domenica 20 ottobre 2013
sabato 10 agosto 2013
Alpe del Prina m 589 – Monte Palanzone m 1.436 - 10 Agosto 2013
Giuro …. l’ho fatto davvero … sono
stata al Palanzone d’agosto :(
La meta doveva essere ben altro ma
quando mi sono alzata alle 5 ho visto che c’era vento e la mia testa era un
vortice pure lei … rimessa la sveglia sono tornata a letto.
Drinnnnnnnnnnnnnn !!!!!!!!!!
Che ci fai a casa???
Sto male, ho mal di testa!
Sto male, ho mal di testa!
Esci lo stesso che è una bellissima
giornata, vai all’alpe di Caslino!
Va bene … come fare a dire di no ad
un ordine cosi perentorio?
Lo zaino è già pronto, prendo Kyra
e ci avviamo. Effettivamente fa fresco, salgo piano, mi godo il bosco e lascio
scorrazzare la mia pulcina che tanto non c’è nessun bipede qui.
Arrivate alla Mara un po’ di gente
la troviamo, ma poca cosa (continuo a dimenticare che non è domenica … oggi è
sabato … oggi è sabato … oggi è sabato … )
Mi fermo a fare 4 chiacchiere con
dei ragazzi che hanno un cucciolo (gioca con Kyra). Spiego loro un po’ di
itinerari in zona, parliamo dei nostri cucciolotti e poi via, ognuno per la sua
strada.
Oggi incontrerò parecchie persone
con cui è molto piacevole chiacchierare di cani.
Peccato solo che sulla cima non ci
si può fermare a lungo, non per il caldo, ma per gli insetti … bastardi …
Il sentiero di discesa è ancora
deserto, se lasciamo perdere una famiglia che mi è piaciuta un sacco:
davanti il papà con il cane lupo
(ha litigato con Kyra … ), poi la mamma con il bimbo che si lamenta; dietro il
nonno che è senz’acqua ed è preoccupato per quanto manca (meta il Riella) e mi
dice che dietro c’è la moglie con la consuocera. Le incontro, due signore
simpaticissime che chiacchierano volentieri … fin troppo … devono andare su a
mangiare “e sa, con il caldo di mezzogiorno” … medito: secondo i miei conti
sono passate le due … ma a che ora sono partiti questi??? Chissà a che ora sono
arrivati … mi immagino comunque l’abbuffata! Al Riella si mangia davvero bene.
Scendendo prendiamo un po’ di
caldo, Kyra fa miracolosamente il bagno nella fontana di San Francesco e poi
andiamo ad Asso per il gelato.
Va bene anche cosi, ormai va sempre
bene anche cosi. Sono stata con la mia Kyra, immersa nella natura, non faceva
troppo caldo e ho incontrato e parlato con gente simpatica.
Grazie a chi mi ha “costretto” ad
uscire comunque di casa, il mal di testa è in effetti passato ;)
Oggi ho avuto il piacere di camminare
con Kyra
heliSLaLenta
Quota partenza: m 589
Quota arrivo: m 1.436
Dislivello secondo Gipsy: m 990
circa
Tempo totale: 5 h 56 m comprese le
soste
Km percorsi secondo Gipsy: 12,8
circa
Etichette:
Alpe del Prina,
Capanna Mara,
Monte Palanzone,
Rifugio Riella
domenica 4 agosto 2013
Pizzo di Coca – (m 3.050) noi respinti a Q 2.863 – 3 Agosto 2013
Le mie motivazioni possono essere
tante:
-
non ci sono ancora con la testa
-
non ho ancora recuperato dal gitone dell’altro giorno
-
fa troppo … davvero troppo caldo per me … (4 litri di
liquido ingerito lo dimostrano!)
-
non sono allenata ad una fatica del genere
sta di fatto che a 200 m dalla cima
tutti e tre abbiamo deciso che non era più cosa. Era tardi ed eravamo davvero
tanto stanchi.
La sconfitta brucia, ovviamente, ma
la scelta è stata saggia: se non ce la fai è meglio tornare che rischiare di
farti male.
La proposta di salire al Coca
(pizzo, non rifugio!) è di Fulvio ed essendo un mio tormentone (mi manca solo quello
dei 3 giganti orobici) la faccio subito mia.
