mercoledì 18 luglio 2012

Avventura al Pizzo di Prata m 2.727 – 18 Luglio 2012

Mi è stata richiesta questa gita e siccome è vero, in rete non ci sono relazioni, la pubblico qui.

Regione...............................................: Mondo » Italia » Lombardia
Data della gita.....................................: 18 luglio 2012
Difficoltà escursionismo.....................: T6 - Itinerario alpino difficile
Difficoltà alta montagna.....................: F
Difficoltà arrampicata.........................: III (Scala UIAA)
Waypoints:
Tempo..................................................: 13:45
Salita....................................................: 2300 m
Discesa.................................................: 2300 m
Accesso alla località di partenza.........: Prata Camportaccio per prendere il permesso al costo di 8 € (bar Nandino - via Roma) poi salire fino a Pratella
Possibilità di alloggio..........................: NESSUNO
Numero delle carte geografiche..........: Tanto non è segnato ...

Vista da heliS

“Se non vi siete già persi, incengiati e non siete stati divorati dalle capre carnivore … “ cosi recita una delle pochissime relazioni che si trovano in internet.
E aggiungo del mio:
Se non siete motivati … MOLTO motivati a salire al Pizzo di Prata NON andateci
Se non siete allenati … MOLTO allenati … NON andateci
Se non avete orientamento … MOLTO orientamento … NON andateci
Se non conoscete bene l’ambiente montano … MOLTO bene … NON andateci

Prologo
Bene, dopo queste osservazioni siamo pronti a raccontare la nostra avventura.
Giuliano sono anni che vuole salire questa cima. La prima volta che ha tentato aveva lasciato a casa gli scarponi. Ha iniziato a salire ed è arrivato circa a metà percorso dove ha visto il Portone (canale che porta sul versante della cresta) ed era ancora innevato. Saggiamente ha preferito tornare ma non aveva capito come fare per scendere il versante e risalire il canale che conduce al Portone.
La seconda volta è stata solo esplorativa, c’ero anch’io e siamo andati alla Croce di Matra.
Oggi è la volta buona, sono abbastanza allenata e motivata ad accompagnarlo. Lui determinatissimo ad arrivare in cima.

