lunedì 18 febbraio 2008

Valdeserta – m. 2.037 – 17 Febbraio 2008

Arriva Enzo in negozio: bella la gita di ieri, ma il tuo collega mi ha proprio tirato il collo! Troooooooppo veloci per me.
Asp! E io ci dovrei andare insieme, al collega, questa domenica per la Valdeserta.
Simone mi rassicura: c’è gente che non ha mai messo le ciaspole e non va in montagna.
Beh, forse cosi è esagerato ma non importa, non voglio perdermi questa giornata.
Appuntamento 6:15
Arrivo, come al solito, un paio di minuti prima.
Non c’è nessuno.
Passa l’ora ed arriva una macchina.
Poi piu’ nessuno.
Allora mi avvicino e chiedo: aspettate anche voi Simone? SI!
Verso le 6:30 arrivano gli altri …. tranne Simo ovviamente. Ovviamente perché tutti lo sanno che è un ritardatario tranne io :)
E finalmente arriva, si organizzano le macchine e si parte.
Sosta colazione all’ultimo autogrill e poi via verso la valle.
Meno male che io la strada la conosco perché se era per Simone avremmo fatto il giro dell’oca!
Al Devero ora si paga il parcheggio, 5 euro, e hanno finito il parcheggio elicoidale sotterraneo: devo dire un gran bel lavoro. Se ci avessero messo le luci ancora meglio. Ancor meglio se ci avessero fatto i bagni, ma qui non siamo mica in Svizzera!
Mentre ci cambiamo e mettiamo gli Arva arriva una macchina che passa tranquillamente sopra uno dei nostri zaini.
Ohhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!! Gli urlo. E Nicoletta (proprietaria dello zaino) con me.
Questo scende dalla macchina e sapere che dice?
"La macchina è grossa, non potevate non vederla ....."
E' proprio vero che per qualcuno la macchina è un'estensione del .... pene .... (rubo le battute agli spot di "mente Locale" Radio Popolare.
La seconda esperienza l’abbiamo con il primo rifugio che è proprio li sulla destra. Una gran bella scritta CAI con tanto di stemma.
Chiediamo di usare il bagno.
Ci guardano stupiti.
“Ma qui è privato!” ci rispondono.
Ci guardiamo esterrefatte. Nicoletta precisa che siamo del CAI e allora rispondono che è occupato.
No comment.
Andiamo al Bar che non ci nega, anche se di malavoglia, l’uso del bagno.
Le nuvole sono basse, il tempo è davvero bruttino ma confidenti che le previsioni non mentono (danno miglioramento nel pomeriggio) proviamo la funzionalità degli Arva e poi via, verso la Valdeserta.
Qui faccio un pochino da padrona di casa, controllando i ricordi sulla cartina e cosi si arriva, ormai tutti ciaspolati e qualcuno sugli sci, al lago.
Meraviglioso tutto ghiacciato!
E …. Meraviglia! In mezzo alla nebbia compare il blu del cielo.
Le cime degli alberi luccicano di brina e il cielo si fa sempre piu’ blu.
Proseguiamo sul lago fino a che, stante alla cartina, ci sembra si debba prendere a sinistra.
Ora saliamo nel bosco, il tempo sempre piu’ bello. Al sole fa davvero caldo.
Si procede piano, come si fa quando si è in tanti e qualcuno non è abituato alla camminata.
Ci rendiamo conto che qualcuno non ce la fa e allora si decide che la meta sarà l’Alpe di Vadeserta.
Un luogo davvero incantevole, sono qualche sci alpinista (pochissimi) e noi. E il vento.
Mangiamo e poi parte l’istruzione Arva.
E cosi mi sono resa conto che non è poi facilissimo trovare il compagno sotto la neve. Capisco perché si dice sempre che occorre fare spesso le prove. Non è semplice e hai a disposizione pochissimi minuti. C’è da meditare molto bene su questo fatto.
E’ ormai ora di scendere. Qualcuno corre sulla massima pendenza, qualcuno cerca di scendere senza irrigidirsi troppo ma cercando cmq la massima pendenza (io), qualcuno come puo’, data la scarsa abitudine alle ciaspole.
Sul lago ci si raggruppa.
La via del ritorno mi regala una brutta quanto amara sorpresa: il ginocchio duole. Ed ogni passo duole sempre di piu’.
Quando sono finalmente sulla piana del Devero tolgo le ciaspole cosi che il ginocchio mi faccia meno male.
Al Baretto che ci ospitò la mattina si ferma il resto del gruppo a bere qualcosa, mentre il mio equipaggio opta per un rientro immediato (motivi di levatacce al lunedì mattina …. massimo rispetto visto che cmq si va lo stesso in montagna la domenica).
Ora zoppico davvero, il dolore è molto forte.
Sono un po’ depressa: se non mi passa …. Non ci voglio neppure pensare.
Questa settimana sarà dedicata alla cura del ginocchio. Per male che vada, la prossima domenica sarà sugli sci.
Certo che mi ero abituata bene a camminare con le ciaspole, 1.000 – 1.100 m di dislivello erano un buon allenamento ……

