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martedì 28 agosto 2018

Monte Cadelle m 2.483 - 28 Agosto 2018


Monte Cadelle: fatto!

"E' lunga, preparati!"
La relazione parla di tracce di sentiero e dalle foto sembra un deserto caldo e senza acqua.
Ma quando ho visto la foto dell'angelo in cima non ho potuto resistere cosi, preparate a far notte, ci siamo andate.
Per fortuna tutte le notizie erano errate. Non è per niente lunga, il deserto in realtà è solo un pezzetto (con anche una pozza per abbeverare gli animali) e lo spettacolo dalla cima eccezionale.
Quelle 10 persone che mi seguono su FB e il paio di amici che mi frequenta sanno che sto attraversando un momento difficilissimo, diciamo che dopo il 2012 questa è la cosa peggiore che poteva capitarmi. E la batosta è arrivata 3 o 4 giorni dopo che sono riuscita a chiudere definitivamente il contenzioso con la mia ex padrona di casa durato un paio di anni. Non posso rilassarmi un minuto, d'estate io vorrei sparire, anadre a viviere in un posto al polo nord dove non viene mai nessuno. Però, a differenza degli altri anni, sto riuscendo ad andare in montagna.
E ieri … mamma mia che giornata ieri! Me la sto godendo appieno oggi: cielo blu, verde dei prati e dei boschi, il grigio delle rocce, i laghi … Kyra felicissima e tante belle persone (a parte uno … pazienza)
La Val Tartano la frequentavo solo in inverno ma è un errore, d'estate riesce a essere meravigliosa. Mi sono avvicinata il più possibile con la macchina, nonostante la strada sterrata, proprio perchè: E' LUNGAAAAA ! E cosi ho parcheggiato proprio a inizio sentiero. Si può dire che fino ai laghi la conosco a memoria ed è bello riguardare i posti che di solito frequenti con le ciaspole. A dire il vero in estate ci sono stata almeno una volta, giusto al passo di Porcile e strano a dirsi, mi ricordo tutto.
In un attimo siamo al primo lago, sembra una pozza paludosa … ma guardate le foto del pomeriggio!
Arrivare al secondo è un attimo ma quando arrivi al terzo … mamma mia che bello! Kyra è andata subito a fare il bagnetto, io mi sono messa a chiacchierare con due ragazzi pescatori, proccupati che Kyra potesse cadere nel laghetto (un paio di metri di altezza) ma loro non la conoscono la mia tata!
Pesci non ne hanno trovati, solo roba piccola. E devo dire che la “roba piccola” era davvero abbondante (vedi foto).
Salutati anche loro si va al passo. E li si guarda su Foppolo. E le mie paure iniziano e declinare perchè la mia cima è segnata sui cartelli. E se è segnata vuol dire che è anche tracciata. E se è tracciata ho poche possibilità di perdermi ^_^
Attraversiamo un bel gregge di pecore, Kyra legata al guinzaglio che da i numeri, uno dei tre cani del pastore (che chiacchiera al telefono) ci viene incontro incuriosito; è un cucciolo, un amore di cane … ma Kyra è troppo fuori di testa per le pecore e gli asini per cui cerco di andare via veloce.
La ripida salita in realtà è piuttosto corta e sono in cima. Di già????
3 ore. Alla fine per una serie di motivi che non sto a raccontare ho fatto solo 2 micro soste per bere per cui le 3 ore sono secche.
Ci sono due persone salite con un bellissimo anello dalla bergamasca che sono sedute in un arco di roccia a mangiare. Si sono rifugiati li per il venticello e mi lasciano il posto per andare a sdraiarsi. Effettivamente li dentro si sta bene ma di mangiare non ne ho nessuna voglia, solo qualche biscotto (che poi mi rimane pure sullo stomaco) e poi vado a chiacchierare con un signore che avevo già visto in salita. Piacevoli chiacchiere di vetta. Kyra coccolatissima, più di cosi non poteva pretendere.
Ora di scendere, con calma, chiacchiero con chi incontro, ci fermiamo al terzo lago per bagno e pediluvio e poi giù, sempre con calma.
A 5 minuti dalla macchina c'è un tavolo all'ombra e mi fermo a mangiare. Riprendendo il cammino ritrovo l'amico con cui ho chiacchierato in cima. Salutandoci alla macchina mi ha detto una cosa bellissima: è stato belle rivederti, spero che i nostri passi si incrocino ancora.
Ecco, come rendere una bella giornata meravigliosa.



