa dietro front e ti segue.
Torniamo alla baita con la bandierina e riprendo la relazione. Devo salire. Ormai ho capito dove sono in base ai punti cardinali (bussola del GPS, ci ho messo un po' ma poi ho capito dove sono è il nord-est). E salgo. Senza traccia. E voi mi insegnate che senza traccia si fa sempre più fatica.
Ormai vado dove credo che sia il passo Dordonella. Fermarmi li non ne vale la pena, lo so, ma inizio ad essere molto stanca. Non è solo stanchezza fisica ma anche mentale. Però a testa bassa, leggendo la relazione, cercando di capire dov'è il passo, proseguo.
La valle diventa meravigliosa. E' piena di fiori, genziane, trifogli, nigritelle, anemoni … e io non mi posso permettere di fermarmi a fare foto. In discesa, mi dico. Se voglio salire in cima tutto il resto arriva in secondo piano.
Faticando come non mai arrivo a quello che credo sia il passo. Intanto vedo i 3 ometti, sono alla mia sinistra. A questo punto inizio a salire la cresta. La relazione dice che se stiamo sul filo di cresta non avremo problemi e cosi facciamo. Ed in effetti cosi è, problemi zero. Certo non è un sentiero escursionistico ma neanche difficile per uno che la montagna un po' la mastica e non ha problemi con l'esposizione.
Ora qualche ometto qui c'è … ora che non mi serve più a niente …
Sono svuotata di energie. Non ce la faccio più. Mancano pochi metri alla cima ma devo sedermi. Kyra mi viene vicino: Mamma! Dai che manca poco! Sembra proprio che mi dica cosi. Cerco di recuperare le forze per arrivare su, ora è solo sentiero.
Quando vedo la croce di vetta (un ometto non bastava?) non riesco neppure a gioire. Tolgo lo zaino, do l'acqua a Kyra, bevo io (sono alla metà del secondo litro) e poi schiatto, letteralmente. Mi sdraio e nonostante le mosche che rompono mi addormento.
Poco, un riposino perchè poi il sole inizia a scottare e mi sveglia. Cerco di mangiare qualcosa ma niente. Mi guardo intorno, faccio qualche foto, mi riposo ancora un po'. So che una volta riposati la discesa sembrerà meno impegnativa.
Quando scatta il momento di andare guardo l'ora: sono le 3, manco farlo apposta l'ora che mi ero prefissa per iniziare la discesa. Ho fatto i conti prima di attardarmi cosi tanto. Il sole tramonta alle 21, ne ho di tempo.
Nella cresta con le roccette lego Kyra. Lei è brava ma non si sa mai. Quando arrivo ai 3 ometti rileggo per la millesima volta la relazione e parla di un sentiero a tornanti. Ok, scendiamo di qui.
All'inizio il sentiero c'è. Poi sparisce. Sono io cosi imbranata? Cosi ci troviamo a scendere per posti da capre. Kyra con il suo 4x4, baricentro basso e niente sulla schiena, va come un treno. Io stanca, accaldata e con le scarpe non adattissime (lo ammetto, era meglio se mettevo gli scarponcini) scendo pianissimo, aggrappandomi all'erba quando diventava più ripido. Ogni curva valuto cosa mi trovo davanti. So che devo scendere nel vallone, non mi sono persa, è solo che scendere non è semplicissimo. Metro dopo metro, valutazione dopo valutazione, arriviamo in fondo valle.
E arriviamo al torrente. Bagnetto per Kyra ma soprattutto mi riempio la bottiglia per il 3° litro di acqua. Da qui faccio a ritroso il sentiero che non ho trovato in salita, ho capito dove ho sbagliato e si ritorna alla baita con la bandierina.
Ora … ehm … dite quello che volete ma io sono scesa con il GPS in mano cercando di rifare pari pari il sentiero dell'andata. Ogni tanto mi ritrovo fuori sentiero e per riprenderlo mi infogno in messo al rumex. Quello che non vi ho detto è che il giorno prima mi hanno punto 3 vespe. La peggiore è quella sulla mano destra. Gonfia da non poterla piegare. E cosi la sinistra si è ingelosita e ha pensato ben bene di fare un bagno in mezzo alle ortiche …
Pace, dicono che faccia bene al cuore.