L’idea di farla di sabato, fermarsi
a dormire in rifugio e scendere domenica l’avevo in mente già da tempo e ancora
adesso penso che sia una buona idea; certo, il primo giorno sono poco più di
2.100 m di dislivello in salita, mica paglia!
Qualcuno ce la fa in giornata, noi invece
che non siamo mostri ma essere umani normali abbiamo qualche dubbio.
Prenotato il rifugio, constatato
che le previsioni sono buone decidiamo l’orario di partenza che consta nell’alzarsi
intorno alle 4, sia che si parta da Sondrio che da Erba.
Ritrovo a Lecco, ci fermiamo per un
orrido caffè e riusciamo a mettere gli scarponi ai piedi con una bella mezz’ora
di anticipo sul previsto.
Le cose si fanno subito dure, lo
sento. Che il sentiero fosse ripido lo sapevo, che fosse caldo me lo aspettavo,
ma di metterci addirittura 10 minuti in più del cartello quello no.
Pazienza, mi dico mentre riposo al
rifugio riempiendo la bottiglia d’acqua ormai quasi vuota, tanto stasera
dormiamo qui!
Al Lago di Coca Eliana ci aspetta
dritta su un sasso … non è solo un diesel, ma anche una Ferrari quella ragazza!
Ora inizia il vero tormento,
pietraia, sotto il sole e ripida.
Salgo piano, cerco di parlare poco
altrimenti il fiato non c’è, ma vado piano lo stesso.
Quando vedo lo scollinamento la in
fondo quasi quasi spero che sia la Bocchetta dei camosci ma no, ce ne vuole
ancora un bel po’ prima di arrivarci :(
L’unica veramente in forma è Eliana
mentre Fulvio ed io andiamo avanti perché ne siamo proprio convinti.
Alla bocchetta dei camosci ormai
sono scesi quasi tutti dalla cima: che bello, penso, saremo soli lassù!
Mi scappa l’occhio sull’ora: è tardi … a quest’ora dovevamo essere in cima!
Mi scappa l’occhio sull’ora: è tardi … a quest’ora dovevamo essere in cima!
E questo inizia a demotivarmi. E’
molto radicato dentro di me il senso del tempo e se faccio troppo tardi in
montagna so che rischio, per cui anche se inconsapevolmente, mi metto in
allarme.
Eliana ed io decidiamo di legarci,
ci imbrachiamo e leghiamo il cordino; Fulvio avanti iniziamo la parte più
divertente della gita.
Cerchiamo i bolli, gli ometti ma
siamo lenti. La fatica e un po’ di apprensione ci fanno rallentare e quando
giro un angolo e vedo ancora le roccette da salire mi viene quello che si
chiama “lo sciopone” e mi demoralizzo.
”Eliana, vieni a vedere: te la
senti?”
Fulvio mi guarda con occhi da cane
bastonato.
Alla fine decidiamo di comune
accordo che è troppo tardi, siamo troppo lenti e per questa volta ci
accontentiamo cosi.
Ci fermiamo un attimo a riposare,
lago del Barbellino davanti (quello delle cascate del Serio tanto per capirci)
e poi iniziamo la lunga e penosa discesa.
Ci raggiunge Tancredi, un simpatico
locals che non doveva salire in cima … e ora ha la moglie a casa preoccupata …
mettiamo insieme tutti i cellulari ma nessuno prende. Tancredi si offre
discendere con noi (lui è da solo) e io ne sono contenta.
La discesa va benissimo, siamo
tutti molto bravi e non ci impantaniamo mai (la parte più ostica è difficile è
all’inizio per cui l’avevamo fatta … ) La corda rimane quindi nello zaino e
quella tra Eliana e me rimane solo per sicurezza psicologica.
Alla bocchetta dei camosci
prendiamo fiato, poi riprendiamo la discesa. Tancredi ha individuato una fonte,
acqua di fusione ma sempre acqua è e noi abbiamo i sali!
E qui veniamo raggiunti da due
ragazzi che ci apostrofano subito: “Ciao, scusate, avete dell’acqua? Ve la
paghiamo quello che volete!”
Ecco … a dirla tutta, l’acqua in
quella situazione vale di più di qualsiasi cifra possano darmi … ma per fortuna
siamo alla fonte e gli offriamo una bustina di sali. Mentre chiacchieriamo
scopriamo che sono saliti in giornata dal Curò, hanno fatto la cresta est e ora
devono tornare a Valbondione, ora che hanno trovato l’acqua ce la possono fare.