BuuuuuuuuuuuAaaaaaaaaaaaaaa!!!!

:(

:(

:(

:(

:(

lunedì 4 febbraio 2008

Albert Heim Hutte – m. 2.456 – 3 Febbraio 2008

Partenza piu’ che presto ma le ore occorrono per andare oltralpe.
Il tempo è brutto piu’ o meno dappertutto tranne che al nord e, come si faceva un tempo, si va di la.
Meta una capanna svizzera sopra ad una pista di fondo che ho fatto qualche volta: Realp (Andermat).
Per le 8:20 abbiamo le ciaspole ai piedi ed inizia l’avventura.
Dapprima insieme chiacchierando, poi in fila indiana per tagliare i tornanti ed il “gruppo” si sfalda …. la codina (io) rimane indietro, costante della giornata.
Alcuni scialpinisti mi tallonano e mi fermo per farli passare. No no, mi dicono. Uffi, mi tocca sentire il fiato sul collo.
Oggi fa freddo e le mani, nonostante i guanti di piumino, fanno fatica a scaldarsi. Non faccio quindi molte foto anche perché non voglio far aspettare troppo Alberto e Giuseppe che mi aspettano ad ogni incrocio con la strada.
Arriviamo all’albergo Galenstok e il panorama si apre. Ci sono parecchi scialpinisti sulle nostre tracce ma ci divideremo poi in diverse direzioni.
La salita prosegue, con il sole che va e viene e le mie piccole soste per le foto. I traversi si fanno sentire, sono parecchio faticosi, ma ciaspola dopo ciaspola li superiamo tutti.
Nota dolente della salita: il solito scialpinista alquanto frustrato (era da solo e questa la dice lunga!) che cazzia Alberto perché sta nella traccia. Per il quieto vivere Alby si sposta ed io inizio a borbottare. Non ha senso! Anche perché, poi, in discesa, LORO hanno cancellato tutte le tracce di salita rendendo a noi la discesa a volte scomoda …. E allora? Dov’è tutto il problema se stiamo nelle tracce? Saggiamente Alby rientra nella traccia al primo traverso :) e del tedescotto solitario non abbiamo piu’ traccia.
L’ultimo pezzo siamo ormai soli, gli altri hanno preso strade diverse. Giuseppe mette la quarta e ci anticipa al rifugio che si vede la in fondo, proprio su quel cucuzzolo. E quanto tira la salita per quel cucuzzolo!
Me ne rendo conto appena arrivo sotto. Ora c’è vento e freddo per cui non sudo piu’ di tanto, ma la salita è alquanto faticosa anche perché sono 1.000 m su neve senza neppure una “pausa caramella” ed io sono alquanto spossata. Poco male, ragiono mentre arranco verso il rifugio, è tutto allenamento!
Arriviamo. Entriamo. Indovinate un po’ che ciabatte hanno?
Mi vengono in mente quelle dei rifugi italiani (quando ci sono, perché non sempre ci sono!) e qui che ti trovo? Le Crocs! Oltretutto anche della mia misura ! In Italia sarebbero durate pochissimo, ma qui siamo in Svizzera! E si vede anche dal rifugio. Accolti calorosamente, senza farci pagare nulla per aver consumato il nostro pranzo protetti dal vento e al caldo. Meditate, gente …. Meditate!
Arrivano altri 4 amici di Alberto. Si ride, si scherza, si mangia ….. :) E da oggi ho un nuovo nome: Elisa!
Unico neo: la puzza di cibo nel rifugio che si impregna sui vestiti :(
Finito di gozzovigliare ci prepariamo e andiamo sulla cimetta. Vento. Foto di rito e poi giu’ dall’altra parte. Facciamo un pezzo insieme agli amici che ci hanno raggiunto e poi loro scendono verso un altro rifugio (sorry ma non ricordo il nome) dove noleggeranno gli slittini per volare giu’.
Mi offrono un passaggio e non mi spiacerebbe provare l’ebbrezza ma no grazie, sarà per un’altra volta :)
Noi proseguiamo per la nostra strada solo che invece del traverso scegliamo di scendere per pendii …. purtroppo alcuni dei quali un po’ troppo ripidi per me. Poco male, ripenso per la seconda volta, abituero’ un po’ la testa. Pero’ sono ancora qui a rimproverarmi di non aver messo i ramponi, con quelli sarei scesa molto piu’ velocemente.
Sono stanca. Facciamo il conto del dislivello totale e sono 1.100 m.
Non male.
Neppure i tempi sono stati malaccio.
Altra gita consigliatissima.
Incontro con persone davvero simpatiche, una dei quali mio coscritto e che ha frequentato la mia stessa scuola superiore! Com’è piccolo il mondo!

