lunedì 14 dicembre 2009

Una cima cosi difficile e lunga – 14 Dicembre 2009

Ci sono cime difficili da salire. Non è mia la citazione, ma di una persona che raccontava cosi la nascita di un nipote.
La mia montagna difficile invece si chiama LCA. Una dura salita che durerà 5 mesi.
La parte più difficile spero davvero che sia la prima, quella di questi giorni. Devo abituarmi alle stampelle, non è facile vivere da soli e non poter usare le mani mentre cammini.
Cammini.
Qualche passo da qui a li.
E poi tanta fisioterapia. Per fortuna a casa. Però è ancora molto dolorosa. Se tanto mi da tanto dovrebbe però essere in calo questo dolore. Dovrei migliorare giorno dopo giorno.
E allora, con questo pensiero, auguro a tutti un sereno anno nuovo e pieno di montagne!






sabato 12 dicembre 2009

Monte Bregagno da San Bernardo m 2.107 – 12 Dicembre 2009

E’ arrivata la chiamata …
Questa, se tutto va secondo i piani, sarà la mia ultima uscita invernale.
Sono un po’ preoccupata; sia per l’operazione ma anche perché il ginocchio “lo sento”. Sarà stata la sciata di mercoledì (20 km di pattinato … non il massimo per il mio ginocchietto!) sarà la visita del prericovero dove il Proff. mi ha rigirato in tutti i modi il ginocchio, sta di fatto che temo per la discesa.
Siamo in macchina e arriva la proposta: e se andassimo al Bregagno? Va bene, rispondo ovviamente. Non ho mai dubbi sulle proposte di Giuliano, lui conosce la mia situazione e propone sempre cose adeguate.
La strada per arrivare sotto la chiesa di San Bernardo è davvero spettacolare. Man mano che sali si stringe, poi diventa sterrata fino a che non finisce.
Fa caldo. Cavolo! Altro che guanti pesanti! Qui si sale in maglietta :-(
Abbiamo dato comunque un’occhiata alla cresta e decidiamo di portare lo stesso i ramponi che l’ultimo tratto è ripido.
Ciaspole sullo zaino partiamo. Dapprima su sentiero pulito, arrivati nei pressi della chiesa inizia la neve. E’ già spettacolare! Lo conosco questo ambiente, il lago l’ho visto dall’alto non so quante volte ma da qui è davvero fantastico! Da lasciarti senza fiato. Sarà per la luce, c’è un sole velato che ora ci fa sentire finalmente una bella temperatura di inizio inverno.
Siamo soli, la neve non abbondante ci induce a salire senza ciaspole. Sono veloce per i miei std, riesco a star dietro a Giuliano. Ci sono pezzi anche piuttosto ripidi ma la neve tiene talmente bene, ho la traccia di Giuliano da seguire (quando la vedo …) e quindi sono tranquillissima.
Passiamo il primo cimotto. Dai che non manca molto. Saliamo ancora ma la cima non è quella che pensavamo, è ancora più in la.
Io oggi mi sento benissimo. Non ho neanche la necessità di mangiare ma il mio socio insiste: che abbia voglia lui di assaggiare la mia crostata con marmellata di arance???
Dopo mangiato proseguiamo. Vediamo 2 sci alpinisti dietro di noi, le uniche altre presenze oggi.
Il crestone è sempre più bello. Ultima anticima e poi, leggera discesa con relativa risalita, ed eccoci in vetta!
Il freddo. Mamma mia che freddo!!! Ci copriamo ben bene (e si vede dalle foto di vetta) e aspettiamo lo sci alpinista che, solitario, arriva in cima. Ci scambiamo il favore delle foto poi lui scende per ricongiungersi con il suo amico che non se l’è sentita di salire in cima.
Noi ci sediamo un momento, riparati dalla base della croce, a goderci lo spettacolo e a chiacchierare un po’. Per un bel po’ di tempo non salirò, non vedrò questi panorami, non vedrò gli amici della montagna … ma sono contenta cosi. E’ una cosa che mi spaventa ma la devo affrontare se voglio continuare a camminare per i monti. Gli amici saranno li ad aspettarmi quando torno in forma (almeno lo spero …) devo solo avere pazienza e anche questa passerà.
Mentre ci prepariamo per la discesa mi cade l’occhio su un tubetto di pastiglie di sali. Ma chi diavolo l’ha lasciato in giro! Lo prendo. Sembra pieno. Lo apro … contiene una matita e dei fogli arrotolati: MA E’ IL LIBRO DI VETTA!!! Con i guanti e infreddolita cerco di lasciare la traccia del nostro passaggio poi Giuliano mette il tubetto ben fermo alla base della croce. Se salite, cercatelo!
Scendiamo. Man mano che ci abbassiamo il sole diventa più forte fino ad uscire dalla nuvole. Propongo una sosta: non posso lasciarmi scappare questo calore! Ci fermiamo li, sulla neve, a goderci il tepore.
Poi ancora giù. Io lentissima, contrariamente alla salita. Lo sento il ginocchio e non mi sembra il caso di farmi male proprio ora. Mentre chiacchiero presto poca attenzione e scivolo 2 volte. Devo stare attenta, continuo a ripetermi cosi Giuliano, che non mi ha aspettato più di tanto in salita, lo deve fare ora in discesa.
Altra sosta al laghetto per finire la torta e poi verso la macchina.
Che giornata! Bellissima! Giuliano non poteva trovarmi una migliore conclusione per le mie escursioni invernali!


