domenica 15 gennaio 2017

Monte Sodadura m 2.010 Traversata – 15 Gennaio 2017


Neve, neve, NEVE! Sia io che la Kyretta abbiamo voglia di calpestare neve ma da quello che so si deve andare molto lontano e io non ne ho voglia.
Inoltre è domenica. Io non mi muovo di domenica se posso ma questa volta è proprio il contrario: ho bisogno di muovermi proprio oggi. La meteo è perfino favorevole.
Mi alzo a fatica, voglio andare via presto e non importa se per fare questo giro posso alzarmi anche un'ora dopo. Vado a fare colazione al bar, me la merito, soprattutto oggi e poi via.
Il caffè lo bevo al Colle di Balisio dove Kyra (tanto per cambiare) riceve una marea di complimenti (cane aggressivo?) e con molta calma ci avviamo al parcheggio di Moggio. La neve non mi spaventa ma il ghiaccio si. Oltretutto quest'anno non ho nemmeno le gomme da neve. Invece il parcheggio è innevato, di ghiaccio non se ne parla. Kyra, appena scende dalla macchina, inizia a correre e rotolarsi nella neve … del parcheggio … ma non importa, è talmente felice che non le dico nulla.
Non fa particolarmente freddo, non ho guardato la temperatura al parcheggio ma poco sopra era -4.
Cambio scarpe, sistemazione dei bastoncini (e si, oggi si ricominciano ad usare!) e poi via.
Kyra sembra matta. Nonostante le si formino i ghiaccioli tra i cuscinetti e tra il pelo delle zampe e del muso lei adora la neve che, con mia enorme sorpresa, è soffice e asciutta! I ramponcini sono nello zaino e li rimarranno per tutto il giorno.
Incontro una comitiva che era al bar a bere il caffè. Mi supera e penso che non li invidio. Andare via cosi in tanti, io che poi sono lenta e poco allenata, dover sottostare alle leggi del più carismatico … no, ormai sono anni che vado da sola (ancora prima della Kyra), al massimo in due e le comitive non mi piacciono più.
Per essere domenica c'è poca gente, pensavo davvero di più. Però ho sottovalutato il freddo, soprattutto per le mani. Cambio i guanti ma il freddo è pungente. La punta delle dita sembra spezzarsi e ogni tanto cerco di scaldarle ma è dura. Adoro l'inverno!!!
Arrivate alla casona non ho la necessità di fermarmi. Strano. Di solito arrivo qui e devo mangiare ora invece non ho neanche bisogno di bere e si che non sono allenata.
Da qui in poi devo stare attenta perché io voglio fare il sentiero che porta sotto il Cazzaniga e so che non è segnato (ma perché non lo segnano?). Per fortuna vedo le peste e cosi deviamo.
Finalmente arriviamo al primo sole e mi fermo a bere. Le dita delle mani fanno malissimo, cosi imparo a non portare i guanti giusti, ma ferma qualche minuto al sole passa tutto.
E iniziano ad arrivare i cani. Non so quanti ne abbiamo incontrati oggi, tutti rigorosamente slegati. Kyra ha fatto amicizia, ha perfino giocato ed è stata bravissima!
L'ambiente è stupendo, in ogni stagione io amo questo sentiero.
Brutta sorpresa invece quando arrivo davanti al rifugio: i cani stanno fuori, e in effetti fuori ci sono Baloo e DJ che cercano in ogni modo di entrare per stare con i loro padroni. Se arriva qualcuno loro si fiondano alla porta per entrare … non ho parole, non c'era poi cosi tanta gente … che peccato perché il rifugetto è anche carino (Io pensavo fosse del CAI Lecco invece sul sito c'è scritto ANA Lecco).
Ho fatto un pochino di fatica sulla rampa finale ma devo dire che, nonostante tutto, mi sento in forma e allora decido che posso permettermi un Sodadura tristissimo per la poca neve. Vedo inoltre gente sull'altro versante per cui, con mio sommo piacere, scopro che la traversata è fattibile.
Qui la prima vera sosta. Banana e un pezzetto di dolce io, una crosticina di grana per Kyra, 4 chiacchiere con relative coccole e poi partiamo.
In cima ho un attimo di sconforto, le lacrime scorrono ma nessuno se ne accorge. mi ricompongo, non ho voglia di mangiare; Kyra, invece di bere la mia acqua, sgranocchia pezzetti di ghiaccio.
Al rifugio ho notato che la borraccia di Kyra era gelata, è nella tasca esterna dello zaino e nonostante la riponga nello zaino lato schiena non si è ancora sgelato il beccuccio … col piffero che erano solo -4°!
Scendiamo dopo esserci accertate che la roccia è pulita. Mi trovo li con una comitiva di 4 simpatici signori che ci aiutano: l'uomo del gruppo scende per primo, porta i bastoni e poi mi controlla per vedere se ho bisogno di aiuto con Kyra (meraviglioso marito della signora!) Quindi aiuta le altre donne e poi si continua la discesa.
Finalmente un po' di caldo e decido di fermarmi. Non ho nessuno a casa che mi aspetta, Per le 8 zampe basta che rientri per le 18 (ora di cena), la giornata è meravigliosa per cui me la voglio godere. Inoltre, dove la trovi una domenica senza folla ad Artavaggio?
Prima di iniziare la discesa vado al Sassi Castelli, unico rifugio dove i cani possono entrare, e mi mangio una splendida torta di grano saraceno (devo imparare a farla … mmmhhhh no, forse è meglio di no visto cosa è successo quando ho iniziato a fare panettoni e pandori e sono venuti … e buoni!!!)
Qui una cosetta ve la voglio raccontare. Sulla terrazza il cartello dice: cani al guinzaglio. Vabbeh, mettiamo il guinzaglio. Io sono seduta al tavolo e in quello di fronte al mio (gli altri tutti liberi … ) si mette una coppia a vestire i figlioli: un bimbo di 3 anni circa e due di una decina. Continuano ad avvicinarci a Kyra e lei, al guinzaglio, ringhia. Avviso le ragazze per piacere di stare lontane ma la più bella è con il piccolo. Questo si avvicina a Kyra correndo e le mette la mano sulla testa. Il papà li che guarda e non dice nulla. Io tengo ferma Kyra che giustamente ringhia e chiedo al papà di allontanare il bimbo. Niente, lui imperterrito. Quando ho visto la manina nella bocca di Kyra (lo so che non sarebbe successo nulla ma si sa che i bimbi piangono per niente e troppi genitori sono deficienti) ho urlato al padre di portarsi via il figlio visto che non ha la minima idea di come approcciarsi al cane. Questo manco mi rivolge la parola e con tutta la calma del mondo viene a riprendersi il pargolo. Ora, se succedono gli incidenti, non venitemi a dire che il cane è cattivo … non è colpa nemmeno del bimbo ma se i genitori sono, come detto prima, deficienti, non date la colpa al cane, grazie!
Scendiamo incontrando ancora cani e qualche persona e arriviamo alla macchina relativamente presto.
A casa Kyra si infila in cuccia. Ne esce per la pappa e poi rientra di filato acciambellata a dormire.
Ti sei stancata oggi amore?
Ma che dici mamma, stanca io??? Ronfffffffffffff



heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 867
Quota arrivo massima: m 2.032
Dislivello: m 1.217 circa
Tempo totale: 7 h 27 m compresa di tutto
Km percorsi: 12,7 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: si ma solo alla partenza e arrivati ad Artavaggio

mercoledì 11 gennaio 2017

La Galaverna in Val di Mello – 11 gennaio 2017


Complicato spiegare come è nata questa gita sta di fatto che è l'unica giornata della settimana che abbiamo entrambi a disposizione per cui si va anche se sarà nuvolo.
Il parcheggio in paese non è a pagamento ma per salire in macchina occorre in ogni caso prendere il biglietto a 5 €
Noi decidiamo di salire a piedi, c'è cmq il sentiero. Ambiente da favola, attenti al ghiaccio che è più infido della neve. Altri due escursionisti che, come me, avevano una tenue speranza di trovare un rifugio aperto dove mangiare. Niente da fare ovviamente.
Le foto parlano da sole. Non abbiamo visto né montagne né cascatale di ghiaccio ma ce la siamo goduta un mondo (Kyra compresa che è arrivata alla macchina con la barba blu!) perché
la Val Di Mello … è sempre la Val Di Mello!
Scendendo abbiamo cercato un posticino dove mangiare. Se non ricordo male eravamo a Cataeggio.
Paesino di montagna, ristorante aperto, vuoto. Entro prima io con Kyra e chiedo se si puo' mangiare. La tipa si alza dal divano e mi guarda manco fossi un extraterrestre: mangiare si ... ma i cani di solito non li faccio entrare ma visto che il locale è vuoto faccio una eccezione, sempre con quell'aria da "te lo concedo e ringraziami pure".
Ah si? rispondo io, va bene, grazie ed esco dal locale.
Giuliano non batte un ciglio (altrimenti partiva la litigata e lui lo sapeva). Siamo scesi in fondovalle. Entriamo in un ristorante anche piuttosto affollato, il cameriere ci guarda: siete in tre? L'avrei baciato (la terza era Kyra)
Prima o poi dovrete abituarvi, siamo sempre di più ad andare in giro con i cani!


heliSLaLenta & Kyra con Giuliano

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 928
Quota arrivo massima: m 1.173
Dislivello: m 260 circa
Tempo totale: 3 h 7 m compresa di tutto
Km percorsi: 10 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: si, lungo il torrente e fontane … se non sono gellati

sabato 24 dicembre 2016

Buone feste ... quasi a tutti

Svegliarsi al buio, la sveglia quasi non serve tanta è l'emozione. Prendere le tue cose facendo il meno rumore possibile e uscire dalla camera, cercare un posticino tranquillo dove consumare la tua frugale colazione alla luce della pila frontale. Finire di vestirti: l'imbraco sopra il primo maglione, la giacca di piumino e il guscio antivento sopra che tanto poi li si toglie. Uscire al freddo e guardare il cielo stellato. Siamo in pochi a partire a quest'ora e le parole sono sussurrate come a non voler ancora svegliare il giorno.
Ti avvicini al ghiacciaio e metti i ramponi, srotoli la corda e la fai passare, prepari con cura i nodi, i moschettoni sono già attaccati all'imbraco. Il casco, non dimenticare il casco mi raccomando.
Uno sguardo al tuo compagno e poi via. La frontale illumina quei pochi metri davanti a te e ti bastano, guardi bene la neve, devi sapere se è sicura e se c'è un crepaccio sotto che devi saltare.
Non sei sola. Nonostante ci siano 30 m di distanza da te il tuo compagno è dietro. Siete legati da quel filo neanche tanto sottile che è una corda da ghiaccio, entrambi nel silenzio che solo un ghiacciaio sa regalare.
Fa freddo, di solito fa freddo prima dell'alba per cui viene spontaneo allungare un po' il passo.
E poi avviene la magia. Arrivano le tue ombre e non sono date dalla luce della frontale.
Arriva l'alba. Le tue ombre sono lunghissime sul manto bianco. La luce aumenta e arriva il momento in cui ti fermi e alzi gli occhi per ammirare il miracolo che ogni giorno avviene: il nascere del sole.
Ecco cosa rappresenta … rappresentava per me la pila frontale.
Ieri sera invece l'abbiamo messa per salire nel bosco, noi tre bipedi e due quadrupedi. Soli. Nel silenzio che anche la notte sa regalare.
Lo sapevo benissimo che lassù non c'era alcuna alba ad aspettarci ma un faro che illuminava a giorno il piazzare del Rifugio SEC e il vin brulè e il tè bello caldo.
Non è più il momento di ghiacciai ma non ho rimpianti, non ho nostalgia, ho dei bellissimi ricordi di quello che sono riuscita a fare. E ieri sera mi sono tornati in mente.
No, non ero per nulla dispiaciuta. Ero felice. Con me c'era Giuliano e chi conosce la nostra storia può capire perché ero felice.
Buone feste … quasi a tutti.