E cosi, per contraccambiare i sali di Fulvio, Alessandra mi offre un panino …
ma non un panino qualsiasi: integrale, con formaggio e prosciutto crudo … altro
che barrette! L’ho divorato e penso proprio che sia grazie a quello che riesco
a tornare al rifugio!
Riprendiamo la penosa discesa, al
lago Eliana ed io ci fermiamo per il pediluvio e poi ricompattiamo il gruppo al
rifugio. Arriviamo poco dopo le 18, un’oretta prima del massimo che avevo
previsto … no, ero troppo stanca, da sola in cima non me la sarei comunque
sentita di salire.
Ci riposiamo, prendiamo posto nella
camera, ci cambiamo, chiacchieriamo … insomma, aspettiamo l’ora di cena.
Io lo so come funziona nei rifugi
per cui mi metto il cuore in pace e mi appresto, quando entro nella sala da
pranzo, a morire di caldo e di rumore … e cosi sarà. Per fortuna abbiamo dei
compagni di tavola fantastici, chiacchiere e risate a non finire, è stata
davvero una cena piacevolissima!
La notte passa come in tutti i
rifugi, tra dormiveglia e tromboni.
“Dai che andiamo a fare colazione
che sono le 6 e 30!”
Ma non dovevamo svegliarci alle 7 e
colazione alle 7:30? Penso … guardo l’orologio: le 5 e 24 …
LE CINQUE E
VENTIQUATTROOOOO????????????
FULVIOOOOOOOOOOOOOOO
!!!!!!!!!!!!!!!!!
Povero, non riesce a dormire … per
lui è lungo arrivare a mattino ma noi stiamo a letto ancora un’oretta poi ci
tocca.
Sei e trenta siamo pronti per la
colazione … un po’ scarsina …
Del rifugio non ho dire, né pro ma
nemmeno contro.
Cibo decente anche se non
abbondante, letti buoni ma bagni scarsi (avrei anche preferito un bagno
femminile per cambiarmi e lavarmi meglio ma siamo in rifugio … ), personale
simpatico e disponibile.
Scendiamo. Tancredi viene con noi.
Ci mettiamo lo stesso tempo di salita ma il perché è ben diverso: la fiumana di
gente che sale per passare una giornata tra lago e rifugio, sfuggendo la calura
della pianura.
Noi ci concediamo un bagnetto al
torrente prima di andare a fare la vera colazione al bar.
Salutiamo Tancredi e poi via verso
casa che ci sono un sacco di pelosetti che ci aspettano.
Contiamo circa una quarantina di
chilometri di coda dal lato opposto, non vorrei proprio essere nei loro panni!
Niente cima conquistata, ma è stato
un we bellissimo, rilassante e stancante, pieno di chiacchiere, piacevoli
incontri e con splendidi amici … beh, scusate se è poco!
Oggi ho avuto il piacere di
camminare con Eliana e Fulvio … e Tancredi!
heliSLaLenta
Quota partenza: m 940
Quota arrivo: m 2.863
Dislivello secondo Gipsy: m 1.950
circa
Tempo totale: 13 h 20 m comprese le
soste ma non il pernottamento in rifugio!
Km percorsi secondo Gipsy: 17 circa
Etichette:
Bocchetta dei Camosci,
Lago di Coca,
Pizzo Coca,
Rifugio Coca
Ubicazione:
Pizzo Coca, 24020 Valbondione BG, Italia
mercoledì 31 luglio 2013
Pizzo Larec - m 2.162, Cima Cassera – m 2.322, Pizzo Mellasc – m 2.465 – 31 Luglio 2013
Uno dei miei difetti maggiori è la
sincerità per cui lo ammetto, la meta era il Pizzo Rotondo ma poi le cose vanno
un po’ come vogliono :)
La meta è lontana, 5 h e 30 m, mica
paglia! Per cui cerco di partire presto ma nonostante tutto metto gli scarponi
ai piedi che sono già le 8:20
Partiamo di buona lena con meta
Alpe Caprecolo e visto che ci siamo state sabato non abbiamo problemi a trovare
il bivio. Per adesso non fa caldo e in circa un’oretta siamo alla meta.