La salita
Partiamo purtroppo tardi, il bar dove prendere la chiave che apre la sbarra apre solo alle 7 (8 € … secondo me un po’ caruccio!)
Arriviamo a Pratella, calziamo gli scarponi e contenti ci avviamo. Sono le 7 e 30 del mattino.
Il primo inghippo lo sappiamo, è poco dopo la partenza. Occorre prendere una deviazione sulla destra (ovviamente non segnata … su questo percorso non c’è NULLA di segnato) e Giuliano si è sbagliato entrambe le volte precedenti.
Miracolosamente questa volta prendiamo il bivio giusto.
La traccia c’è, nascosta dai rododendri e dai ginepri … i danni alle gambe si sentono subito : ) ma lo sapevamo. Spingendo cercando di vincere la forza rododendra e schivando il più possibile il ginepro arriviamo alle Croci di Matra. Fin qui c’ero stata pure io. Piccola sosta e poi riprendiamo.
Ci perdiamo più di una volta, o meglio, perdiamo la flebile traccia (ripeto, NON segnata da niente e da nessuno) ma il fiuto di Giuliano ci riporta sempre sulla retta via, anche quando prendiamo per cresta e, con facili roccette, la superiamo.
Oggi lo sappiamo che qui le difficoltà le possiamo incontrare, anche superiori alle aspettative e so che la mia guida ha uno spezzone di corda nello zaino … e poi lui è bravo … e io determinata : )
Arriviamo al punto nevralgico e troviamo, udite udite, l’ometto che segnala il primo canale da scendere: sono 150 m che si perdono e che occorre riprendere. Ancora non vediamo il Portone.
Scendiamo, risaliamo, a volte perdendo il sentiero, poi lo ritroviamo.
Incrociamo un gregge di pecore che si avvicinano curiose … troppo … troppo curiose e troppo vicine … i sentieri qui sono molto esposti e cadere, anche se non è fatale ti procura cmq delle belle escoriazioni.
Qui perdiamo il sentiero per l’ennesima volta. Gira di qui, gira di la, troviamo il passaggio per il canale successivo che ci farà perdere ancora qualche decina di metri. Le pecore non ci seguono : )
Quando vedo il portone mi prende un pochino di scoramento: è ripido … è lontano … è infido … ma sono qui per salire e vado avanti. Giuliano mi dice che fa impressione, ma è facile. Gli credo ovviamente, e rassicurata proseguo.
Ora faccio i conti e mi rendo conto che il canale supera ben 200 m di dislivello … poi ce ne rimangono “solo” 500 per la cima.
Al canale ci arriviamo più con sentimento che seguendo il sentiero. La salita nel canale non è banale, prima della catena ci sono un paio di passaggi di III che mi fanno riflettere sulla discesa.
Ovvio, fossi stata sola non avrei neanche tentato questa cima.
Ovvio, fossi stata sola sarei rientrata ben prima, a maggior ragione non avrei proseguito qui a meno di avere uno spezzone di corda con cui assicurarmi per la discesa.
Ora inizio ad accusare la stanchezza e spero vivamente che fuori dal canale ci sia un comodo sentiero che mi porti in cima.
Illusa ….
Sbuchiamo fuori e riesco a strappare una piccola sosta al mio socio. Mi guardo intorno: che meraviglia … qui sembra davvero di essere in paradiso. L’inferno è quel prato da salire per arrivare in cresta.
Sono cotta ma determinata, mi alzo e inizio a salire. Ripido … talmente ripido che servono le mani. Procedo spesso a 4 zampe (pensando alla discesa … ) aggrappandomi all’erba. Ad un certo punto mi rendo conto che sono alla frutta e cosi ne parlo con Giuliano: se vuoi andare avanti tu … macché! Sei arrivata qui e ce la farai benissimo ad arrivare in cima. :)
Finalmente siamo in cresta: la parte più divertente di tutta la salita è questa :)
Ora mi riprendo anche moralmente, guardiamo spesso giù sulla parete nord che ha visto tanti morti nei tempi d’oro dell’alpinismo eroico. Vediamo la croce … sorrido … sono felicissima che Giuliano abbia raggiunto la sua meta!
Arrivo anch’io, stanca ma felice. Ci guardiamo intorno senza parlare … che panorama … che bellezza … e che soddisfazione! 5 ore per la cima … sono molto soddisfatta!
Ho ben presente che la nostra avventura non è finita (anche se mai mi sarei immaginata quello che poi succederà) ma per adesso mi godo la cima.
Un pensiero mi viene in mente: facile fare 2000 m di dislivello sui sentieri belli e segnati, su percorsi conosciuti o cmq segnati sulle carte … per un percorso del genere non ero poi cosi allenatissima!