Un po' di storia
Luglio 1987. Dalle latitudini artiche una grande massa di aria fredda scende veloce verso l’arco alpino, sul quale staziona una massa di aria molto calda ed umida. Risultato: il barometro precipita, ma, per una concatenazione assai rara di fattori, non precipita la temperatura (lo zero termico rimane inchiodato a 4000 metri). Dal pomeriggio di venerdì 17 luglio sulla Valtellina comincia a piovere a dirotto, in una rapida sequenza di temporali estivi. Piove con eccezionale intensità sul fondovalle, sui versanti montuosi, ma anche sui ghiacciai più alti: non è solo l’acqua del cielo a precipitarsi sul fondovalle con il rombo sordo di torrenti limacciosi ed impazziti, ma anche l’acqua che si libera dalla morsa di nevi e ghiacci: tutto ciò concorre ad imprimere una forza d’urto eccezionale anche a corsi d’acqua ritenuti inoffensivi. L’acqua vien giù a rotta di collo dai versanti, che non riescono più ad assorbirla o a drenarla.
E viene il sabato 18, un sabato preannunciato come tranquilla giornata di partenza per le vacanze programmate da molti. Non è così: dal pomeriggio si comincia a realizzare l’eccezionalità della situazione. Dopo i primi allarmi dall’alta valle, arriva una prima tragica notizia, c’è un grosso smottamento a Tartano, forse ci sono anche delle vittime, e poi le notizie più precise: alle 17,30 un'enorme massa d'acqua, massi, alberi e fango è precipitata sul condominio "La Quiete”, all’ingresso di Tartano, si è portata via la strada sottostante e si è abbattuta sull'albergo "La Gran Baita", uccidendo dodici persone. Nove i dispersi (anche loro dovranno essere annoverati fra le vittime, ventuno in tutto). È solo l’inizio della tragica decade che dal 18 al 28 luglio mise in ginocchio la Valtellina.
C’è una cima dedicata alla memoria di quei tragici giorni, ed in particolare alla tragedia della Val Tartano: si tratta della cima delle Cadelle, o monte Cadelle (“scima de lì cadèli”), sull’angolo sud-orientale della valle, fra Val Lunga e Val Brembana, nel punto in cui si incontrano Val Lunga (Val Tartano, Val Madre e Val Brembana. Su questa cima, a 2483 metri, è stata collocata, nel 1987, la statua dell'arcangelo Gabriele (conosciuta come l’angelo delle Cadelle), con il volto trifronte, che guarda in tre diverse direzioni (sud, Val Brembana, nord, Val Tartano, est, Valmadre), e veglia sui due versanti orobici, perché non si ripetano gli eventi che hanno luttuosamente segnato la Val Tartano.
Tratto da:
http://www.paesidivaltellina.it/valtartano/cimacadelle.html


heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 1.507
Quota arrivo massima: m 2.490
Dislivello: m 1.030
Tempo totale: 7 h 44 m compresa di tutto
Km percorsi: 11,1 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: Laghi e torrentelli fino al passo, poi nulla fino alla cima