lunedì 28 gennaio 2008

Spitzhorli – m. 2.736 – 27 Gennaio 2008

La gita del vento.
E che vento!
Siamo in 4, ospitati da Giuseppe e Tilde che ci portano in un baleno al Passo del Sempione.
Gli amici ossolani non possono raggiungerci, peccato, eravamo proprio a casa loro.
Andrea mi ha avvisato la sera prima: ci sarà vento.
E vento fu.
Non scendo subito dalla macchina, ho gli scarponi sul sedile e me li metto comodamente seduta.
Appena scendo pero’ si fa sentire tutto: il vento, il freddo, la frenesia della partenza…..
Parto con cappello, guscio, pelosone e immancabili guanti di piumino.
Tilde mi comunica che è un po’ come me, tra poco ci fermeremo a togliere qualche strato, ma per il momento va bene cosi. Le ciaspole le mettiamo subito e subito inizio le foto.
Rimango indietro, come accadrà spesso mi sa, ma non posso esimermi dal fare le foto.
Stranamente il vento non lo sento particolarmente fastidioso tant’è che levo quasi subito il cappello e il pelosone. A dire il vero il cappello l’ho sostituito con la fascia che è in wind stopper e la differenza si sente ….. eccome se si sente!
Ciaspole ai piedi affrontiamo il primo traverso. E’ un traverso e come tale sono un pochino in apprensione ma passa via piuttosto bene. Al traverso successivo piccolo consulto: mettiamo i ramponi. Il vento è sempre piu’ incalzante, la neve ha una bella crosta e non è molta qui sui traversi.
Arriviamo alla piana e li il vento raggiunge il suo massimo “splendore”.
Alberto, giustamente, ci riunisce chiedendoci che vogliamo fare: da li in poi il vento non potrà che peggiorare.
Giuseppe e Tilde esprimono la loro perplessità e sono piu’ orientati a tornare.
Io chiedo, se possibile, di andare un pochino piu’ avanti per vedere bene la cima. Sembra che si decida di dividersi ma poi tutti proseguiamo verso il passo. A metà del vallone rimettiamo le ciaspole e ora piu’ nessuno parla di tornare indietro.
Ci seguono un po’ di scialpinisti ed il fatto di non essere da soli penso abbia confortato tutti.
Al passo Giuseppe mette la quinta e sparisce verso la vetta. Tilde, Alberto ed io leviamo le ciaspole e saliamo per sfasciumi …. Si: per sfasciumi! In cima non c’è quasi piu’ neve e siamo a oltre 2.700 m!
Foto di rito cercando di stare in piedi visto il vento ti porta davvero via e di seguirlo per evitare la foto mossa.
Arrivano dei ragazzi che ci offrono di unirci al loro brindisi (bottiglia di vino nello zaino: un mito!): una ragazza del gruppo è alla prima uscita con le pelli. Ecco, questi si che sono scialpinisti, mica come quelli che te la menano perché osi calcare le montagne innevate con le ciaspole :) Decliniamo l’invito, preferiamo scendere un po’ per cercare un punto riparato ma non c’è verso di scappare dalle raffiche. Il tempo di mangiucchiare un dolcetto e bere un po’ di tisana e poi ancora giu’. Il tempo sta peggiorando ed il sole ora non lo vediamo piu’. Rimettiamo le ciaspole per il tratto in piano, poi i ramponi.
Ora sono stanca, o meglio, sono svuotata e ho bisogno di mangiare ma qui proprio non ci si puo’ fermare.
Arriviamo al villaggio che a me sembra un miraggio e finalmente mi posso sedere, bere un po’ di tisana …. ovviamente in mezzo al vento! Perfino qui non ci da tregua.
E’ strana questa sensazione. Soffiava, e soffiava pure forte ma non mi ha dato particolarmente fastidio.
Ero coperta perfettamente: guscio in GoreTex, corpigola antivento, fascia Wind Stopper, guanti in piumino (UNA PACCHIA!!! Mai le mani fredde e quando dovevo tirale fuori per allacciare i ramponi o le racchette e si gelavano, si riscaldavano in pochissimi minuti …. FANTASTICI!).
Insomma, gita all’insegna del vento, neve spettacolare anche se poca, panorami mozzafiato.
Foto poche.
Ci torneremo, magari in primavera, sperando ci sia piu’ neve, per fare le foto mancate e goderci un po’ di panorama dalla cima.
Gita consigliatissima!

