martedì 2 agosto 2011

Monte Disgrazia – m 3.678 – 2 Agosto 2011


“Tu non salirai mai il Disgrazia, fattene una ragione!”
Ed è proprio questa frase ad impormi l'allenamento al dislivello. Male non mi fa, penso, anche se so che da sola è una montagna che non affronterò mai.
Io non sono un'alpinista e mai lo diventerò, conosco fin troppo bene i miei limiti. Mi piace affrontare nuove difficoltà e vincere le mie paure, ma tecnicamente non sarò mai un'alpinista.
Per me, quindi, semplice escursionista, questa è una di quelle cime di prestigio che si sognano guardandole magari dal Cassandra, altra cima che non avrei mai creduto di salire.
A luglio, invece, arriva la proposta; la persona che mi disse la prima frase di questo racconto mi manda una mail: so che ci tieni davvero tanto e allora ti ci accompagno.
Una serie di pensieri scivolano nella mia mente:
Mi prende in giro?
Mi “porta” su?
Vuole mettermi alla prova?
Mah …
Il tempo di luglio è infame e al terzo rinvio inizio a temere che questa montagna non fa proprio per me.
Nano non si scompone: quando prometto qualcosa, la mantengo! E cosi arriva il giorno buono: si va!
Dovevamo essere in 4; purtroppo MarioMario non si sente ancora bene e deve rinunciare … mi dispiace immensamente e mi mancherà davvero tanto in questa lunghissima giornata.
Pinuccio invece viene. Non pensavo che dopo la sfacchinata del Legnone volesse fare ancora altri 1.800 m di dislivello. Oltretutto lui il Disgrazia l'ha già salito ai suoi tempi.
L'orario di partenza, visto che lo si farà in giornata (lo scotto che mi tocca pagare per avere Nano come guida) è talmente improbo che quando arrivo con 5 minuti di anticipo a Lecco mi chiudo dentro in macchina.
Quando arrivano i soci, trasbordo bagagli e si parte. Incredibilmente il Ristop è aperto (ma chiude qualche ora di notte?) e ci svegliamo con un caffè.
Alle 5 prendiamo il biglietto per il parcheggio e ci avviamo sulla strada che porta a Preda Rossa. E' ancora buio e un pezzo di oltre 2 km non è asfaltato e al limite della percorribilità con un'auto “normale” ma, sballottati di qui e di la, arriviamo al parcheggio
Nonostante sia agosto ci sono pochissime macchine.
Fa freddo, perfino io mi metto la maglia con le maniche lunghe. Poco prima delle 6 siamo operativi.
Si parte per la grande avventura ...
La giornata non sembra bella ma altresì le nuvole sembrano più umidità della notte.
Io non parlo e cammino. Piano, al mattino devo carburare. I ragazzi invece sono subito veloci. Non me la prendo se mi staccano perché tanto so che mi aspettano.
Arriviamo all'altezza della Ponti. Il sentiero fin qui è stato accettabile, visto con gli occhi del ritorno, tranne il pezzo di strada iniziale. Ora ci aspetta la cresta della morena poi la morena, sassi e massi da superare; sentiero scomodo ma niente di più.
Arrivati al ghiacciaio ormai ho avuto modo di vedere la mia meta visto che la nuvolaglia si sta diradando anche se la cima giocherà a nascondino tutto il giorno.
La prima volta che l'ho vista, oggi, ho pensato: mamma mia quanto è alta! E quanto è imponente e severa!
Non ho detto nulla, ho rimesso giù la testa e avanti a camminare.
Ora è la prima vera e unica sosta che mi verrà concessa prima della vetta … purtroppo …
Nano ed io abbiamo casualmente lo stesso imbraco. “Cosi mi faccio spiegare bene come si chiude perché io ho qualche difficoltà”, penso.
Lo infilo e mi avvicino a Nano per farmi spiegare ma non sono indossati allo stesso modo … occavolo! Il mio è al contrario. Rimedio all'errore e mi riavvicino. Quello di Nano ha qualcosa che non va. No no … non va bene cosi … “Ma come diavolo si mette”
Ecco 2 tonti alle prese con l'imbraco è il titolo di questa sceneggiata. Mentre cerchiamo di capirci qualcosa sentiamo Pinuccio che brontola per i ramponi.