martedì 1 novembre 2016

Savogno e Dasile, Giro ad anello – 1 Novembre 2016


Sono indietro di mille gite e man mano che passa il tempo mi sembra che un racconto perda d'importanza. Ovviamente non è vero che perde di importanza, ma per il momento accontentatevi di qualche foto. Ehm … qualche … non sono stata in grado di fare una selezione maggiore, abbiate pazienza.



heliSLaLenta & Kyra , Giuliano e Mario

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 417
Quota arrivo massima: m 1.031
Dislivello: m 700 circa
Tempo totale: 6 h 22 m compresa di tutto
Km percorsi: 8,8 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: si, fontane ai paesi

martedì 20 settembre 2016

Resegone m 1.875 dalla Cresta Sud – 20 Settembre 2016


Se ho contato bene questa è la quinta volta che cerco di raggiungere la passata partendo da Morterone. Un paio di volte sono salita prima, una addirittura dopo … ma questa volta … CE L'HO FATTA! E ci mancherebbe, ormai conosco la zona strabene, anche se con me intorno non è mai detto. Purtroppo non ho più “la gamba” di un tempo e cara grazia che sono arrivata in vetta, la cresta nord non me la sono sentita, era già abbastanza tardi. E in ogni caso trovo molto più bella la sud ;) In cima non c'era nessuno ma, incredibile, sono arrivate persone dopo di me: chi ha fatto le due gamma (7 ore) chi per la prima volta in montagna e ha preso la funivia. Spaccati di vita con cui ho chiacchierato (e dispensato consigli e indicazioni) volentieri. Per il resto lascio parlare le foto. Io mi sono tolta un sassolino enorme dallo scarpone. 

 heliSLaLenta & Kyra 

I dati secondo Gipsy: 
Quota partenza: m 1.087 
Quota arrivo massima: m 1.879 
Dislivello: m 1.390 circa 
Tempo totale: 8 h 17 m compresa di tutto 
Km percorsi: 14,9 circa 
Percorso canabile: Si con qualche aiutino 
Acqua sul percorso: no, solo la sorgente Forbesette

giovedì 8 settembre 2016

Valle Merdarola–Bocchetta Medaccio m 2.303–Rifugio Omio 8/9/16


Prologo
Volevo andare alla Omio, ci sono stata un secolo fa ed è ora di tornarci. Ne parlo con Giuliano e gli dico che ne approfitterò per dare un'occhiata alla Valle della Merdarola.
“Non c'entra niente la Merdarola con la Omio! Piuttosto sali direttamente dalla Merdarola e tramite la bocchetta di Medaccio scendi alla Omio”
Ora, non chiedetemi perché se salgo da una parte non c'entra nulla mentre se salgo dall'altra si ma ragionandoci un po' penso che sia meglio come dice lui, salire dalla zona che non conosco. Sempre meglio. Se ci sono problemi torni da dove sei venuta.
In teoria.