Ritorna il caldo potente. Ad ogni pozza attendo Kyra, che possa bagnarsi ben bene e cercare di abbassare la sua temperatura. Io aspetto il torrente più grande, quello vicino alle mucche, per un pediluvio e una sosta refrigerante.
Arrivate sul sentiero tradizionale tiro un respiro di sollievo. Mai farlo. Sono caduta, di nuovo davanti rischiando macchina fotografica, occhiali nuovi e denti (vecchi).
Alla fine scopro che è stato il ginocchio, sinistro per fortuna, che geloso delle mani ha voluto la sua parte di infortunio. Il destro ne ha avuto già abbastanza in tutta la sua vita.
Impolverata arrivo alla macchina, li c'è una fontana. Mi rinfresco e pulisco come meglio posso. Speravo di andare al rifugio Pirata a rifocillarmi e invece il cartello dice che è chiuso. Sono certa che stamattina era aperto.
Un gentil signore mi attacca un bottone … piacevolissimo se non fosse che anche li le mosche non mi lasciavano in pace. Alla fine sono costretta a salutarlo, salire in macchina e scendere a 5 all'ora fino all'asfalto.
Sono quasi le 19. Quasi quasi mi fermo al ristorante a buttare giù un primo.
Pizzoccheri super. Ho preso pure il biglietto con i prezzi dell'albergo, si sa mai … 3 giorni qui non mi dispiacerebbero per nulla.
Il telefono, muto tutto il giorno, riprende quando ormai sono a Morbegno e conoscendo il mio mentore che mi ha promesso la telefonata serale lo metto attaccato al cruscotto.
Suona: era ora! Sei preoccupato? E' dalle 5 che provo a contattarti … ^_^

heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 1.501
Quota arrivo massima: m 2.511
Dislivello: m 1.074
Tempo totale: 8 h 28 m compresa di tutto
Km percorsi: 11 circa
Percorso canabile: Si, attenzione solo alla cresta finale
Acqua sul percorso: Si, torrenti fino all'ultima parte del percorso. Portare cmq acqua per la salita in cima


martedì 25 giugno 2019

Cima Piazzotti m 2.349 - 25 Giugno 2019


Seconda colazione. Baretto? Cavolo no, è chiuso! Allora solito posto a Morbegno. Hanno aumentato il costo, 1,70 per brioche e caffè (a buon intenditor …)
Riprendiamo la macchina e ci avviamo verso la Val Gerola e mi trovo davanti un cartello scritto a mano. Per fortuna non ho nessuno dietro e mi fermo a leggerlo: la strada è chiusa a livello di Rasusa.
Ecco, l'avevo pensato. Se devono fare i lavori li fanno giustamente in settimana e io non mi sono informata. Cerco una alternativa. Il Rosetta, montagna che di solito si fa d'inverno quando il pericolo valanghe è altro dappertutto, è da quelle parti. Mi consolerò con quella.
Arrivo a Rasura. Altro cartello scritto a mano: se la strada è chiusa, salire a destra. Vuoi vedere che mi va bene? Salgo a destra. La strada si fa sempre più stretta. Stretta al punto che mi chiedo come diavolo si farà se incontro una macchina. Ed ecco la macchina. No, c'è una fila di macchine! E un passante ironizza: qui qualcuno non ha visto il semaforo. Io lo guardo: quale semaforo? Intanto la prima macchina mi occupa il posto dove avrei potuto mettermi io per far passare la fila. Lo faccio presente (mentre il passante continua a ironizzare) ma no, lui vuole che io mi metta in modo tale che lui passa ma le altre macchina no. Lo convinco. Passano le macchine. Il signore è sempre li che ironizza. Passata la fila gli chiedo come faccio ora. Lui ride. Vada prima che ne arrivino altre di macchine. Giunto quindi il momento di andare decido di rispondere a tono ma garbatamente: a lei non è mai capitato di sbagliare? Si ma di non vedere un semaforo mai! E' stato fortunato … fino ad ora. E riprendo la strada. Resto convinta che se io il semaforo non l'ho visto vuol dire che non era ben segnalato perchè è un semaforo di quello che mettono transitori, mica uno fisso.