Io so che la Bocchetta di Stavello è
sulla sinistra ma il sentiero mi fa scendere comunque all’Alpe Fraina. Uff … mi
scoccia perché c’è gente e io oggi mi sento più orsa del solito.
Pazienza, arrivo ai cartelli ma …
non è che siano segnati benissimo … ci sono anche 2 cartelli per la medesima destinazione,
una scritta in dialetto e una in italiano, che hanno due tempi diversi ma la stessa
direzione: misteri!
Comunque io vado a sinistra,
convinta! Ma arrivata poco sopra ci sono le mucche al pascolo, il sentiero non
si vede più e Kyra sta facendo la matta.
Ok, torno sui miei passi. Non so
cosa c’è da questa parte della valle che non va ma una vocina dentro di me mi
dice di andare a destra, alla Bocchetta di Larec.
Torno e prendo la traccia ben
segnalata, è anche stato il percorso della gara di domenica (Giir di mont) per
cui è pulitissimo. Non nego che ancora spero di trovare un bivio che mi porti a
Stavello e tutti i torti non li ho: guardando poi dall’alto vedo un sentiero
che porta alla Bocchetta di Colombana e che parte proprio da Fraina!
Finalmente vedo il colle e sono
curiosa di vedere dall’altra parte della valle anche se so benissimo cosa mi
aspetta; in effetti, sbucando rimango senza fiato: Trona, Pizzo 3 Signori, le
Grigne … riconosco (incredibile!) il Falc, la Grassi … una giornata
meravigliosa e temperatura accettabile completano il mio quadretto bucolico.
Decido di fare almeno una cimetta e mi sposto sul Pizzo di Larec che credo
nessuno salga mai.
Non appena arrivo al panettone che
è la mia cima mi vedo un’aquila spiccare il volo a circa 2 metri da me … che
emozione … la guardo volare via mentre prendo la macchina fotografica ma ora
che l’ho centrata è lontana … difficilmente scorderò questo momento, cosi
vicina non mi era capitato mai … è semplicemente bellissima! E per fortuna Kyra
non si è accorta di nulla ;)
Sono al Pizzo Larec e ho davanti a
me un panorama stupendo … il sentiero di salita era stracolmo di gentiana purpurea
con la presenza di qualche gentiana punctata, oltre a mille altri fiori. Me lo
sono goduto tantissimo e ora, appollaiata su questa cima senza croce, mi godo
una pace infinita.
Ecco, in questo momento so che cosa
è la serenità, sono rari i momenti in cui la sento per cui me la godo tutta,
lasciando spaziare lo sguardo a 360° …
non sempre serve andare in alto per avere queste emozioni!
Vedo il sentiero che percorrerò per
scendere, dall’altra parte riconosco il traverso che porta alla Bocchetta di Colombana
e poi a quella di Stavello … mi viene una mezza idea … ma è tardi … no, oggi
non è da Bocchetta di Stavello … certo che quel traverso … ecco, appunto un traverso
e tutto assolato …
Decido di andare a vedere, salire
ancora un po’ non mi costa nulla.
Salgo lentamente, se mi lasciano i
miei tempi, con il mio passo lento lento arrivo in capo al mondo e cosi arrivo
al bivio: ci sono perfino delle catene sul sentiero! Va beh, sarà per un’altra
passeggiata! Dalla cima del Larec avevo visto che il Cassera aveva una croce e
mi sa tanto che la cima più avanti è il Mellasc … dai che andiamo al Cassera! E
piano piano, sempre in cresta, con Kyra bravissima che non si fa spaventare dal
versante leggermente esposto, arriviamo in cima.
Croce nuova nuova, messa l’anno
scorso :( ma perché devono riempire le cime di croci? C’è anche il libro di
vetta e ci sono anche i resti dei lavori per la croce : badile, secchi, sacchi
di cemento … non è ora di portarli via?
Foto di rito e poi … ma si, dai,
che andiamo anche al Mellaccio!
Scendono due persone, gli unici
escursionisti della giornata e salutandoci scambiamo 4 chiacchiere … Rino era
un mio vicino di casa, nel senso che anni fa abitava nella mia zona e conosce
benissimo i miei vicini di casa … davvero piccolo il mondo!
Con il loro aiuto ho la conferma di aver riconosciuto le cime del Colombana e del Rotondo e di aver individuato correttamente la Bocchetta di Stavello e quella di Colombana … e che la mia meta è davvero il Mellaccio!