Andiamo bene, penso … lo guardiamo e … GULP! Hai i ramponi automatici mentre gli scarponi hanno la tacca solo dietro :( e pensare che in macchina avevo l'altro paio di ramponi!
Non mi scompongo, spiego l'arcano al nuovo amico e gli offro i miei, io ho gli scarponi con le tacche sia davanti che dietro.
Ma … si riusciranno ad accorciare al mio piedino di fata?
Interviene il mago Nano che offre i suoi: tra loro hanno un solo “buco” di differenza.
Sistemati i ramponi finiamo di sistemare gli imbrachi: io che spiego a Nano come si infila e lui che spiega a me come si allaccia … certo che tra tutti e tre … hi hi hi
Partiamo su per il ghiacciaio, oggi in splendide condizioni. Pinuccio non si è legato, Nano ed io si ma non perché serva, ma perché se lo lego … almeno non scappa via con il suo passo da gazzella!
Mi sembra di andare abbastanza bene. Incrociamo 2 ragazzi con i quali scambiamo 4 chiacchiere sulla salita. Alla fine ci chiedono se eravamo alla Ponti. Al nostro diniego si stupiscono: “Voi si che avete il fisico per farlo in giornata!” E io penso si, quello del dentifricio (chissà poi perché il dentifricio?) mentre Pinuccio ribatte abbiamo il “tisico”, altro che fisico!
Riprendiamo la salita ed arriviamo al canale. Stanno scendendo una tedesca con guida e aspettiamo prima di salire. Salutiamo, chiediamo anche a loro della via e poi è il nostro turno.
La neve è dura giusta. Nano mi incita ad andare nei pezzi non pestati ma io preferisco i gradini anche se sono alti e faccio una gran fatica.
Al colle inizia il divertimento.
Peccato che …
Si, peccato che sia arrivata cosi stanca. Non posso chiedere una sosta, Nano mi rimprovererebbe. La potrei fare lo stesso ma non voglio discutere. E questo è stato il mio sbaglio maggiore. Io mi conosco, lo so che se riposo 10 minuti riprendo le forze e proseguo molto meglio.
Ma tant'è che attacchiamo la cresta.
C'è una sola parola per definirla: bellissima!
Non tantissima neve anche se Nano dice che è in ottime condizioni. Io la preferivo un filino più innevata perché su misto non mi sento tanto a mio agio.
Passando davanti allo Schenatti Pinuccio lo guarda: si potrebbe scendere di qui!
Il mio cervellino inizia a pensare: e se mi faccio calare? Cosi la cresta è più corta e saremo più veloci!
Il capo però boccia l'idea dicendomi che ci sono dei salti di roccia e bla bla bla … va bene, ha sicuramente ragione, accantono a malincuore l'idea.
Nano protesta perché sono lenta.
Lo rimprovero dicendogli che è anche colpa sua: se lui mi aspetta nei passaggi chiave, io vedo dove mette piedi e mani e non devo perdere minuti preziosi a provare e cercare il modo di salire. Sgrunt!
Stranamente capisce :) e cosi, quando il passaggio non è troppo intuitivo (per me ovviamente) mi fa vedere dove e come passare. Ora va meglio ma la stanchezza e la quota si fanno sentire.
La cresta non è cortissima ma soprattutto le difficoltà si alternano a dei pezzetti su neve, magari ripidi, che fanno riposare un attimo braccia e testa. Però si alternano fino alla cima.
Nano è un brontolamento continuo: E' TARDI!!!
Lo so, ha ragione … ma che ci posso fare? Sarà la quota, sarà la stanchezza, saranno le soste non fatte ma sono davvero sfinita e a correre proprio non ce la faccio, visto oltretutto il terreno che mi trovo ad affrontare. Mi concede un paio di minuti di sosta anche se ormai siamo davvero vicinissimi.
A sua discolpa posso dire che lui lo fa per spronarmi, per incitarmi a salire ma ormai dovrebbe sapere che ottiene l'effetto opposto. Inizio ad essere demoralizzata e Pinuccio cerca di venirmi incontro dicendo che per lui ci si può fermare anche li. Io sto per accettare, visto che sono troppo lenta per questa cima, ma Nano non ne vuole sapere: la Silvietta qui non ci torna più, o va in vetta oggi o mai più!
Gli sono grata, perché so che molto probabilmente ha ragione.
Stringo i denti e cerco di non pensare ai suoi rimproveri.