martedì 22 gennaio 2008

Cima e capanna Foisc - 2.208 m - 20 Gennaio 2008

Tramontata l’idea dello Spitzhorli per troppa neve si ripiega su una cimetta svizzera: cima Foisc, con relativa capanna.
La gita degli appuntamenti, si potrebbe chiamare:
Alberto e Piero i primi
Poi vengono incontro a Luigi e a me
Poi andiamo a Saronno a lasciare la macchina di Luigi
Infine, appena passato il confine svizzero, si aggiunge Giuseppe …. o meglio, noi ci aggiungiamo a lui, visto che ha la macchina piu’ grande.
La cavalleria impone al gruppo di lasciarmi davanti (ed il mio mal d’auto ringrazia moltissimo!) e chiacchierano del piu’ e del meno arriviamo alla meta.
E’ presto, prendiamo un bellissimo parcheggio con annesse panche (comode per cambiarsi). Ci ghettizziamo, prendiamo zaini e ciaspole e via. 2 minuti di strada e poi su, ciaspole ai piedi.
Si sale dapprima per strada interpoderale e la neve è davvero tanta, le foto lo dimostrano. Chiacchieriamo un po’ salendo, finalmente posso fotografare e la macchina sembra rispondere al meglio.
Ci si inoltre nella valle, sempre in ombra, ma il freddo non è particolarmente pungente.
Ad un certo punto Alberto (il nostro anfitrione) ci chiede se ci vogliamo fermare li o andare piu’ in su al sole.
Ma no, dai …. È presto per fermarsi …. E guardo l’orologio: cribbio! Sono già passate quasi 2 ore e abbiamo fatto piu’ di 500 m di dislivello! Non ci posso credere …. A me sembra di aver appena iniziato a camminare!
Osservazione giusta di Alberto: il passo è quello giusto. Si, ma anche la compagnia è davvero piacevole.
A questo punto la sosta diviene inutile perché lassu’ c’è la nostra meta.
Arriviamo in meno di 3 ore, la neve è tanta e bellissima …. E anche gli scialpinisti sono davvero tanti in cima, per cui scendiamo alla capanna.
Alby è passato ieri (giuro …. E’ vero!) a battere la pista e ad aprirci la capanna (se guardate bene troverete la foto dello splendido lavoro fatto per permetterci di entrare in questa piccola capanna.
Luogo incantevole. Troviamo un posticino riparato dal vento e ci sediamo a chiacchierare e a mangiucchiare.
Arrivano e vanno diversi gruppi di scialpinisti e noi saremo gli ultimi la lasciare la capanna.
O meglio, abbiamo lasciato li 2 ragazzi che si sono prodigati a non finire per farci innumerevoli foto di gruppo ed è grazie a loro se le abbiamo :)
Discesa tranquilla, spesso in neve fresca. Verso valle la neve diventa piu’ pesante e la fatica si fa sentire. Si chiacchiera, spaziando su queste montagne che ancora non conosciamo bene.
Viaggio di ritorno piuttosto addormentato (per me …. maledetta emicrania!) ma con arrivo verso Milano totalmente immerso nella nebbia.
E siccome non c’è gita senza “ravanage” …. mi sono persa per tornare a casa dal Decathlon di Bollate a casa mia …. :(
Alla prossima ragazzi ….. tenuto conto che non pensavo neppure di mettere le ciaspole in questo inverno sono alla seconda splendida gita!