Con il loro aiuto ho la conferma di aver riconosciuto le cime del Colombana e del Rotondo e di aver individuato correttamente la Bocchetta di Stavello e quella di Colombana … e che la mia meta è davvero il Mellaccio!
Li saluto e proseguo fino in cima.
Oggi ho deciso che voglio tornare a
casa tardi e di questo mi devo convincere quando vedo che sono già le due. Non importa,
Silvia, riposati lo stesso e goditi ancora un po’ questa giornata!
E poi inizia la discesa; siamo
stanche per cui cerco di non risalire ma non conviene perché poi il traverso
rischia di essere peggio e comunque bisogna risalire. Pazienza, le gambe
tengono ancora e Kyra non si lamenta (santa cagnolina!)
Prendiamo quindi il sentiero che ci
porterà sulla strada della Val Varrone; mi sa che sono stata fortunata ad
andarci poco dopo la gara perché era stato risistemato di fresco e a proposito
di fresco, siamo a corto di acqua, oggi i 2 litri non ci sono bastati. Sento il
torrente non lontano ma sembra che il mio sentiero non lo intersechi mai. Per fortuna
arriva qualche albero perché adesso il caldo lo iniziamo a soffrire.
Quando finalmente arriviamo al
torrente non ce la faccio più, mi tolgo le scarpe e sia io che Kyra facciamo un
bel pediluvio nell’acqua fresca. Kyra è accaldata e stanca e si mette all’ombra
a riposare; le bagno la testa ogni volta che posso anche se a lei non piace, ma
dopo il colpo di calore che ha già preso meglio non rischiare.
Rinfilo gli scarponi di malavoglia
e riprendiamo a scendere. Finalmente il ponte che ci porta sulla strada! Ora,
penso, mi metto i sandali … e si, i ditoni fanno male … le scarpe sono pesanti …
d’altra parte dovevo abituare i piedi alla gitona di sabato e non potevo di
certo mettere le scarpe basse con tutto il dislivello che dovevo fare!
Scendiamo sotto un sole implacabile
ma il terreno non è poi cosi piatto da consigliarmi i sandali.
Ho mangiato poco in cima e ora ho
un po’ di fame ma di fermarmi dove c’è il sole non se ne parla e poi vorrei
arrivare alle fontane cosi da poter bene con più tranquillità.
Lo so che la Val Varrone è lunga e
ci sono preparata. Come ho già detto non ho neanche fretta di arrivare a casa
per cui mi fermo ogni volta che mi viene la voglia: vicino ad un torrente dove
c’è un tavolo con panche parzialmente all’ombra, alla fontana a fare un altro pediluvio
e a mettere i sandali, ad ogni fontana per far bere Kyra e bagnarle la testa.
Purtroppo, man mano che mi avvicino
alla civiltà, arrivano anche i mezzi (jeep, moto, quad … ) e alla fine sono un
vero tormento: Kyra da tenere vicina al guinzaglio, trovare qualche centimetro dove
poterci mettere per non essere investite …
Alla fine ho pure il timore di
avere già passato il bivio che mi riporta in Val Fraina e sto pensando a come
fare … ma guardo Gipsy! No, manca ancora un pochino per fortuna.
Giriamo sul sentiero, per la
felicità delle centinaia di insetti che cercano di mangiarmi e qualche decina
ci riesce pure :( che nervi …
Arriviamo in Val Fraina, purtroppo
la macchina è ancora lontana; non sono stanca se devo dirla tutta, un po’ stufa
ma soprattutto preoccupata, dolorante e pruriginosa per quei bastardi di
insetti!
Parlando con la gente a volte si
hanno buone informazioni … peccato in ritardo: c’era un sentiero ripido ripido
che mi riportava in Val Fraina ben prima e mi evitava di tornare indietro come
invece ha fatto il mio sentiero! Bene, lo terrò presente dovesse ricapitarmi.
Arriviamo alle 19 stanche e
accaldate alla macchina.
Introbio: la pasticceria Valsecchi
si è evoluta e ora ha un bar con delle splendide brioscine per la colazione … e
un gelato buono … ma buono … ma buono!!! Chiedete anche a Kyra!
