lunedì 28 luglio 2008

Corno Bussola –3.023 m – 27 Luglio 2008

La notte porta consiglio. E io mi sveglio accaldata: il ventilatore si è spento. Poco male, lo riaccendo. Non parte, accendo la luce: ecco, è andata via la corrente dal palazzo! Meno male che mi sono svegliata cosi monto l’orologio e non rischio di addormentarmi se non torna la corrente.
Le previsioni dicono che in Vallèe la nuvolosità si dirada al mattino e poi bello, per cui mi permetto un’ora di sonno in più rispetto a domenica scorsa.
Sono lenta, anche a preparare lo zaino ieri sera qualcosa non funzionava.
Parto.
L’autostrada non è chiusa e …. CA@@O!!!!! Ho lasciato a casa la macchina fotografica :(
Sto per tornare indietro ma faccio rapidamente 2 conti e vedo che ritardo troppo. Vado senza e cerco di convincermi che può essere una nuova esperienza. Di sicuro ne trarrà beneficio il mio allenamento. Altra considerazione è che mi sono disamorata di questa macchina e ho già la testa nella nuova Canon che prima o poi arriverà.
Viaggio tutto liscio, nessun intoppo. Parto in perfetto orario preventivato, e cioè alle 10.00 … precisione sfizzera!
Sapevo che avrei incontrato parecchia gente, almeno fino al Rifugio Arp, ed in effetti è cosi. Il tempo è bellissimo, la giornata non troppo calda ma quella nuvola scura lassù in direzione del Rosa … ma Nimbus dice che viene bello ed io continuo a salire.
Riesco a tagliare fuori il rifugio e la ressa e mi inoltro nella valle passando un laghetto dopo l’altro. Ora non c’è più il sole e l’aria è davvero fredda. Devo vestirmi, la maglietta “fresca” non va bene e le braccia … brrr! Metto le maniche lunghe.
Non concordo molto con la relazione che ho, ma incontro un signore gentilissimo a cui chiedo lumi. La cima l’ho già individuata e lui me lo conferma. Ora non posso più sbagliare, il sentiero è il 3C.
Pochissima gente sale, vedo qualcuno già in cresta. Io vado benone, il passo veloce (ho già accorciato i tempi della relazione) beh, veloce per i miei std, ma non sono affaticata e non ho fatto sosta; le barrette le ho mangiate solo rallentando un attimo il passo.
Penso a quali saranno le difficoltà per cui questa cima è dichiarata EE, c’è un pezzo attrezzato ed un paio di tratti esposti. Continuo con un occhio al sentiero e uno al tempo che, in barba a Nimbus, non migliora … anzi!
Dopo il colle il tratto attrezzato: come salire le scale di casa. Poi il fango. Ecco, la difficoltà maggiore secondo me sta proprio nel fango. In salita cerchi di evitarlo, in discesa ci sarò da ridere, soprattutto se pioverà!
Eccomi in cima. Tempo da record :)
E qui una piccola nota polemica: perché quando si arriva in cima ci si accampa sotto la croce o addosso alla madonna? Con tutto lo spazio che c’era! Con il risultato che le eventuali (sigh!) foto risultino “sporcate” dai panni stesi, sacchetti di plastica e zaini buttati li … mah …
Mi cerco un posticino tutto per me, vicino a quella che immagino sia la vera cima (ometto e sembra proprio più alta).
Mi godo la salita, il panorama è bello solo sotto, non si vede neppure una cimetta del Rosa ma non fa nulla, le conosco ormai bene e non sarebbe stata la prima volta che mi affacciavo ad un panorama del genere.
Sto poco in cima, per un motivo o per l’altro non mi fermo mai molto. Vado a vedere la cresta che dovrebbe portare al Colle Palasina … Che cresta! La cosa strana è che non vedo più ometti.
Cmq decido di scendere dalla stessa via di salita. Mi preparo psicologicamente al fango e via. Poco dopo incontro il bivio, quello per la cresta. Ecco perché da lassù non mi sembrava fattibile, semplicemente non era da su ma il sentiero lo si prende da qui. Ci penso. Il tempo è sempre brutto, ogni tanto ci avvolge una nebbiolina … no, preferisco andare da dove sono venuta. I 3 che hanno occupato la cima con la croce invece lo prendono e cosi vedo il percorso, li seguo mentre scendo. La prossima volta, con la macchina fotografica, lo farò in salita.
Non faccio in tempo ad arrivare al secondo lago che inizia a gocciolare. Uffi, volevo passare la giornata completa qui e invece mi sa che ritornerò a Milano prima di cena.
Faccio un salto al rifugio, giusto per andare in bagno e prendere il lettore MP3 e poi vado giù con calma dalla strada. Piove per tutto il tempo, l’acqua entra dal mio guscetto e lo rispedirò di nuovo al fornitore :(
Arrivo alla macchina in breve, alla fine la mia escursione è durata un totale di 6 ore e ½ per un dislivello di 1.200 m.
Rientro a Milano tranquillo, solo una ressa pazzesca in autogrill, sia all’andata che, e questo mi ha stupito, al ritorno.
E domenica prossima? Dove andare a fare circa 1.300 – 1.400 m?