lunedì 14 gennaio 2008

Alpe San Giacomo – m 1.324 - 13 Gennaio 2008

E’ da poco che devo confrontarmi con il sabato lavorativo e di conseguenza l’organizzazione della domenica. Inoltre, ha nevicato molto e non è facile decidere dove andare.
Inizio a cercare di organizzarmi la domenica ma sono troppo indecisa. Arrivo a casa cotta dopo una giornata passata con decine di clienti (mannaggia ai saldi!!!) che hanno assaltato il negozio nel pomeriggio.
Sono cosi cotta che non ho voglia neppure di pensare a dove andare ….. no, non posso essere io a dirlo!
Eppure è cosi.
Cerco di rilassarmi, intanto penso alla cena, quando ecco un messaggio: si va. Dove?
In Ossola! E’ da tanto che manco e la persona che mi ha invitato mi piace molto. Prendo il coraggio a 4 mani e decido: andiamo!
Mi sto abituando ad andare a letto tardi, per cui la decisione presa quasi alle 10 di sera non mi crea problemi organizzativi, anzi, ho pure il tempo di rilassarmi sul divano coccolandomi Isi.
Preparo lo zaino con parecchia confusione in testa. Non so nemmeno come sono messa a benzina ma non fa nulla.
Parto ad un orario piu’ che comodo. La paura è il vento, ad Orvanasso ieri ce n’era parecchio.
Arrivo perfettamente puntuale e Grazie è li che mi aspetta.
Andiamo al parcheggio a lasciare giu’ una macchina e raggiungiamo Paolo. Colazione :)
Raggiungiamo gli altri partecipanti. La meta è una gita tranquilla, è venuto giu’ piu’ di un metro di neve e non è il caso di andarci a mettere nei pasticci.
Saliamo. Il sentiero è subito ripido. Faccio i conti e sono circa 1.000 m di dislivello.
Non pochi con la neve.
Ho fatto subito presente che non sono veloce e nessuno a storto il naso :)
Grazia è alla prima esperienza con le ciaspole, ha un po’ di timore ma ha una buona preparazione montanara e se la caverà benissimo.
Finalmente mettiamo le ciaspole ma il nostro “tracciatore” continua a tagliare la strada agrosilvopastorale e a salire su per bricchi. Ci lamentiamo, la strada sembra cosi comoda, ma poi imbocchiamo tutti il sentiero e, chiacchierando, continuiamo a salire.
Pian piano il bosco si apre; non che sia stato piu’ di tanto chiuso, tra faggi e betulle è abbastanza di respiro in inverno.
Arrivano 3 ragazzi che seguono le nostre peste. Ci superano e subito ci rendiamo conto che il loro procedere senza racchette crea qualche problema con i buchi che fanno.
O lo hanno capito o hanno trovato troppo faticoso far traccia o non sapevano dove andare, fatto sta che arrivati ad una baita ci aspettano.
Noi facciamo un pausa barretta/frutta secca/te e poi riprendiamo. Loro 3 stanno religiosamente dietro di noi :)
In poco meno di 4 ore arriviamo al rifugio. Ora la neve è davvero tanta e chi va in neve fresca ci si trova immerso fino ai fianchi!
Mangiamo al freddo, dentro il rifugio (abbiamo le chiavi) ma almeno siamo seduti.
E saltano fuori taglieri, salamini, torta e caffè …. Senza dimenticare le ciliegine!!!
La discesa va via tranquilla.
Grazia, Paolo ed io siamo del parere di scendere dalla strada e non dal sentiero. Gli altri non sono convinti ma poi prevale lo stare insieme e tutti scendiamo dalla strada. Beh, devo ammettere che avevano ragione: è bella lunga! Ma arriviamo a Piedimulera che non sono neanche le 5.
Un giro davvero bello e di soddisfazione. Piacevole la compagnia, piacevole il tempo che ha avuto il buon gusto di scaldarci con qualche raggio di sole proprio all’ora del pranzo :)