venerdì 9 luglio 2010

Cima di Lemma – m 2.348 - 9 Luglio 2010


La Val Tartano la conobbi questo inverno con Rino e Giuliano. Siccome partimmo tardi non riuscimmo a fare la cima e ora, con un misto di curiosità nel vedere la valle in veste estiva e di dare un occhio alla cimetta torno da queste parti.
So che sarà l’ultima uscita in solitaria per un bel po’ di tempo, la sfortuna ormai impera nella mia vita ed è inutile prendersela. Allora cerco di godermi la giornata, puntando però a non stancarmi troppo che sabato ho un altro impegno montanaro e domenica si lavora.
Stavolta al Ristop mi prendo solo un caffè e poi entro nella Val Tartano. E’ davvero suggestiva. Rivedo il posto dove ci siamo fermati a prendere il formaggio, la galleria … ma la strada stavolta continua. Sterrata ma continua. Sono stata attenta a verificare che non ci fossero divieti e non ne ho visti. Dietro di me c’è una macchina, accosto al primo slargo per farla passare. Oggi sono ancora più lenta del solito in macchina e non ho nessuna voglia di sentirmi il fiato sul collo.
Ad un certo punto c’è un cartello che dice: strada non collaudata. E la strada sale con il fondo in cemento. Arrivo al gruppo di case e mi trovo davanti al rifugio Beniamino.
Gulp!
Non dovrei essere qui … mumble mumble …
Scendo. Leggo la relazione. Dice dell’ampio parcheggio (ampio? 4 o 5 macchine al massimo) e che si puo’, volendo, tornare verso il rifugio e partire da li.
Bene, il parcheggio non so dov’è ma io posso partire anche da qui.
I signori davanti a me erano dei lavoratori impegnati nella ristrutturazione del rifugio (che quindi è chiuso) e c’è solo un’altra macchina parcheggiata li.
Metto gli scarponi e parto.
La strada continua ma io non me la sentivo di andare oltre. Al successivo tornante vedo il sentiero che si innalza. Bene, lo prendo.
Sotto di me vedo una strada (la strada giusta immagino) e i ponti, a uno dei quali avevamo quell’appuntamento mancato.
Riconosco man mano i posti, i cartelli esplicativi con le panchette. La radura. Poi però mi sembra di andare troppo a destra per cui, ad un bivio, prendo a sinistra.
Poi però mi sembra di andare TROPPO a sinistra e allora? Leggo la relazione :)
Alla fine potevo andare da entrambe le parti, a sinistra andavo prima ai laghi, poi al passo e quindi alla cima. Tornando indietro ho fatto il percorso al contrario.
Arrivo al colle piena di mosche che mi ronzano intorno e non mi lasciano in pace. Fa caldo, sono sola e loro tutte addosso a me :( Peccato perché la zona mi piace davvero molto.
Guardo la mia cima e devo dire che d’inverno ha tutto un altro sapore; ma vado su lo stesso, prima per sentiero poi per prati. Arrivo in cima e non c’è nulla, non un ometto, non una croce …
Mi viene il dubbio che la cima non sia questa, ma era qui che quest’inverno salivano tutti. Cmq scendo e vado anche sulla cima di fianco dove l’ometto c’è cosi sono a posto :)
In cima le mosche mi hanno dato tregua ma ora sono tornate fastidiose come non mai.
Dall’alto ho visto il lago di Porcile e voglio tornare per cresta fino a scendere al lago per poi scendere agli altri 2 laghetti che ho visto dall’alto e ricongiungermi al bivio dove ero indecisa su quale parte prendere. I tre laghetti sono conosciuti come lago Piccolo, lago Grande e lago di Sopra e volendo si può andare al Passo di Porcile. Io evito per la questione di non voler strafare.
Il sentiero che scende dalla cresta è spettacolare, scavato nella roccia, e le foto purtroppo non rendono la bellezza del paesaggio.
I rododendri qui la fanno da padroni e questi laghetti hanno proprio il sapore di laghi alpini, con tantissimi girini che nuotano dentro.
Al lago di Sopra incontro 4 persone che non mi sembrano italiane. Fanno il giro contrario al mio.
Io, sempre assalita dalle mosche, torno sul sentiero della salita e inizio il percorso inverso in discesa. So che tra poco troverò una fontana e non ne vedo l’ora perché l’acqua calda che ho dietro ormai non mi disseta più.
E sono cosi contenta di bere a sazietà che non pongo la dovuta attenzione quando riparto. Mi sono rinfrescata e sono nel bosco per cui, ora che ho bisogno di asciugarmi il sudore, sono scesa già di circa 100 m :( E allora? E’ che l’asciugamano è rimasto alla fonte :(
Risalgo. Incontro 2 ragazzi: avete visto un asciugamano azzurro? No. Cribbio … era proprio li in mezzo al sentiero. Fa niente, grazie lo stesso. Continuo a risalire con i goccioloni che ormai scendono copiosi. Eccola li la macchia azzurra del mio asciugamano!
Mi rinfresco di nuovo e riprendo a scendere.
Incontro 2 persone con una splendida lupacchiotta. Io e la cagnetta ci salutiamo e poi mi metto a chiacchierare con la signora che mi racconta la vita della sua cagnetta :)
E poi sono finalmente alla macchina.
Ma che caldo fa?!?!?!
GELATO !!! A Delebio un mega gelatone non me lo lascio di certo scappare.


Quota partenza: m 1.500
Quota arrivo: m 2.348
Dislivello totale, secondo il mio altimetro un po’ pazzo: m 1.027
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto (e della risalita della smemorata): 5 ore e 40