martedì 22 luglio 2008

Monte Barbeston –2.482 m – 20 Luglio 2008

Devo alzarmi presto. La gita è lunga ed il meteo buono solo al mattino.
Sono stanca, il lavoro, con i saldi, non mi risparmia e penso con ansia al viaggio in macchina. Mi verrà sonno, cosi come lunedì scorso; solo che lunedì mi sono fermata a dormire in autogrill (tanto pioveva) per poi godermi una splendida giornata di sole lassu’ tra i monti, sempre del parco del Monte Avic. Questa volta non posso farlo e allora: termos di caffè e a nanna presto.
Autostrada. O almeno cosi credevo. Chiusa. Fino ad Agrate ….. Non posso ripetere tutto quello che mi è passato per la mente, ma mi armo di pazienza e cerco di fare attenzione ai cartelli che mi riporteranno sull’autostrada. E’ ora che la pianti di dire che mi perdo dappertutto visto che anche questa volta non ho avuto problemi, nonostante a volte la segnaletica non fosse ottimale, a orientarmi e a trovare la strada giusta. Ma ho perso un po’ di tempo e l’autostrada è chiusa anche in direzione Milano …. Chissà al rientro stasera!!!
Arrivo al parcheggio alle 8:30 …… e non c’è posto! E’ la prima volta che vengo di domenica d’estate e non mi aspettavo questo affollamento. Quando sono scesa poi mi sono resa conto che l’affollamento del mattino era niente rispetto a quello che avrei trovato al pomeriggio!
Ma andiamo con ordine.
Vedo un gruppo piuttosto sostenuto salire, mentre io ancora medito su dove lasciare la macchina.
Penso: andranno al Barbustel. Il mio monte non credo lo salga molta gente ed è questo il motivo della mia scelta. Ho bisogno di stare da sola, di fare la mia salita in solitudine immersa in questo ambiente meraviglioso del parco.
Finalmente decido che la macchina è meglio lasciarla giu’ davanti al centro visitatori, mi preparo e parto.
All’inizio del sentiero c’è un ragazzo che mi porge un depliant del parco. E cosi mi distraggo e credo di aver perso il bivio. Torno indietro per scoprire che no, non ho perso il bivio, era piu’ in la.
E alla fine inizio la mia salita alle 9.
Giornata bellissima anche se un po’ calda. Cammino bene, mi sento bene e mi importa poco della pioggia che posso eventualmente prendere al pomeriggio.
Piccolo dubbio al bivio ma la relazione parla chiaro: proseguire a destra. E a destra vado.
Sono sempre nel bosco, ma oltre al canto degli uccellini sento vociare. Urca ….. Davanti a me c’è il gruppetto che ho visto all’inizio! Vanno proprio lenti se li ho ripresi, ma il problema è un altro: sono talmente sfasata che non ho voglia di interagire con loro. Mi fermo e medito: l’alternativa è tornare indietro e mi sembra molto stupido e quindi mi incammino. Il gruppo è gentilissimo e si ferma in toto per farmi passare. Dicono che corro …. hi hi hi ……
Arrivo all’alpeggio e li faccio sosta. Sono a piu’ di metà strada ed inizio a vedere che i miei tempi sono finalmente decenti. Non c’è acqua alla fontana ma io sono ben fornita. Mangio una barretta e poi mi avvio verso il colle.
Vedo la cima e quando alzo la testa la vedo ora vicina, la rialzo e sembra ora lontanissima!
Il gruppo mi segue sempre ma a debita distanza. Inizio la cresta, un po’ ventosa ma mi asciuga il sudore.
Sono in cima in un battibaleno, con un bel gregge di caprette che mi sta aspettando.
Foto di rito alla madonna, autoscatto e poi libero la cima per il gruppone che intanto ha attaccato la cresta.
Tenere a bada le caprette non è facile, devo tenere a portata di mano un bastone ed è sufficiente farlo vedere perché si allontanino …. per tornare dopo pochi secondi a curiosare.
Il sole intanto è sparito dietro alle nuvole, giu’ è brutto già da un po’, è ora di rientrare e fare le foto che non ho fatto in salita.
E qui l’amara sorpresa: le caprette mi hanno adottato come il loro pastore :(
E mi tallonano, nel vero senso della parola. Le ho a pochi cm da me.
Mi fermo.
Si fermano.
Riparto.
Ripartono.
Mi guardano. Aspettano un mio gesto per far qualcosa. Quando mi fermo di piu’, per fotografare, loro iniziano a mangiucchiare l’erbetta; ma non appena riparto, loro dietro.
Arrivo al colle piuttosto seccata: e io che volevo starmene sola soletta!
Aspetto che il gruppo scenda, cosi magari le caprette seguono loro.
Macchè …. Aspettano me ….. mi accompagnano fino alla baita poi, per fortuna, li si fermano mentre io continuo finalmente sola la mia discesa.
Ho fatto foto, litigato con le caprette ma la discesa è lenta lo stesso. In salita non ho problemi con il ginocchio, in discesa invece ho un po’ paura e cosi vado piano piano. Speriamo di migliorare un po’ …
Dell’invasione delle macchine al parcheggio ho già parlato. Rientro a casa con calma, qualche piccola coda per i lavori in corso mentre l’autostrada non l’hanno chiusa ad Agrate, per fortuna!