La gita
Lo zaino è la prima cosa che metto in macchina la mattina. Gli scarponi saranno quelli pesanti perché Giuliano mi ha detto che lui ha visto le mucche scendere da quella parte e si sa come conciano i sentieri le mucche.
Quegli scarponi saranno la mia salvezza.
Sono molto contenta di fare quella gira, la Merdarola è da anni che la rincorro. Ho una relazione molto dettagliata con me (e meno male … utilissima!) e le parole di Giuliano mi lasciano tranquilla … non lo conoscessi! Sinceramente non credevo che potesse mandarmi da sola su un percorso cosi ma si è poi scusato dicendo che non era messo cosi male quando è salito lui e non se lo aspettava.
Altro campanello di allarme doveva darmelo la colazione a Morbegno: non ho voglia di mangiare la mia brioche. E questo è davvero strano. Non mi sento benissimo se devo essere sincera ma visto che la gita è di 1.200 m di dislivello e si, è vero, è una EE ma l'ambiente lo impone. Non la reputo infattibile per cui non ascolto il mio corpo e salgo dalla Merdarola.
Al parcheggio incontro dei signori: andate alla Gianetti? Il 90% della gente che sale da qui va alla Gianetti e non mi sbaglio. Mi dicono anche che qualcuno vuole fare la traversata alla Omio e cosi la butto li: allora ci vediamo li, io salgo dalla Merdarola. Ahhh ... uhhh … probabilmente troverà il nevaietto giù dal passo. Cazz... io odio la neve. Vabbeh, se non passo torno indietro.
La relazione parla di cartelli indicanti la Omio sin dall'inizio ma io non ne trovo.
E questo avrebbe dovuto insospettirmi.
Mi aspettavo una valle selvaggia e cosi l'ho trovata. Mi aspettavo una valle umida ma non fino a quel punto. Il sentiero sale da subito ripido, ma poi inizia anche ad essere coperto dalla vegetazione, le rocce scivolosissime mi fanno cadere innumerevoli volte. Mi sono stramaledetta all'infinito per aver lasciato in macchina i bastoni. Kyra invece si è divertita un mondo … almeno lei …
L'unico punto in cui faccio fatica a trovare il sentiero è al secondo baitello ma ritrovo subito il segnale. Arrivo stremata alla prima Baita di Merdarola. Ora siamo finalmente fuori dal bosco e dall'umido, il sole splende con un caldo giusto e il posto è a dir poco stratosferico. Mi rendo però conto che l'alpeggio è abbandonato da anni e il rifugista mi informerà che saranno una decina gli anni da cui è stato abbandonato. Certo che per scendere di li le mucche … eppure Giuliano conferma: anche io mi sono stupito eppure scendono proprio di li! Ora il sentiero è abbandonato e se non lo si perde di certo si rischia di farsi male, almeno io in discesa so che rischierei. Oggi non mi reggo in piedi. Per cui proseguo. Se trovo il sentiero. Leggo tre volte la relazione, ancora non ho ben capito dove è il canale per cui è meglio che segua le 3 baite e poi si sa, dove il sentiero è segnato si fa meno fatica. E qui ho perso davvero tanto tempo a cercare il segno. Avanti e indietro. Destra in basso, no ma il segnale sulla baita indica in alto. Alla fine mi fido del mio intuito e non sbaglio, ritrovo il segnale. Ogni volta che ritrovo il segnale, e da qui in poi succederà innumerevoli volte, mi arriva un respiro di sollievo e mi tranquillizzo.
Non riesco ad arrivare alla terza baita, mi devo fermare prima perché sono svuotata. Ci sono le giornate cosi, dove non hai energia. Ma che faccio, torno da quel maledetto sentiero? Se riesco a salire al colle di la sarà tutto meglio. E allora mi mangio il vasetto di marmellata sperando che gli zuccheri aiutino. E poi via. E ancora i segni si perdono. Però ora ho capito qual'è il colle e andando ancora fidandomi della mia esperienza ogni tanto lo ritrovo il maledetto bollo (scolorito, sono tutti molto scoloriti …) e arrancando di brutto arrivo al colle. 5 ore. Troppe. Sono troppe ma ormai credo di essere a posto, nevaio a parte.