domenica 6 gennaio 2008

Osare .... 6 Gennaio 2008

Le previsioni sono pessime ma io vado lo stesso. Osare .... e per fortuna ..... :)

Non mi mettero’ in viaggio per la Svizzera, non mi va di rischiare di mettere le catene.
Punto ai “soliti Corni”, parto tardi e vedro’ che percorso fare.
Le decisioni prese stamani sull’abbigliamento si riveleranno sbagliate almeno in parte: niente ghette e scarponcini leggeri.
Sul treno incontro Stefano e, come ormai è solito, iniziamo il percorso insieme.
L’idea è di non fare un gran che tantè che chiedo a Stefano quanto cosa mangiare a Terz’Alpe, magari gli tengo compagnia.
Salendo ci rendiamo conto che la neve inizia subito. Il sentiero, molto pestato, è tutto un picio-pacio.
Saliamo all’eremo e vedo che il cartello di divieto per la salita al Cornizzolo dal sentiero 6 è stato rimosso, ergo da li si sale. Lo propongo a Stefano ma so già la risposta. Mi guardo le scarpe, penso alle ghette rimaste a casa e decido che il sentiero numero 6 puo’ aspettare. Con un filo di rimpianto torniamo sui nostri passi e via verso Terz’Alpe.
Si chiacchiera, qualcuno scende e la neve è sempre di piu’.
I Corni sono imbiancati e, meraviglie delle meraviglie, il cielo diventa sempre piu’ blu!
No, non ce la faccio a fermarmi qui, saluto Stefano al rifugio e mi incammino verso la vetta, accompagnata da un tiepido sole.
Qualcuno scende, la strada è sempre ben tracciata ma a volte la poltiglia è infida. I rami rilasciano la neve intrappolata nei giorni scorsi e mi sembra che piova. Si scivola ma le scarpe si comportano bene. Cerco di non bagnarle (vana speranza!) perché non credo proprio che siano impermeabili …. Ma si puo’? Con tutti gli scarponi che avevo a casa!!!
Per le ghette il rimpianto è terminato presto: tanto non le avrei messe! Le metto solo con i ramponi e con le ciaspole, quindi, almeno quella, è una scelta azzeccata.
Man mano che si sale la neve si fa piu’ consistente. Aumenta e il pantano non c’è piu’.
Scollino.
Fantastico …. Davvero fantastico!
Le montagne che si vedono da qui le conosco (cosi come ormai le conoscete anche voi) ma con la spruzzata di neve è tutto molto piu’ magico e bello.
Quassu’ c’è circa un metro di neve.
Ora sono contenta.
Stamattina non ero di ottimo umore, ora pero’ sono al sole, in mezzo a “mezzo” metro di neve fresca e sola! Incredibilmente sola!
Decido di scendere dal solito sentiero 5. Penso che sarà divertente scivolare nel pantano, ma forse è ancora quello che è meno impantanato.
Scelta azzeccata. E’ versante in ombra, la neve è bellissima e non si scivola per nulla.
Rientro. La strada che di solito mi fa vedere le stelle per il male ai piedi non è stata per nulla dolorosa, grazie alle scarpe leggere e morbidissime :)
Sul treno rincontro Stefano e ci raccontiamo la giornata, i progetti ….. voglia di neve ….. NEVE!!!