domenica 22 giugno 2008

Sasso Gordona – 1.410 m – 22 Giugno 2008

Si sa che quando mi metto in testa una meta prima o poi la porto a casa. E’ il terzo tentativo, contando anche quello in cui ho accompagnato Andrea ben consapevole che non sarei salita a causa del ginocchio.
Fa caldo, ma è il primo we di bel tempo dopo innumerevoli di acqua. Non mi posso permettere mete che siano piu’ di 500 m di dislivello, per cui accetto il rischio di schiattare dal caldo.
Parto da sola. Ci sono 3 strade per arrivare all’Alpe di Cerano ed io prendo quella che non ho ancora percorso. Ovviamente canno il bivio per cui mi ritrovo di nuovo ad Argegno. E si che ero tutta attenta per non sbagliare … chissà dove era …
Cmq, riprendo la strada che ho fatto la scorsa domenica con Stefano e in breve sono all’Alpe.
C’è già qualche merendero che ha piantato la tenda. Qualche macchina e un cielo umido e afoso mi aspettano.
Caffè, scarponi e parto.
Il sentiero ormai lo conosco a menadito ma neppure stavolta fotograferò; al limite al ritorno.
Fa caldo ma non tantissimo e arrivo al rifugio perfettamente in linea con i tempi del cartello.
Non mi fermo e proseguo per la cima.
Quello che mi ha spiegato Andrea mi ha aiutato a non sbagliare sentiero all’inizio. Arrivo alle catene e alle trincee. Qui qualche foto la faccio perché non sono sicura di rientrare da questa parte.
C’è poca gente che sale la cima e questo mi va benissimo. C’è qualche passo un po’ lungo ma lo faccio con la gamba sana e, dove mi occorre, mi aiuto con la catena per salvaguardare il ginocchio.
In cima un po’ una delusione. Erba. Moscerini. Sassi pochi. Rondini a mille che sono la sorpresa piu’ bella.
Inutile, qui in cima non ci si puo’ fermare anche perché è pieno di ortiche.
Chiacchiero con 2 ragazzi (oddio …. avranno la mia età …. ) che hanno una splendida bastardina.
Ho visto il sentiero che scende dall’altra parte ma inizia già con le catene ed io non voglio sforzare il ginocchio. Devo fare le cose con calma. Scendo da dove sono venuta.
C’è un punto del sentiero in cui compare un bivio. Li mi fermo per riposare, mangiare qualcosa e fare un po’ di foto. Ovviamente chi sale non prende l’altro ma prende quello in cui sono seduta io :) E’ pazzesco ma è cosi che funziona.
Scendendo vedo quel sentiero dietro al rifugio che porta in Svizzera e decido di fare 4 passi di li. E’ in piano per cui va benone. Mi permetto qualche foto ai fiori (le orchidee sono bellissime!) e poi torno sui miei passi.
Alla macchina non riconosco piu’ il parcheggio. Non oso pensare cosa sarà qui d’estate. Già io non sopportavo le urla dei papa’ che giocano con i figli, come faranno loro? Mah …
Rientro a Milano tranquillo. Benza in Svizzera cosi il viaggio mi costa un po’ di meno.
A casa inizio a pensare alla settimana prossima, inizio a preparare le cose del campeggio …
Il ginocchio: un piccolo dolorino. Per adesso ghiaccio e vediamo domani ...