Scendo subito, non mi fermo. Dovrei vedere il rifugio da qui ma il mio “occhio di lince” non lo vede. Un problema per volta: scendere dal canale. Fatto. E' stato molto meno difficile del previsto. Capisco che il sentiero volta tutto a sinistra e … NON C'E' IL NEVAIO! Sono felice, stremata ma felice. Proseguo, ma ogni tanto anche qui perdo i segni. Confortata dalle volte precedenti, proseguo come indicato nella relazione e fidandomi del mio intuito e lo ritrovo. Aggiro cosi il primo salto roccioso. Niente ancora del rifugio. Ora siamo in una valle piena di pietroni di granito. Bello. Per carità, ma se riuscissi a trovare SEMPRE il bollo successivo sarei più tranquilla.
Arriva il secondo risalto da aggirare e non vedo più i bolli. E neppure il rifugio. Leggo la relazione e mi dice di aggirare a monte. Va bene, i bolli li ritroverò mi dico dopo averli cercati su è giù.
E invece i bolli non arrivano. Però vedo il rifugio li in basso. Ok, attraverso sempre tenendomi verso il basso. Niente bolli. Cavolaccio. Ad un certo punto, ormai con le forze a zero, mi rendo conto che sto scendendo troppo. Controllo l'altimetro: 1.900 e il rifugio è sempre più basso di me. E qui mi rendo conto che ho un problema: il rifugio è a 2.100 m per cui non può essere quello.
Ora, per chi non ha mai provato a camminare senza sentiero in media montagna forse non può capire ma tra i rododendri, i ginepri e l'erba alta la fatica aumenta esponenzialmente.
Sono stremata, non ho neppure la voglia di mangiare e ho quasi finito la mia acqua con i sali, ho ancora il mezzo litro di Kyra (lei beve e si bagna nei ruscelli) ma non mi da energia essendo senza additivi.
Capitolo, prendo in mano il telefono mentre mi cadono i lacrimoni dello sconforto (perché lo so che è li da qualche parte … ma io non lo vedo!) e clicco sulla app WHERE ARE U anche se il mio telefono mi dice che non c'è servizio. Mi rispondono! Cade subito la linea e allora richiamo il 112.
Riesco a parlare, probabilmente dalla app hanno il mio nome e mi salutano con quello. Bene, chiedo del soccorso alpino.
Chiedono cosa è successo, spiego che vorrei sapere DOVE CAZZO E' IL MALEDETTO SENTIERO CHE PORTA ALLA OMIO!
Bene, le passiamo il soccorso sanitario.
No, io voglio solo parlare con il soccorso alpino, loro sanno cosa dirmi
E' coordinato dal soccorso sanitario, stia in linea. STIA IN LINEA? Ma se sono qui ferma immobile perché se mi sposto di un millimetro non prende più???
Arriva il Soccorso Sanitario (118) e mi chiede di nuovo tutto.
Posizione?
La do, facciamo fatica a capirci perché la linea va e viene.
Le passo il soccorso alpino. E qui siamo a tre passaggi e io sempre li ferma immobile perché il segnale è MOLTO flebile.
E in quel momento mi giro … e il rifugio è li che mi guarda. Ma come diavolo ho fatto a non vederlo prima? Lo dico al signore del 118 ma oramai sono al telefono e devo concludere la mia richiesta di intervento. Vedo anche una casa diroccata, e ne parlo con il CNSAS che conosce la zona. Vuole sapere di nuovo tutto e io, sempre cercando di stare ferma, racconto che arrivo dalla Merdarola e devo andare alla Omio che è li, ora la vedo e vedo anche una casa diroccata: se vado in traverso alla casa diroccata lo trovo il sentiero, vero?
Mi confortano, parlare con loro mi è stato di grande aiuto. Siamo d'accordo che ci sentiamo più avanti e intanto faccio quello che spero sia l'ultimo traverso.