La discesa e l’avventura
Giuliano segue un percorso più agevole per la discesa, ma le ore di cammino si fanno sentire; ho le gambe già doloranti (quanti anni che non provavo più questa sensazione?), il percorso fatto non è lungo in fatto di km ma l’avere fatto quasi 2000 m di dislivello fa capire che non ha mai mollato per 5 ore, salite ripide, discese ripide che per 5 ore hanno stremato i miei muscoletti.
Arriviamo al canale, con molta calma scendiamo, Giuliano mi aiuta nei 2 passaggi ostici. Siamo tranquilli tantè che chiacchieriamo anche sul perché ci sono cosi tanti scheletri di capre qui dentro … sembra che ci sia il cimitero, ma in un canalone cosi ripido vengono a morire? No, più facile che siano le piene delle piogge a portare qui le carcasse o che un fulmine le abbia prese in gruppo.
Nel canale troviamo un rivolo d’acqua e Giuliano tenta di riempire la borraccia. Mi ingegno per aiutarlo ma con tutti i pregi che ha il mio socio quello della pazienza in questi casi gli manca: prende circa ¼ di litro e poi via. E qui il mio errore: avrei dovuto insistere, ma ne avevamo ancora circa un litro.
Fuori dal canale inizia tutto …
Abbiamo perso il sentiero un sacco di volte fino a trovarci davvero infognati tra rododendri e ginepri, alberi ed erba … rocce di sopra, pendii ripidissimi sotto.
E intanto il tempo passa …
Finalmente decidiamo di guardare Gipsy: all’ombra non si vede una mazza (e se ci fosse la nebbia?)
Cerchiamo un posto al sole. Il sentiero è su. Allora saliamo. Ma torniamo o andiamo avanti? Torniamo …
E intanto il tempo passa …
In mezzo a questo terreno sono una frana, stanca come sono faccio davvero fatica. Il mio zaino non pesa niente oggi ma Giuliano decide di portarmelo altrimenti non ci muoviamo più.
E intanto il tempo passa …
Sali, scendi, spostati, controlla … perdiamo davvero un sacco di tempo, aggrappati all’erba e ai rododendri per salire/scendere. Finalmente riusciamo a capirci qualcosa e decidiamo di prendere un canale che ci sembra fattibile e che dovrebbe intercettare il sentiero.
E intanto il tempo passa …
Controllando Gipsy vedo l’ora e inizio a preoccuparmi sul serio. Le mie considerazioni sono state semplici: se non ne veniamo fuori in fretta farà buio, se farà buio dobbiamo bivaccare qui perché se avvisiamo i soccorsi tardi non ci vengono in aiuto con il buio. Faccio la conta di quello che ho nello zaino: una maglietta maniche corte, una manica lunga, spolverino, calze di ricambio, guanti e cappello. Ah … l’accendino … il freddo non lo patiamo. Ma cavolo: non abbiamo acqua!
Presa dalla preoccupazione guardo il mio socio: chiamiamo i soccorsi per avvisare? Giuliano mi fulmina con lo sguardo: abbiamo il GPS e chiamiamo i soccorsi? Non farmi ridere … Mi giro e riprendo a camminare …
Salgo, Giuliano mi sta dietro. Io arrampico sull’erba, sulle rocce, sui rododendri e questa volta anche con i ginepri perché è imperativo salire … salire … salire …
Il canale è lungo, ogni tanto controllo Gipsy e vedo la traccia avvicinarsi.
Quando ci metto il piede sopra tiro un respiro di sollievo.
E intanto il tempo passa …
Metto il mio socio a conoscenza che stavo per avere una crisi di tensione ma che ora è tutto a posto.
A posto …
Saliamo, passo, arriviamo al traverso con le pecore. Traverso … lungo … più lungo di quello che pensavamo.
E intanto il tempo passa …
Arriviamo in un punto con un ometto (ce ne sono 3 in tutto il percorso!) dopo esserci persi ancora un po’ di volte. Giuliano tira dritto, il tormentone ora è il canale: dobbiamo scendere 150 m per poi risalirli.
Alla fine il sentiero si perde … di nuovo … ravaniamo un po’ poi controlliamo il GPS: siamo sul sentiero sbagliato. Torniamo … Giuliano non è convinto, ma la traccia dice cosi e torniamo all’ometto.
Vediamo li verso ovest una traccia che scende. E’ lei, sentenzia il mio socio … 150 m da scendere e poi da risalire.
Pochi metri e poi si perde.
Dov’è la traccia?
Sotto di noi.
Apro una piccola parentesi: ero stracotta ma sul sentiero sarei andata anche a Milano, la tensione che invece iniziavo a provare mi ha minato le gambe e facevo una fatica che non immaginate a vincere i soliti rododendri, ginepri, alberi … La seconda considerazione è che non conosco affatto il mio GPS, e in questi casi è imperativo sapere cosa ti può dare e saperlo sfruttare al massimo.
Detto ciò, la mia testa stava per bloccarsi. Non so per quanto siamo scesi su un pendio che è stato il peggiore di tutti; riguardo Gipsy e vedo che siamo sempre alla stessa distanza … a questo punto io ho un crollo. Giuliano purtroppo in questi casi non la pensa come me e invece di confortarmi mi incita ad andare avanti, peggiorando cosi la mia situazione.
Finalmente si apre uno squarcio nel bosco: Giuliano capisce dove siamo, non gli torna ma capisce che stiamo andando nella direzione sbagliata.
Quando mi dice che dobbiamo risalire all’ometto lo devo aver guardato con uno sguardo tanto angosciato che si è messo ancora ad incitarmi. Non è stata la risalita a preoccuparmi, ma la consapevolezza che ci eravamo persi … con Giuliano ci siamo persi … eppure là c’è un ometto.
Non lo so se a voi è mai capitato ma vi auguro di no e che non vi capiti mai: il mio cervello si è bloccato e non riusciva più a dare nessun comando alle gambe che di conseguenza non si muovevano di un millimetro.
Lascio perdere quello che mi ha detto il mio socio e ho capito che non potevo contare su di lui per uscire da questa situazione.
Ho cercato di ragionare, non pensare all’ometto, pensa soltanto che devi raggiungere Giuliano, una piccolissima meta che però mi ha sbloccato la mente.
Giuliano mi ha poi aiutata “tirandomi” su per mano dove possibile, dove non possibile salivo carponi cosi da aiutarmi con le mani quando le gambe non ce la facevano più.
Arriviamo all’ometto (grande Giuliano che l’ha ritrovato!)
Mi siedo. Cerco il cellulare nello zaino. Non prende. Provo lo stesso: 1 1 8 … niente … nessun suono … scoramento … Giuliano è in giro per cercare di capire dove diavolo è sto canale …
Quando torna gli chiedo il suo telefono e senza chiedere più nulla compongo il numero: 1 1 8
Il suo cell ha una tacca e mi rispondono dopo pochi secondi: ho bisogno del soccorso alpino, mi sono persa.
Sul perché il mio telefono (Wind) non sia entrato in rete per le chiamate di emergenza mi fa riflettere assai e sarà una cosa che dovrò verificare.
Quando entriamo in contatto con il personale del soccorso passo il telefono a Giuliano che tanto io non sono in grado di spiegare e capire nulla. Però il cervello è tornato a funzionare e penso che se ho il GPS ho anche le coordinate. Avviso Giuliano, le passiamo al soccorso. Ora ci dicono di non muoverci e di non usare il cell, ci richiamano quando hanno capito dove siamo.
Per non farci mancare nulla arrivano milioni di zanzare. Giuliano non lo toccano nemmeno, su di me invece si abbuffano.
Allora mi metto le maniche lunghe. Ancora non ci siamo. Prendo lo spolverino e mi ci copro gambe, mani e faccia. Giuliano è sempre in giro: siamo ad un ometto … possibile che non troviamo il sentiero?
Suona il telefono: Pronto … state bene? Avete il sole davanti? Vedete quella cresta? Andate da li, in un quarto d’ora siete alle Croci di Matra … COME SAREBBE IN UN QUARTO D’ORA????
GIULIANOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!!!!!!!!!!!!!!!
Lo chiamo, arriva giusto da li … mi dice che ha capito dove andare anche se non si raccapezza.
Parla con il soccorso, si capiscono, iniziamo a scendere.
Praticamente il canale che volevamo a tutti i costi non c’è e se l’avessimo capito prima avremmo anche capito la traccia GPS e visto la cresta che ci avrebbe portato giù. Questo tanto per far capire la complessità di raccapezzarsi in quella zona … Giuliano non è tipo che si perde!
Da qui in poi è passeggiata. Il soccorso ci chiama ogni 10 minuti, vogliono sapere dove siamo, ci chiedono la posizione cosi da essere sicuri che siamo sulla traccia giusta.
Il problema è che siamo senz’acqua e sta venendo tardi ma siamo sul sentiero … finalmente sulla traccia di sentiero.
Appena spiana e il fondo migliora aumento anche il mio passo.
Iniziamo a vedere le recinzioni e le costruzioni di Pratella alta :) Perdiamo ancora una volta sentiero e al telefono ci avvisano che sono al parcheggio che ci aspettano … con qualcosa da bere :) … ma quanto gli voglio bene a sti ragazzi?