Oggi ho avuto il piacere di
camminare con Kyra
heliSLaLenta
Quota partenza: m 1.000 (quota
minima 900)
Quota arrivo: m 2.465
Dislivello secondo Gipsy: m 1.840
circa
Tempo totale: 10 h 38 m comprese le
soste
Km percorsi secondo Gipsy: 23,3
circa
sabato 27 luglio 2013
Alpe Fraina, alla ricerca del fresco - 27 Luglio 2013
Lunga e facile gita, Kyra contenta, tanta acqua lungo il percorso che è una carrozzabile e questo fa si che i numerosi villeggianti delle case passino con moto e quad ... peccato, meglio non andarci nei fine settimana.
Anche se caldo, bello fresco lassù!
Oggi, sabato, c'è la preparazione della competizione Giir di mont che si terrà domenica 28 luglio per cui quasi tutti i parcheggi vanno lasciati liberi entro le 13, ecco perchè parto dall'inizio del paese.
Quota partenza: m860
Quota arrivo: m1.400
Dislivello secondo Gipsy: m 700
circa
Tempo totale: 5 h 43 m comprese le
soste
Km percorsi secondo Gipsy: 16,4
circa
giovedì 25 luglio 2013
Piz Ot - m 3.246 – 25 Luglio 2013
O Pizzott, come lo chiama Giuliano
:)
Questa cima faceva parte di una
rivincita che però, dopo novembre, non ha più senso; è rimasta però la voglia
della cima.
Quest’anno sarebbe da salire in
quota, ghiacciai coperti, buone temperature in quota, condizioni ottimali di
itinerari e creste … e io, come al solito, sono senza compagno di salita …
ormai dovrei essermene fatta una ragione ma ogni anno ci rimango male.
Pazienza, mi consolo con quello che
posso fare da sola.
Sono agitata per questa gita, non
certo per la meta a piedi, ma per quella in macchina si e in effetti devo fare
3 soste prima di arrivare a Samedan … questo significa che in ogni caso i miei
viaggi non potranno essere molti, se sto cosi male a guidare la mattina presto
non mi posso permettere di rischiare un incidente o di stare in ballo ore
(questa volta ho impiegato quasi un terzo del tempo in più di quello indicato
:( )
Non vi dico dove parcheggiare
perché non sono sicura di aver parcheggiato tanto bene, ma vi posso dare una
info: a San Peter c’è un bagno chimico (profumato e pulitissimo) e dell’acqua
potabile.
Sono sola con la mia Kyretta e senza
cartina, cmq ho in tasca la relazione e la controllo.
In realtà non si può proprio
sbagliare, non ci sono poi molte altre mete nella zona, e dal terzo cartello
che incontro trovo anche la mia meta segnalata.
Arrivate nei pressi dell’Alp
Muntatsch lego Kyra perché sento le mucche al pascolo … e ho fatto bene … che
sia un cane pastore? O ne ha paura anche se sono lontane?
Mi fermo un attimo per prendere
acqua (in realtà c’è una fontana anche un poco più avanti). L’Alpe è anche un
posto di ristoro e una signora gentile viene a chiedermi se voglio qualcosa …
in tedesco … le chiedo solo se la direzione per il Piz Ot è giusta e
gentilmente mi conferma.
Ripartiamo. Poco dopo trovo la
fontana che dicevo prima. Piccolo inciso: non è che non c’è acqua nella valle,
non ci sono più fontane ma dei ruscelli li si incontra, e questo è quello che
mi interessava per la mia Kyretta.
Salendo per arrivare al pianoro
dove la relazione promette che vedrò la mia cima, vedo una coppia che sale:
bene, non sono sola! Magari mi aiutano con la Kyra (un amico mi ha detto che
dovrò aiutarla in alcuni passaggi e questo mi preoccupa … se non ce la faccio,
Kyra starà buona buona ad aspettarmi?)
Scollino, altre mucche, Kyra di
nuovo legata che tira come un torello per andare dalle mucche.
Vedo una cima: sarà quella, penso,
ma non mi convince.
I due che avevo davanti tornano e
vedo che hanno con loro un barboncino gigante … devo ammettere che mi fa senso,
ma saluto e proseguo. Sono sola in questa splendida valle. Il sole se ne è
andato ma sono abbastanza tranquilla perché non davano precipitazioni e le
nuvole sono alte. Anzi, devo dire che ne sono contenta perché la temperatura è
ottimale, a tratti fa pure freddo!