Non è che non avevo fatto i conti con i ruscelli che scorrono sulle rocce lisce di questa zona ma tanto non potevo fare altrimenti e cosi incontro il primo e devo trovare il modo di passarlo senza scivolare giù.
Proseguo e ne vedo un altro più avanti, nel frattempo richiama il 118. Racconto dove sono e quello che sto facendo e a questo punto l'operatore valuta che sono in pericolo e vuole mandarmi i soccorsi.
No, non ho bisogno dei soccorsi, ora che arrivano qui io sono già al rifugio!
Signora, lei è in pericolo, guardi che non paga niente! (e su questa frase ci farei un bel ragionamento)
Non è quello, cerco di spiegarmi, mi basta che mi abbiate risposto e che mi abbiate aiutato a trovare il sentiero. Mi rimette in contatto con il CNSAS (io ora sono in cima ad uno spuntoncino e da li non mi posso muovere perché altrimenti non si sente più) e parliamo tutti e 3: il 118 che dice che sono in pericolo, io che dico di no e il CNSAS che ragiona: ci mettiamo circa 3 ore e mezza ad arrivare li, la signora a quel punto sarà già in rifugio. 2 a 1, vinciamo noi. Mi raccomandano di stare attentissima a quelle placche bagnate (non lo sapessi … ma fanno bene a dirmelo) e ci lasciamo.
Arrivo al rudere. Non trovo il sentiero. Ok, non fa nulla, ora so dove è il rifugio e con le unghie e con i denti ci arrivo. Arranco ancora un po' e trovo finalmente un bollo.
Chiamiamolo sentiero. Una flebile traccia non battuta. la riperdo decine di volte. Nel frattempo mi richiama il 118 e avviso che sono sul sentiero segnato. Siamo ora d'accordo che non ci sentiamo più, solo se ho problemi richiamo io.
Ora non ho proprio più forze ma mi rendo conto che se mi fermo non riprendo più per cui nessuna sosta e via, un passo dopo l'altro con Kyra sempre al mio fianco. Ovviamente sono fuori traccia e mi tocca pure risalire.
Ma ce l'ho fatta.
Sono arrivata.
Il rifugio.
Bere. Mentre racconto al rifugista la mia vicenda mi faccio dare una lattina di aranciata e una bottiglia da 1,5 l di acqua gasata.
Esco e mi siedo e finalmente posso mangiare … e guardare l'orologio: le 16:30
Faccio due conti: stanca come sono ci vorranno almeno 2 ore a scendere (sono 1.000 m di dislivello), alle 17 è meglio avviarsi per cui cerco di godermi la mia mezz'oretta di riposo.
Bevo come se fossi stata nel deserto un mese, mangio metà della mia insalata di riso e guardo giù: la parte finale del sentiero è già in ombra.
Kyra è scattante come all'inizio della gita e io la odio per questo ma devo ammettere che durante la discesa mi è sembrata preoccupata, si fermava continuamente a guardarmi … ero lentissima.
Alla macchina un gran respiro di sollievo. La prima considerazione che ho fatto è che un bel piede fa a pugni con gli scarponi: avevo tolto i calli sui pollicioni perché antiestetici e ora mi fanno di nuovo male a causa degli scarponi.
Ho tenuto ai piedi gli scarponi pensati per 11 ore e ora i piedi sono doloranti (e ci mancherebbe) ma mi hanno salvato oserei dire la vita. Doloranti si ma senza impedirmi di camminare, non so se mi spiego ma io mi trovo meglio, come dolori ai piedi, con gli scarponi pensati che quelli leggeri da trekking.
A metà discesa mi ha chiamato ancora il 118, voleva sapere se ero arrivata al rifugio.
Grazie ancora al 112 – 118 e CNSAS, avevo bisogno di un supporto e l'ho ricevuto.
Ora che tutto è passato posso dire con “orgoglio” di essere una 4 persone che quest'anno ha fatto questa traversata (cosi dice il rifugista).
Voi non fatelo. Sarete sicuramente più bravi di me, più in forma di me ma io ve lo sconsiglio. Poi se ci andate … io vi avevo avvisato.

heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 1.173
Quota arrivo massima: m 2.299
Dislivello: m 1,370 circa
Tempo totale: 11 h 4 m compresa di tutto
Km percorsi: 14,8 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: Si, torrenti

PERCORSO CHE NON CONSIGLIO! Il rifugista mi ha detto che quest'anno hanno fatto la traversata altre 3 persone … meno che il Prata!

mercoledì 7 settembre 2016

Val d'Agnel quota m 2.830 – 23 Agosto 2016



Prologo
Sono 7 anni che veniamo qui. Il primo anno d'estate a cercare il punto esatto per mettere una piccola croce, discosta dal sentiero, che ci permetterà di tornare tutti gli anni a salutare Rino.
Gli altri 2 anni d'inverno, il primo facendoci accompagnare un frate; abbiamo portato anche un piccolo altare e un sacco di amici si sono aggregati. Io stavo malissimo, è stato un anno difficile il 2011. Pochi giorni prima è venuto a mancare un caro amico, per malattia ed ero devastata. Sono presenti anche la compagna di questo mio amico e la sua amica storica. E' stata una cerimonia commovente, anche se non sono cattolica.
L'anno successivo c'era anche Pinuccio. E' stata una giornata già più allegra. Pinuccio Giuliano e io abbiamo anche salito una cima li vicino dopo il pranzo con Rino.
Il 2013 l'abbiamo saltato. Il nostro incidente, la morte di Pinuccio, Giuliano in riabilitazione … saremmo mai tornati lassù?
Si, ci siamo tornati, dal 2014 non abbiamo ancora saltato un anno. E più passano gli anni e più amo questo luogo. Kyra si diverte un mondo, è una passeggiata tranquilla che ci permette di stare su con Rino un po' di più di quello che faremmo in una sosta di un'altra gita.
Si, lo so, ad alcuni sembrerà stupido che noi parliamo di questo posto come se Rino fosse ancora li ma per noi lo è. E ci fa piacere continuare a pensarla cosi.