Fa nulla, ora sono sulla strada che mi porta a Pescegallo e sono contenta.
A Gerola Alta incontro un trattore con un rimorchio con dentro le vacche. C'è la transumanza in questo periodo. Al ponte vedo che si accosta a destra. Gentile, penso, e mentre mi avvio per superarlo con la mano già alta a ringraziarlo … lui imbocca il ponte. Si era spostato solo perchè altrimenti la curva non gli veniva. Aveva mille altre possibilità di farmi passare invece mi sono dovuto fare fino a Pescegallo a 15-20 km all'ora. Ok, loro lavoravano, ma gli costava davvero poco farmi passare.
Come mi si era alzato subito l'umore quando ho pensato che potevo tornare in Val Tronella.
Come sapete, io adoro la Val Gerola anche se è stata il teatro del giorno più brutto della mia vita. La Val Tronella poi è una valle laterale che nessuno utilizza mai per andare sul versante bergamasco.
Arrivo velocemente al bivio ma il cartello mi dice che per la Val Tronella devo proseguire. Effettivamente io ricordo che si sale al secondo bivio ma proseguendo non trovo nulla. Prima di imbarcarmi nell'unico pezzo che non mi piace torno indietro e salgo per il sentiero “dell'Homo selvadego”. Anche lui porta in Val Tronella. Arrivata alla piccola diga mi ricordo: sarei dovuta andare fino alla diga di Trona per prendere l'altro sentiero. Prima o poi lo faccio, devo averlo detto anche le altre 2 volte che sono stata qui, ma immancabilmente me lo dimentico per cui … sarà per la prossima … forse.
Si passa sopra un muretto che non è poi cosi simpatico. Non c'è pericolo ma vi basti dire che la Kyretta mi si è attaccata al tallone e non mi ha mollato fino alla fine della diga!
Fino a qui avevamo un sacco di torrentelli e Kyra si è fiondata in ogni pozza che lo permetteva. Se penso che ci ho impiegato mesi a insegnarle a bagnarsi! Ogni volta che la vedo in acqua sorrido e sono felice che riesca a rinfrescarsi e bere.
Da qui in poi il torrente rimane in fondo alla valle mentre noi risaliamo in versante sinistro. Le marmotte abbondano e i fischi non mancano. Era proprio in questa valle che il fischio mi beccò con le brache calate a fare pipì. Kyra era seduta vicino a me e fremeva. Si capiva benissimo che mi diceva: muoviti che non ti posso lasciare in questa posizione di pericolo e la marmotta chiama. Non appena mi sono riallacciati i pantaloni hai visto Kyra schizzare dalla marmotta … mi aveva una tenerezza infinita.
Ora corre appena sente il fischio ma spesso torna oppure trova più interessante una chiazza di neve incontrata sul percorso e si rotola e si rinfresca ben bene.
Prima del canale facciamo una piccola pausa. Non tanto per la stanchezza quanto per asciugarmi dal sudore che purtroppo è stato molto abbondante.
Avevo visto 2 ragazzi, probabilmente saliti dal Trona. Si sono però fermati su un prato e non li ho più incontrati. Sole fino al rifugio.
Nel canale scorre un torrente, Kyra riprende i bagni e la temperatura si fa un filino più fresca grazie alla presenza di acqua.
Arrivati al rifugio ho avuto una interessante conversazione con Elisa, la signora che gestisce il rifugio. A tal proposito vi copio e incollo quello che ho scritto nel gruppo di FB “In montagna con il mio cane”:
Ieri sono passata dal rifugio Benigni e ho visto un cane. "E' del rifugio" mi dice un escursionista. Allora chiedo se è cambiata la gestione. Esce la rifugista, Elisa, ragazza molto simpatica.
Sono cambiate le cose e ora accettate i cani?
No, tant'è che il mio cane è fuori.