lunedì 9 giugno 2008

Monte Due Mani – 1.657 m – 8 Giugno 2008

Lo so, lo so, non sono esattamente 4 settimane ma mancano solo 2 gg.
E poi la domenica non sembra poi cosi brutto il meteo.
E poi non ce la faccio piu’.
Mi cerco una meta facile, poco dislivello, un sentiero che conosco. La scelta del Monte Due Mani è quasi obbligata. Ci sono salita un paio di volte: la prima con Andrea, doveva essere una gitarella tranquillissima invece ci siamo incasinati sul traverso e alla fine siamo saliti con i ramponi.
L’altra … c’era Chicco ... e un po’ di magone mi viene ancora …
Andrea mi telefona sabato sera: vengo anch’io?
Come no :)
Oltretutto mi offre il supporto della sua macchina cosi da non essere preoccupata per un eventuale rientro ginocchio-dolorante. Solita tiritera sull’orario ma alla fine decidiamo.
La scelta del bar per bere il caffè ci porta in tanti posti … o chiusi, o con parcheggio pieno o esistenti soltanto nella nostra memoria.
Ok, ho dietro sia torta che caffè e ci arrangiamo da soli al parcheggio.
Una botta di fortuna: rimane giusto giusto un posticino :)
Mangiamo la torta, beviamo il caffè, Andrea si rimette i calzoni lunghi mentre io mi scarpono.
E mi accorgo che c’è qualcosa di strano nell’aria. Non capisco. E’ un fastidio ma non capisco … O cribbio … PIOVE!!! Siamo sotto gli alberi per cui le gocce non ci raggiungono ma fanno una bella musichetta battendo sulle foglie.
Andrea è proprio cambiato perché, constato la cosa, ci sorridiamo e partiamo. Una volta non sarebbe neppure partito di casa con un tempo cosi incerto.
Ricordo che, nonostante le due volte precedenti fossero in inverno, ho avuto la sensazione che ci fosse una buona fioritura, e cosi è.
Non fotografo, per scelta. La meta è vedere come arrivo in cima, come ci arriva il mio ginocchio. Andrea qualche foto la fa ma cerca di starmi sempre vicino.
Al colletto ci fermiamo un momento. E li mi sfogo. Andrea si becca l’ennesimo mio sfogo e ascolta con interesse e pazienza quello che gli racconto. Mi conforta e mi dice cosa ne pensa.
Le cose che gli racconto hanno, tra l’altro, le ferie come soggetto e da qui, a fare i programmi, il passo è breve.
Io non amo programmare, ma visto il momento che sto passando (e quando mai un periodo mi è favorevole????) mi fa bene pensare che, almeno sulla carta, le possibilità ci sono. E cosi si decide di iniziare a prenotare un paio di rifugetti, a mettere giu’ date che, volere o volare, quest’anno devono essere programmate con anticipo.
Intanto abbiamo ripreso la salita. I fiori sono bellissimi e penso con dispiacere che forse al ritorno non avro’ la possibilità di fotografarli, ma mi impegno e continuo a salire. Il ginocchio si sta comportando benissimo e se riesco a salire chiacchierando vuol dire che l’allenamento non è perso del tutto, anche se sto salendo lentamente.
Arriviamo in cima che pioviggina. Proseguiamo per la facile cresta e ci affacciamo al bivacco: pieno. Fa niente, abbiamo tempo. Aspettiamo che si liberi una panchetta.
Pian piano escono e noi iniziamo il nostro pasto. Ogni tanto il sole fa capolino. Ci vorremmo fermare qui in cima un po’, tanto per goderci il panorama e usciamo macchina fotografica in mano. Pochi fiori in cima ma voltandoci … Che nero! E un tuono ci saluta. Scendono tutti di corsa, noi invece tiriamo fuori la cartina e ci mettiamo a guardarla.
Alla fine pero’ è ora di scendere, io saro’ lenta e lo sappiamo.
Appena incontriamo il bosco inizia a piovere. Guscetto e copri zaino e continuiamo a scendere. Ci fermiamo lo stesso alla selletta, sotto i faggi (piove, non è temporale) dove non passa una goccia.
Riprendiamo la discesa, vedo tutti quei fiori e il cuore mi si stringe. Dopo poco pero’ esce il sole, e allora via la roba impermeabile e fotografo gli ultimi fiori che trovo sul sentiero.
Gita corta, sempre molto bella. Sono contenta del mio ginocchio, si è comportato abbastanza bene anche in discesa. E allora … Alla prossima!!!