Epilogo
Chiacchieriamo con i ragazzi del soccorso, raccontiamo cosa è successo e loro ci raccontano altre esperienze con gente che si perde su per il Prata … a noi è andata ancora bene :)
Poi una mia considerazione approvata dai ragazzi del soccorso: la frontale torna nello zaino …
Altra considerazione approvata e avvallata dai ragazzi del soccorso: non metto la traccia GPS. E’ un tracciato strano, non è alpinistico ma per un semplice escursionista può essere problematico. E’ un po’ lo stesso motivo per cui non segnano il sentiero: dovrebbero fare un intervento al giorno per tirare giù la gente :) Inoltre io non voglio alcuna responsabilità sul fatto “mi hai dato tu la traccia” etc e siccome il percorso è davvero difficile e faticoso preferisco evitare.
Se qualcuno si volesse fare davvero del male mi contatti, lo passerò in privato ma declinando ogni responsabilità.
Dimenticavo ... per il prossimo we voglio un T1 !!!

Ringraziamenti al soccorso alpino di Chiavenna
Era questo che volevo dal soccorso. Lo so che Giuliano ci avrebbe portato fuori da sto casino … ma se non riuscivamo prima di notte? Io non ho nessuno a casa che si preoccupa ma lui ha una famiglia …
Siamo stati seguiti in un modo che meglio di cosi non si poteva, professionali, cortesi, rincuoranti … non possiamo altro che dire GRAZIE a questi angeli che vigilano sempre e cmq sui nostri divertimenti.