Ah ... ma se io devo bere un caffè ...
Mi spiace, è il CAI che lo chiede
(Mi parte l'embolo) Non nascondiamoci dietro a un dito, ci sono un sacco di rifugi CAI che accettano i cani.
E ma poi ci sono gli altri escursionisti ...
Ok, noi che abbiamo il cane non entriamo
Questo è il dialogo. Bea e Kyra si annusano tranquille senza creare cagnara. Però. Il cane ha le cucce attaccate alla porta di ingresso. Cuccia chiusa e cuccia di cuscini. Le ciotole del cibo e dell'acqua accanto alla cuccia chiusa.
Se una persona ha paura del cane non puo' entrare.
Se una persona è allergica al cane non puo' entrare.
E allora perchè il mio cane non puo' entrare?
Non solo, ma Bea era in giro libera, con croccantini dentro la ciotola. Avete presente quanti guai possono succedere? Se il tuo cane è libero lo è anche il mio. Se si azzuffano per i croccantini? Se si azzuffano perchè non vanno d'accordo?
Finita la nostra gita ripasso da li (per prendere il canale di discesa ci sono obbligata) e mi fermo a parlare un po' con la bambina che scoprop essere la figlia della rifugista. Mentre saluto la piccola sento Elisa che avverte un ragazzo che lei scende a valle per portare Bea dal veterinario, ne ha trovato uno che la vede oggi.
Mi saluta cordialmente. Mi è anche simpatica. Peccato non poter spendere da lei i miei soldi.
Incontro lei con la bambina e Bea al laghetto della diga e mi spiega che Bea ha un ascesso che, nonostante gli antibiotici, continua a crescere per cui preferisce portarla subito piuttosto che aspettare e magari essere costretti a portarla a spalla. Per la cronaca, risalire sono quasi 3 ore. Prendere una decisione del genere per un rifugista non è cosa da poco.
Gli animali li ama. Perchè non farli entrare?
Scendendo facciamo una sosta al laghetto della diga. L'acqua è davvero ghiacciata e riesco a tenere i piedi dentro solo per pochi secondi. Mentre sono seduta sull'erba mi accorgo che il sole scotta. Ma non come scotta di solito. Sento proprio la necessità di coprirmi le braccia perchè me le sta bruciando! Ovviamente non ho dietro nulla di cotone da indossare ma questa sensazione mi ha lasciato un grande amaro in bocca: siamo al 25 di giugno. Io non ho eredi ma voi che i figli li avete … pensateci!
Scendiamo piano, senza alcuna fretta. Fa un po' meno caldo ora ma si suda lo stesso anche in discesa. A Pescegallo mi concedo un gelato:
- Ha la coppa del nonno?
- E' di un altra marca ma è una coppa al caffè.
Non è la coppa del nonno, di quella che n'è una sola! Mi accontento, ho bisogno di qualcosa di freddo intanto che mi asciugo per andare in macchina.
Mentre scendiamo pensando che devo guardare dove diavolo è quel semaforo, incontriamo un altra transumanza, questa volta a piedi e in senso contrario a me. Kyra da fuori di matti, riesco a prendere il guinzaglio per evitare che mi spacchi il vetro (e prima o poi me lo rompe … chissà se l'assicurazione me lo paga?).
Arrivati a Rasura gli operai hanno finito di lavorare e il semaforo non è acceso ma ho visto dove l'anno posizionato: se non hanno messo cartelli prima difficile vederlo visto che sei occupato a capire cosa c'è scritto sul cartello della sbarra!
In macchina si sta bene, aria condizionata neanche tanto a manetta, sono che arrivo a casa, sette e mezza passate, che ci sono 29° … io sto male!
heliSLaLenta & Kyra
I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 1.458
Quota arrivo massima: m 2.351
Dislivello: m 930
Tempo totale: 7 h 24 m compresa di tutto
Km percorsi: 10,1 circa
Percorso canabile: Si, attenziona solo al canalino finale adatto a cani esperti e umani che non soffrono di vertigini
Acqua sul percorso: Si, torrenti e laghetti