mercoledì 14 maggio 2008

FATTO !!!

Si si, proprio il menisco! O meglio, ieri mi hanno operato. Anestesia biqualcosa anche se, essendo troppo agitata mi hanno dovuto "sedare" per cui mi sono persa tutta l'operazione :(
Il bello di quella anestesia è stato pero' che è durata fino a notte fonda; il brutto che mi hanno dimesso alle 18:30.
Sono qui a casa, con la gamba dolorante, il ghiaccio sul ginocchio e le braccia doloranti per le stampelle. Ma lo sapete che è faticosissimo camminare con le stampelle? Non parliamo poi dei gradini .....
Vabbeh, basta lamentele. Ancora qualche giorno e poi il percorso dovrebbe essere tutto in salita.
A prestissimo!
Silvia

lunedì 28 aprile 2008

Val Formazza, Rifugio MariaLuisa – 2.157 m – 26 Aprile 2008

La giornata è splendida ed io ho tutto il tempo.
Passando per la Val Formazza vedo tutti i prati in fiore, un sacco di cartellini, tante persone che si avviano lungo i sentieri. Con la coda dell’occhio vedo sentieri corti, 40 minuti, un’ora, insomma: quelli che per oggi sono adatti a me.
Ma no, continuo imperterrita verso Riale; è troppo tempo che manco e ho una gran voglia di vedere il nuovo centro di fondo.
Me la prendo con calma, mi fermo a Premia a fare colazione e poi salgo.
Man mano che si sale cambia l’ambiente. I prati si fanno piu’ gialli, le macchie di neve aumentano fino ad arrivare ad un paesaggio ancora invernale.
Al parcheggio c’è ancora tanto posto. Non prendo lo zaino, vado prima a vedere se è il caso di portare le ciaspole.
Il centro di fondo è davvero nuovo nuovo. Doccia a 2 €, servizi molto confortevoli e un’odore di nuovo pervade tutto l’edificio.
I prezzi non li chiedo, ho visto su internet che sono piuttosto cari e non hanno un dormitorio … Sob!
Ma … incredibile a dirsi ma qui, al 26 di aprile, si scia ancora! L’aria è frizzante e la neve abbondante. Non c’è tantissima gente sulle piste, sono forse di piu’ gli scialpinisti ed i camminatori che si avviano sulla strada per il MariaLuisa.
Torno alla macchina pensando a quali scarpe mettere. Leggere o pesanti? E mi porto le ciaspole? La strada è battuta ma immagino che rientrando la neve sarà pappa e non mi sembra il caso di sollecitare il ginocchio.
Deciso: scarpe pesanti e ciaspole.
Mi scarpono, chiudo macchina e zaino e, mani in tasca, parto.
Mani in tasta?
Uffi, ho lasciato i bastoni in macchina!
Torno, prendo i bastoni e riparto.
Metto piede sulla neve senza ciaspole ma vedo che cmq un pochetto si affonda.
Mi ciaspolo e parto. Non faccio deviazioni, la prendo molto comoda. Ora tutta la strada è al sole e non c’è moltissima gente che sale (o che scende).
Tira una leggera brezza che pero’ mi fa venire un po’ freddo. Mi fermo e metto la maglia con le maniche lunghe. Durante il cambio, metto la macchina fotografica sullo zaino, se la metto per terra ho paura che si bagni.
Riprendo piano piano, fotografando un po’, pensando ai fatti miei.
Ora pero’, nonostante la brezza, mi viene caldo. Tolgo la maglia, sempre mettendo a tracolla dello zaino la macchina fotografica.
Riprendo. Il panorama è splendido, il cielo è velato ma la giornata si preannuncia super. Mi impomato in continuazione.
Si apre il panorama. Si vede tutto il lago e si intravede il Passo di Nefelgiu’ … cià che fotogr…