Giuliano mi ha detto che ci sono
due vie per arrivare sotto la bastionata: una lunga … lunghissima … quasi
un’ora in più! L’altra, che loro non hanno visto, più corta che taglia la
pietraia e segue gli ometti; ho letto di questa deviazione anche da una
relazione, i vecchi segni sono stati cancellati da una pennellata grigia ma si
vedono lo stesso …eh si, ho visto il bivio e ovviamente prendo la più corta. Ci
portiamo sulla pietraia che per fortuna non è continua fino alla bastionata ma
intervallata da tratti di sentiero che ti fanno respirare.
Incontro poche persone che
scendono, una coppia, un paio di singoli, tutti che mi parlano in tedesco; solo
un signore gentilissimo mi parla in italiano e mi diche che mi mancherà un’ora
e mezza alla cima … cosi tanto? penso io …. Spero che lui sia molto lento in
discesa … solo che io sono molto lenta in salita …
Mi rendo conto di essere a 3.000 m
dal respiro che si fa affannoso mentre Kyra corre come niente fosse: ma i cani
… soffrono il mal di montagna?
Arrivo finalmente sotto la
bastionata; ora, guardando su, non vedo la cima più cosi lontana!
Lego Kyra, ho letto che ci sono
passaggi esposti e non mi fido. Lei però tira (4 ruote motrici e solo 7 kg da
portare … senza zaino … ) e cosi la mia fatica raddoppia. Le cenge e i canali
non sono poi cosi difficili, le catene e i parapetti abbondantemente presenti
possono tornare utili se bagnato. Mi viene voglia di slegare Kyra ma aspetto la
larga cresta che anticipa la cima.
Eccoci su … per Kyra è il primo
tremila!!! E siamo sole. Come una scema aspetto a fare l’autoscatto di vetta
perché ho visto dietro di me una persona salire. Quanto mai! Un ragazzo
scorbutico che non parla l’italiano e che non ama i cani e che si mette seduto
li, davanti alla croce … ma mi spiegate perché quando si arriva in cima tutti
devono mettere i bastoncini, le magliette stese ad asciugare, gli zaini e loro
stessi attaccati alla croce/ometto di vetta anche se hanno una piazza d’armi a
disposizione?
Non fa niente, Kyra ed io non
abbiamo fretta, aspettiamo che scenda.
Solo che appena sceso ne arriva un
altro, stavolta un pelino più simpatico ma non parla italiano; riusciamo almeno
a scambiarci le foto di vetta. Aspetteremo che scenda pure lui per goderci la
vetta in solitaria.
Gli svizzeri si distinguono anche
qui: il libro di vetta è nuovo, pagine integre, matita per scrivere e non è
pasticciato … sto pensando di trasferirmi qui …
E’ ora di scendere, il sole ha
fatto capolino la mezz’ora giusta, ora per fortuna se ne è andato ancora dietro
alle nuvole.
Kyra vola in discesa, ovviamente
non legata, e una volta se ne va per i cavoli suoi. La chiamo e la richiamo …
torna … e come al solito da adesso in poi non si allontanerà per più di qualche
metro.
Troviamo altri 2 ragazzi che
salgono e poi più nulla. Kyra ora mi sembra stanca, e anch’io lo sono; quando
il sole fa capolino si schiatta e cosi faccio coraggio a Kyra dicendole che al
fiume facciamo un bel pediluvio. Deve essere stanca si perché anche se sente le
marmotte non si mette a correre in direzione ma ci prova e basta :)
Kyra sta imparando un sacco di cose
e i bagnetti che le ho fatto fare con tanta pazienza sia al fiume che nel
catino a casa hanno portato i loro frutti: si mette con le zampine a bagno a
godersi l’acqua fresca, presto seguita dalla sua padrona che non vede l’ora di
smorzare il dolore dei pollicioni.
Qualche foto e poi rimetto gli
scarponi continuiamo la discesa.
Arrivati alle mucche Kyra
impazzisce! Abbaia e tira come una forsennata. Quando poi troviamo le mucche
sul sentiero Kyra da il meglio di se, tirando ancora più forte! Non so proprio
come ho fatto a trascinarla fuori sentiero! Il bello è che appena superate le
mucche, lasciatele un paio di metri dietri di noi, Kyra si placa e diventa
calmissima … è qui mi è venuto il dubbio: che ne abbia paura? Ma allora, perché
abbaiare anche se sono lontane?