Finalmente arriva il momento in cui il mio capo cordata si ferma, si gira e mi sorride: a te l'onore della vetta …
No … non ci posso credere … ce … l'ho … fattaaaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!!
“Corro” si fa per dire, ad abbracciare il monolito di vetta (foto … fantastica foto) e poi, finalmente, mi siedo.
Le cime intorno sono coperte dalle nuvole mentre noi siamo graziati dalla nuvolaglia che per tutta la mattina ha fatto avanti e indietro dalla vetta.
Devo essere sincera: del panorama mi importa poco. Di cime ne ho già salite tante e di paesaggi da lassù ne visti altrettanti. La cosa più importante per me è la via di salita, l'organizzazione della gita, la giornata nel suo complesso. Il panorama è un di più.
Anche Pinuccio è stracotto tant'è che vuole legarsi anche lui in discesa.
Mentre Nano si assenta un attimo, noi cerchiamo di trovare la sequenza migliore in cui legarci.
Alla fine, con l'approvazione del capocordata, decidiamo questa progressione: Pinuccio, heliS e Nano che deve tenere a bada il branco.
La discesa è stata un calvario.
A parte dei momenti in cui ho accantonato tutto dalla testa per cercare di godermi la cresta, poi è stata solo una sofferenza.
Sono lenta … sono lenta … sono lenta … ma non ce la faccio a correre su questi terreni.
E IO NON SONO UN'ALPINISTA! Devo guardare e saggiare prima di mettere il piede ramponato su quella tacchetta che a mala pena, nella mia testa, terrebbe la punta dello scarpone. E sotto non c'è un praticello morbido e verde ad un paio di metri …
Purtroppo mi rendo conto che la testa è ancora lontana dalle mete che il cuore vorrebbe raggiungere.
Dovrei fare più salite di questo tipo ma se non divento brava nessuno mi “porta” e se nessuno mi “porta” non diventerò mai brava … come uscire da questo cerchio?
Finisce la cresta.
Finisce il canale, se Dio vuole. Per fortuna ho fatto la bellissima esperienza al Suretta per cui, anche se sono tesa e . sob … lenta … riesco a scendere. Attraversiamo verso la Sella di Pioda per poi scendere su pendii un filino meno ripidi dei 45° dell'uscita del canale.
Arriviamo in fondo al ghiacciaio, con una sola sosta fatta alla fine del canale, che è tardissimo.
Ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione: si telefona a casa che tardiamo … tanto.
La discesa è stata interminabile, le chiacchiere l'hanno alleviata un poco ma è stata davvero tosta.
Macchina.
Riesco a malapena a prendere i sandali, poi mi siedo e vorrei non alzarmi mai più.
Scendiamo a valle.
Bruciati dal sole e cotti dalla stanchezza entriamo in pizzeria.
Quota partenza: m 1.867
Quota arrivo: m 3.678
Dislivello secondo Gipsy: m 1.800 circa
Tempo totale, comprese le soste: 6 ore per la salita ... la discesa lasciamo perdere ... :)
Km percorsi secondo Gipsy: 16 km
Le foto sono quasi tutte di nano che ringrazio anche per il servizio fotografico
heliSLaLenta
Partecipanti:
nano - il negriero
Pinuccio - l'angelo custode
heliS - la vittima ...

4 commenti:

  1. Non è stata una grande impresa viste le critiche che mi ha fatto a posteriori il mio "negriero" :( me l'ha proprio fatta andare di traverso.
    Me ne torno semplice escursionista e lascio perdere i miei piccoli sogni alpinistici :(((
    S.

    P.S. Cmq grazie :)

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  2. Giungo a questo Blog dietro segnalazione, link, del Cipputiblog. Trovo questo Post molto garbato e spiritoso. Chi va in montagna e si inoltra nei silenzi alpini lo deve fare non prendendosi troppo sul serio. Ossia, come dico io, senza mai perdere l'autoironia. Complimenti.

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  3. Grazie! Uno splendido complimento :)
    L'autoiroina, soprattutto in montagna, fa parte del mio DNA.
    S.

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