Ca@@o! La macchina fotografica non è appesa al mio collo.
Realizzo subito che, l’ultima volta che mi sono cambiata non devo averla rimessa a tracolla e allora, fregandomene del mio ginocchio, mi fiondo verso valle dandomi della cretina ad alta voce.
Poi mi viene un dubbio, o meglio, una speranza: che sia ancora appesa allo zaino? Tolgo uno spallaccio ma non c’è.
Ca@@o! Ma come si fa ed essere cosi stupide, sacramanento mentre scendo, tanto lo so che non la ritrovo :( :( :(
Qualcosa mi batte sulla spalla … fiuuuuuuuuuuuuuuu! E’ lei, che era rimasta a tracolla dello zaino ma dall’altra parte rispetto a dove avevo guardato.
Non avete idea del respiro di sollievo. Mi calmo, ritorno in me stessa, risalgo i (per fortuna) pochi metri che avevo sceso e faccio la mia foto.
Devo procurarmi una macchina di scorta, ormai è d’obbligo!
Continuo lentamente a salire e piu’ salgo e piu’ l’aria cala e fa meno freddo. Arrivo al rifugio? Mah … vediamo appena scollino.
Inutile farla lunga, sono ovviamente arrivata al rifugio e, dopo essermi rifocillata, sono salita pure alla diga :)
Trovo un posticino dietro al rifugio riparato per mangiare e crogiolarmi al sole. Mi fermo almeno un’oretta, poi alla diga a fare un paio di foto e lemme lemme inizio la mia discesa.
Avevo ragione, si sprofonda ed io cerco di salvare il mio ginocchio.
La cosa peggiore è la quantità di tempo che ci si impiega a fare le cose :(
Scendendo mi superano un po’ di persone, uno scialpinista mi chiede se ho visto una ragazza: sa, l’ho persa!
2 signori davanti a me, purtroppo lei è lenta come me, non fanno che battibeccare. Prendono una scorcia solo che lei ci impiega di piu’ che fare la strada normale e non la piantano di beccarsi. Lei ha le ciaspole, rigorosamente bloccate. Ma a che serve? La ascolto e penso di dirglielo. Cerco la forma migliore ma quando l’affianco è talmente antipatica che non me la sento. Affianco poi il compagno. C’è un tornante un filo ripido. Lui lo fa con attenzione e lei si preoccupa. Lo raggiungo, da una parte vorrei dire a lui la faccenda delle ciaspole, se le sblocca va molto meglio, ma non faccio in tempo ad alzare il viso che mi sento dire: si sposti!
Si sposti?
Lo guardo interrogativamente mentre lo scialpinista, che avevo ben visto, mi sorpassa senza problemi.
Si sposti?
Vabbeh, Dio li fa e poi li accoppia. Per fortuna si fermano, lei deve riprendere fiato, ed io me li tolgo di torno.
Intanto fotografo … fotografo … fotografo … Mi raggiungono 2 signori apostrofandomi: “è la duecentomillesima foto di oggi?” per sottolineare la splendida giornata. Ah si, mi sono dimenticata di dirvi che il velato è completamente scomparso ed ora abbiamo un cielo blu fantastico.
Il signore raccontava prima alla sua compagna che la chiesetta di Riale, che sembra messa lassu' apposta, in realtà era dove adesso c’è il lago. Non ho capito se è stata spostata oppure ricostruita, ma questo non lo sapevo, mi dovro’ informare.
Ora fa davvero caldo. La crema che ho continuamente messo deve essere scaduta perché sento il collo e le braccia bruciare.
La neve è pappa, il caldo da fastidio ma per fortuna sono arrivata.
Che giornata! Io che non pensavo piu’ di mettere le ciaspole questo inverno mi sono invece ritagliata una splendida gita!