Oggi ha avuto il coraggio di camminare con me Giuliano … tornerà ancora con me sui monti?

heliSLaLenta



Vista da Nano

Bisogna fare una premessa: questo salita pur non difficile ha un dislivello considerevole, e vi sono enormi problemi di orientamento per cui consiglio di documentarsi bene prima di affrontarla.
Il pizzo di Prata era il mio tormento, già tentato una volta da me con poca fortuna mi stuzzicava ogni volta che salivo in Valtellina. Decido l'attacco, dovevamo essere in tre ma la defezione di Pinuccio lascia la Nanoband in forza minima, io e la Silvia.
Il bar per il permesso apre alle 7, e così siamo al parcheggio di Pratella alle 7,30. La prima parte della salita fino alla croce di Matra è semplice, poi seguiamo la cresta per il monte Matra fino quasi in cima. Troviamo subito la sella che porta sul lato sud, dopo poco un orrendo canale pieno di arbusti ci costringe a perdere 150 metri. Ora si va in piano in direzione Est fino ad un colatoio passato il quale si deve risalire 150 metri fino alla selletta che sta davanti al portone, si scende 50 metri per prendere il lunghissimo colatoio.
La salita del Portone non è difficile ma molto faticosa, all'uscita di questo rimangono ancora 500 metri da fare, si sale dove si vuole su versanti molto ripidi ricoperti d'erba e poi una bellissima crestina esposta ma non difficile finalmente ti porta in vetta.
Noi non abbiamo avuto nessun problema in salita arrivando in vetta in 5 ore. I problemi sono cominciati al ritorno dove abbiamo sbagliato una prima volta seguendo una traccia di animali che ci ha portato fuori rotta facendoci scendere parecchio.
consultando il G.P.S capiamo che siamo troppo bassi e risalendo un orrendo canale attacandoci agli arbusti riguadagniamo i 150 metri persi, altri 150 ci toccano per risalire il canale sceso il mattino.
Ora siamo sula traccia, seguendola non ci accorgiamo di aver passato la selletta della cresta del Matra e seguendo una traccia ci perdiamo per la seconda volta.Ritorniamo sui nostri passi e il G.P.S. dà i numeri, non ci capiamo niente, dice di scendere e noi ci infiliamo in un canale seguendo un'altra traccia che in breve diventa impraticabile. Abbiamo perso altri 100 metri, La Silvia è stremata , risaliamo penosamente il canale e ci mettiamo sulla dorsale a fare il punto della situazione. Sono le 19,abbiamo poche ore di luce e non possiamo più permetterci di sbagliare. Decidiamo di allertare il soccorso e chiamiamo il 118, non vogliamo essere soccorsi, ma solo parlare con qualcuno che ci dica in che direzione muoverci. La signorina molto gentile ci mette in collegamento con il soccorso, diamo loro le coordinate del punto dove siamo, ci ordinano di non spostarci che verremo richiamati dopo che loro studino il percorso di ritorno.
Aspettiamo circa 20 minuti durante i quali in una perlustrazione io trovo il percorso giusto, ci prepariamo a scendere ed arriva la telefonata che conferma che il percorso da seguire era quello da me trovato in precedenza.
Ora siamo sul sentiero che ci riporta alla croce di Matra ma il soccorso alpino ormai ha avviato la pocedura e teme che potremmo essere presi dall'oscurità. Abbiamo da ora in poi un angelo custode che ogni dieci minuti ci telefona per vedere se tutto va bene. In effetti và tutto bene ma la Silvia è stanchissima ed la discesa è eterna,abbiamo finito l'acqua e rimangono solo le ore di luce necessarie per arrivare a Pratella, infatti vi arriviamo alle 21,20 troviamo due gentilissimi ragazzi del soccorso che erano pronti a salire in caso di problemi.
Devo dire due parole di ringraziamento a questi nostri angeli custodi che nonstante le nostre rassicurazioni ci hanno fatto decine di telefonate per assicurarsi che tutto era sotto controllo.
Rimane la soddisfazione di aver raggiunto una cima fuori dai soliti schemi, che ti obbliga a continui cambiamenti di versanti sempre con la sensazione di essere in un posto fuori dal mondo ed una cima con un panorama unico.
Ho chiesto ai ragazzi del soccorso il perchè nella totalità del percorso non si trovi un segnale e loro mi hanno risposto che è meglio che la massa stia alla larga da questo itinerario altrimenti dovrebbero fare un soccorso al giorno


Quota partenza: 990
Quota arrivo: m 2.727
Dislivello secondo Gipsy: m 2300
Tempo totale: 13 h 45 m
Km percorsi secondo Gipsy: 16 circa

1 commento:

  1. le vostre bellissime foto ? le avete tolte?

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