Mah … cmq trovo il sentiero che
porta a San Peter senza passare dall’Alpe e decido di prenderlo, almeno non
trovo più mucche.
Arriviamo stremate e accaldate alla
macchina, io quest’anno proprio non riesco ad allenarmi.
Quando salgo e accendo il motore
vedo le ore e faccio 2 conti: alla fine sono stata in giro poco più di 8 ore, 4
per salire, in cima mi sono fermata più di un’ora … come mai allora la discesa
mi è sembrata interminabile?
Vi lascio con un’ultima immagine:
paesino, cimitero compreso, pieno di cestini, con a fianco il sacchetti per la
cacca dei nostri cagnolini … io mi trasferisco …
Oggi ho avuto il piacere di
camminare con Kyra
heliSLaLenta
Quota partenza: m 1.795
Quota arrivo: m 3.246
Dislivello secondo Gipsy: m 1.450
circa
Tempo totale: 8 h 25 m comprese le
soste
Km percorsi secondo Gipsy: 14,5
circa
sabato 20 luglio 2013
Le tre cime di ….
Pizzo Coppa m 1.420 - Monte
Grona m 1.739 - Bregano m 2.107– 20 Luglio 2013
Fulvio, Paolo e Max vogliono fare
una ferrata e la scelta cade, mi vien da dire ovviamente, sul Monte Grona. Io
no, grazie, declino, troppo caldo e cosi con Eliana discuto un pomeriggio
intero su dove andare. Alla fine però mi rendo conto che le cime tra Morbegno e
l’Alto Lario proponibili per oggi le ho già salite tutte e a Fulvio sarebbe
spiaciuto se fossimo andare a fare una cima che lui non aveva salito … e allora
torno all’idea originale: accompagniamo i maschietti e ce ne andiamo al
Bregagno.
La prima cima del nostri trittico
la troviamo al bivio tra il sentiero panoramico e la direttissima (Pizzo Coppa)
Poi decidiamo che da direttissima è un bellissimo sentiero e ciacolando
arriviamo al Grona dove ad attenderci non c’è solo la croce, ma una marea di
insetti che ci massacrano.
Decidiamo quindi di non aspettare i
nostri prodi visto che abbiamo diversi puntelli durante la giornata, e ci
avviamo verso Sant’Amate dove abbiamo 2 sorprese:
la bella e che c’è una splendida
fontana
la brutta è che anche qui le
bestiole volanti non ci lasciano in pace.
Allora decidiamo di proseguire per
il Bregagno. Ma che avremo mai da raccontarci? Sta di fatto che abbiamo
parlottato fino in cima dove finalmente cerchiamo di mangiare le brioches che gentilmente
la mia socia ha portato anche per me. Non avevo in casa molto, ho portato una
busta di tonno con dei cracker ma anche se qui gli insetti sono meno non è
certo un posto dove fermarsi molto.
Purtroppo non è stagione di cime
basse, gli insetti, il caldo, le cacche non rendono queste cime appetibili,
molto meglio in inverno.
Scendiamo, anche perché i
maschietti ci hanno fatto sapere che non ci raggiungono :)
Solo che avendo mangiato poco
inizio quasi a sentirmi male e accetto la barretta che mi offre Eliana. Va
meglio, ecco l’ennesima dimostrazione che io non posso stare senza mangiare in
montagna … vado in crisi :(
La discesa è lunga ma le
chiacchiere non sono finite per cui arriviamo alla macchina quasi senza accorgercene.
Un Fulvio tranquillo e sorridente
ci attende, Paolo e Max, essendo autonomi, sono già partiti.
Che dire … nonostante la cima già
salita più volte, nonostante il caldo (per fortuna smorzato da soffi di vento
fresco), nonostante le cacche e gli insetti sono stata davvero bene …
Grazie Eliana per la splendida
compagnia!
Oggi ho avuto il piacere di camminare
con Eliana e in parte con Fulvio, Paolo e Max!
heliSLaLenta
Quota partenza: m 1.089
Quota arrivo: m 1.420 – m 1.736 - m
2.107
Dislivello secondo Gipsy: m 1.300
circa
Tempo totale: 6 h 39 m comprese le
soste
Km percorsi secondo Gipsy: 13,4
circa
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