mercoledì 23 aprile 2008

Val d’Intelvi – 20 Aprile 2008

La butto li ad Andrea dopo che il ginocchio mi ha fatto desistere dall’idea della cima (Sasso Gordona per la precisione): ho trovato un sentiero che parte da 900 m.
Il giorno prima mi chiama Andrea: allora, te la senti? Partiamo da 900 m.
:)
“Si si, pero’ io mi fermo al rifugio e tu sali in cima” queste sono le mie condizioni.
E devo camminare piano piano, quindi sarà una gita piu’ dedicata alle foto.
Per Andrea va tutto bene per cui concordiamo. Sabato sera sento il meteo e dicono che verrà brutto da metà mattina; messaggio di partire mezz’ora prima.
A Milano la mattina si preannuncia splendida, speriamo che anche a Como la situazione non sia negativa.
Il primo scoglio a Cernobbio: via chiusa e ci perdiamo un momento nelle deviazioni ma ritroviamo quasi subito la strada.
La carreggiata si fa piu’ stretta man mano che procediamo e alla fine concordiamo sul fatto che forse era meglio fare la strada piu’ lunga ma sicuramente piu’ comoda e la faremo al ritorno.
Arriviamo con calma, con calma mettiamo gli scarponi e chiacchierando e fotografando saliamo.
Ci mettiamo un tempo infinito ma non me la sento di forzare la gamba. Poco prima del rifugio ci troviamo di fronte ad un ostacolo: una piccola lingua di neve ma su traverso (con sotto l’erbetta quindi rischio di scivolo abbastanza alto) oppure salire, anche se di pochi metri, il ripidissimo prato. E qui ti rendi conto di come non convenga andare troppo in giro con la gamba a funzione ridotta :(
Scelgo il male minore: la neve.
Parte Andrea che fa i passetti piccoli piccoli in modo che quando passo io non mi costa nessuna fatica … che uomo!
Al rifugio ci fermiamo un po’, poi accompagno Andrea alla base della salita al Sasso.
Io intanto mi muovo li, sul sentiero a mezza costa e pianeggiante, fotografando un po’ qui e la. Sinceramente mi aspettavo un po’ piu’ di fiori, ma non mi lamento.
Andrea è velocissimo e in breve ritorna al rifugio. Mi faccio raccontare tutto, quest’autunno torno per salire la cima!
Pappa.
Cimetta dietro il rifugio e altre foto
Il rientro lo facciamo dalla strada, sempre per riguardo al mio ginocchio.
Gita tranquillissima, finita con un ottimo gelato ad Argegno.
Un grazie ancora ad Andrea che anche in questo frangente si è dimostrato un grande amico! In quanti sarebbero stati disposti a rinunciare ad una passeggiata finalmente seria dopo mesi di inattività?