La gita
Gli scarponi ci sono?
E le stringhe? TUTTE?
E gli zaini?
Bene, allora possiamo partire
Dopo l'ultimo mio exploit la conta è d'obbligo ma siamo pronti a partire con tutto il necessario in macchina.
A Novate Mezzola c'è ancora la deviazione: non è che staranno allargando quel pezzetto stretto stretto e basso basso tra montagna e lago? Non so sta di fatto che il cartello dice che sarà chiuso fino al 6 di novembre.
Sosta da Moreschi dove facciamo colazione e prendiamo un po' di pizza (e un dolcetto) per il pranzo e poi via.
Solita tiritera alla dogana (rallenti, saluti e vai) e poi via verso il Maloja. Giornata semplicemente da urlo, in alcuni posti vento ma io sono fiduciosa: niente vento alla nostra meta.
Se non ricordo male, abbiamo incontrato 5 semafori lungo il percorso, tutti rigorosamente rossi, semafori per lavori stradali. E gli stessi lavori stradali ci hanno fregato il solito parcheggio. Torniamo su al passo, per me è la prima volta da qui ma scopro che c'è un cartello che ci porta alla nostra meta. Penso che l'invernale da qui non si faccia, d'altra parte è un bel traverso, ed è per questo che noi siamo sempre scesi giù al parcheggio sotto, ma da qui la strada mi piace di più. Un traverso che si ricongiunge con il fiume al primo salto e mi evita la piana. D'ora in poi saliremo sempre da qui.
Piccola sosta a metà strada (si sa … io ho … FAME !!!) e poi si prosegue. Kyra ne fa una pelle, non è mai ferma con noi, corre a destra, a sinistra, davanti e indietro. A me sembra che le piaccia in modo particolare questo posto. Ci sono le marmotte e le mucche … spero che prima o poi Kyra capisca che la mucca è cara e buona ma è tanta e prima o poi una zoccolata la becca se non la pianta di abbaiare dietro.
La conosciamo ormai a memoria questa strada, sappiamo che su dalla bastionata ormai siamo arrivati. E sappiamo anche bene dove è la croce, e lo sappiamo solo noi, è distante dal sentiero e piccola piccola che anche chi la cerca fa fatica a trovarla.
Quest'anno siamo abbastanza sereni, mangiamo la nostra focaccia, brindiamo con la birra (grazie Mario!) un po' di relax e poi arriva il solito capogita rompiballe: ANDIAMO? Lo perdoniamo perchè ci ha comprato anche il dolcetto!
In discesa evitiamo il pezzo brutto che costeggia la cascata tenendoci alti. Mi piace questo sentiero, lo preferisco a quello invernale. L'ho già detto? uff … la mia memoria.
Ovviamente Kyra è conciata da sbatter via, quando torna da qui è sempre cosi, ci sono gli animali al pascolo proprio vicino alla strada. Cerchiamo quindi il torrente comodo per farle fare un bagno (approfittiamo anche noi, ovviamente) e poi ancora verso i nostri semafori per lavori stradali, rigorosamente sempre rossi: legge di Murphy?
Non è niente di che come gita, chi volesse allungare puo' salire al colle d'Agnel o, se ha la gamba, al Piz d'Agnel. A noi non interessa, siamo qui per salutare un amico, lui si era fermato qui e lo stesso facciamo noi, ogni anno, fino a che ce la faremo.
Ciao Rino!

Giuliano, Mario, heliSLaLenta & Kyra

I dati secondo Gipsy:
Quota partenza: m 2.243
Quota arrivo massima: m 2.795
Dislivello: m 590 circa
Tempo totale: 5 h 24 m compresa di soste
Km percorsi: 9,3 circa
Percorso canabile: Si
Acqua sul percorso: Si, torrenti