giovedì 3 gennaio 2008

Torgnon – 31 Dicembre 2007

Sono ormai le 22 ed ancora non si e’ deciso cosa fare domani. La proposta della ciaspolata è una forte tentazione ma quando faccio il piano vedo che alla fine dormirei solo 4 ore …. No, non me la sento dopo un dicembre passato a lavorare 7 giorni su 7.
A Marco va bene anche sciare e allora Torgnon sia. Non c’è tantissima neve in Vallèe e ci si dovra' accontentare della condizione delle piste.
Sono in ritardo, il solito (ormai solito … devo trovare una soluzione!) attacco di letargia mi fa rallentare, mi fermo a bere un caffè anche se so che non servirà.
Finalmente arrivo, cambio macchina e via. Si sale nella valle. Lui li non c’è mai stato. Mi ritrovo a dirgli io la strada, a fare da padrona di casa :) una volta tanto!
Arriviamo presto, troviamo parcheggio proprio davanti all’area pic-nic.
Marco non vuole fare colazione cosi vado io a prendere i biglietti approfittando anche del bagno.
Al ritorno trovo Marco che ha cambiato idea: la brioches la mangerebbe volentieri :)
Dopo esserci rifocillati ci prepariamo per la partenza.
Ma non che non fa freddo, diciamo all’unisono. Ed io, come una stupida, lascio in macchina i miei splendidi guanti di piumino …. Diciamo che me la sono cercata …. Non li avessi presi apposta!!!
I primi metri mi fanno subito capire che ho sbagliato.
La Maisonette è quasi tutta nel bosco e di sole se ne vede poco. Dopo qualche minuto le mani mi fanno talmente male che vorrei urlare. Ma tanto adesso passa, continuo a ripetermi. Mi sono fermata non so piu’ quante volte a cambiare i guanti, a metterli uno sopra l’altro. A dirmi che adesso questo dolore passa …. Che le dita non possono mica staccarsi :(
Finalmente inizio a scaldarmi. Le salita e le discese aiutano a far passare il freddo e quindi il dolore e ora posso godermi la pista.
Non c’è molta neve, ma la pista è tenuta bene. Alcuni pezzi ghiacciati ma solo all’inizio.
La scuola dei ragazzi con il maestro che incontriamo a metà giro ce la porteremo fino al ritorno alla base; alcuni sono davvero forti, mi consola pero’ che in salita ne recupero altri :)
Pero’, diavolo, come scendono bene e prendono le curve con gli sci paralleli …. insomma, una delle tante cose che non imparero’ mai.
A Marco la pista sembra piacere cosi come è rimasto impressionato da quella becca li che ogni tanto spunta fuori: ti auguro davvero di raggiungerne la cima!
Passando dal via vado a prendermi i guanti.
Partiamo per la Grandes Montagnes e gli racconto cosa incontreremo. Meglio parlare subito del grosso neo che ha questa pista: l’incrocio obbligato con la pista di discesa. Ad andare si va via lisci, ma a tornare ti tocca fare un pezzo di pista con i discesisti e la cosa non è splendida.
Ma appena usciamo dal caos torniamo alla tranquillità del fondo, dei boschi, del panorama che si apre a poco a poco.
Per fortuna questa pista è meno tecnica perché inizio a non poterne piu’ di salite (e sto giungendo alla conclusione che non tornero’ mai piu’ quella di prima ….) e arrivata al lago di Loditor impongo a Marco di proseguire per la pista. Io rientro pian piano.
Ci fermiamo una ventina di minuti per mangiare una barretta e poi ognuno prende la sua strada.
Il rientro è tranquillo, le poche salite mi fanno arrancare ma per il resto la pista è tranquilla.
Avvicinandoci alla discesa si incontrano un sacco di “merenderi” di cui una bella famigliola che ha pensato bene di fare pic-nic non indovinerete mai dove ….. SUI BINARI!!!!
No commet.
La marea di gente che trovo alle piste di discesa è davvero enorme. Cerco di farmi strada tra la gente ferma e mi cerco la pista meno ripida. Con qualche spostamento di qui e di la riesco a raggiungere la pista di rientro
Arrivo al baretto, mi crogiolo al sole aspettando Marco che torna alquanto perplesso sul pezzo che interseca la pista da discesa.
Decidiamo di fermarci a Torgnon per un panino ma un contrattempo mi fa tornare a casa di corsa. Per fortuna Marco non è uno che impazzisce per il cibo!
Bella giornata, bella pista, buona compagnia …. Grazie ancora Marco!