Quota partenza: 1.055 circa
Quota arrivo: 2.107 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.184
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: Poco più di 5 ore

Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate





martedì 8 dicembre 2009

Sentiero dei Pizzetti – Crocione di San Martino – Sentiero Silvia m 1.028 – 8 Dicembre 2009


Ma chi si muove con un tempo simile?
Il nostro terzetto ovviamente!
Ci troviamo al bar di Eupilio tutti e 3, ridendo della nostra pazzia. Ma si, andiamo ai Pizzetti! E cosi scopro che Mario non c’è mai salito mentre Nano li deve aver fatti anni fa. Ergo, sono quella più informata sulla gitarella di oggi!
Bene, stiamo per salire in macchina e Mario ci guarda: non devo prendere nulla io!
Ah … vieni cosi? E le scarpe?
ARGHHHHH!!! Non sarebbe la prima volta che Mario arriva alla base della salita senza scarponi :-D Cmq, rimediato alla dimenticanza, ci avviamo verso Lecco.
Con calma arriviamo al mitico cancello verde, accarezziamo i gatti che stazionano li e poi si parte. Memore della scorsa esperienza, questa volta non faccio sbagliare il sentiero al primo bivio e poi su per il ripido sentiero.
Nebbia, goccioline, umido … ma chi ce l’ha fatto fare! Lo diciamo ridendo perché nessuno di noi 3 oggi stava a casa volentieri. E poi, il sentiero ha il suo fascino anche cosi, il panorama già lo consociamo per cui va bene.
Le rocce anche se sono bagnate non sono tanto scivolose per fortuna e quando arrivano le catene salgo pure io tranquilla.
Siamo orami alle porte del Natale e la natura fa il suo corso: sono fioriti gli helleborus che i ragazzi chiamano bucaneve. Ecco, non potendo fotografarli manco li vedo :-( Alla fine me li devono far notare; io sono tutta presa a camminare senza restare indietro :-)
Ma no che con questa luce e la mia macchinetta cmq le foto non verrebbero. In effetti, guardando poi quelle fatte, ci rendiamo conto che molte sono mosse.
Non incontriamo nessuno fino alla fine del sentiero. Su al rifugio Giuliano ed io ci concediamo un mezzo panino a testa (ecco perché è brutto … SI MANGIA!!! … o meglio, si mangia perché è brutto … insomma, fate voi!) e poi il caffè che Mario non rifiuta mai.
Discutiamo su quale deve essere il sentiero di discesa. Si pensa ai Tecett, ma nessuno di noi l’ha mai fatto e non si vorrebbe dover tornare dalla strada. Chiediamo ma ce la sconsigliano: è bagnata. Ci guardiamo … veramente noi veniamo dai Pizzetti … Alla fine però decidiamo di non farla ma di salire al Crocione di San Martino e di scendere dal Sentiero Silvia, quindi alla chiesetta e poi a Rancio, sperando di trovare un sentiero che ci riporta alla chiesa dei cappuccini.
Me la ricordavo ripida e “lunga”, ed in effetti è ripida e mi da l’idea di non arrivare mai.
In cima c’è un ragazzo che ci sconsiglia il Sentiero Silvia: si scivola …
Bene, io l’ho fatto sia in salita che in discesa, e se ho fatto i Pizzetti in salita devo dire che il Silvia è MOLTO meno problematico con la pioggia, per cui ci avviamo. In effetti arriviamo alla chiesetta senza eccessivi problemi. I problemi iniziano ora.
I sentieri acciottolati sono un vero martirio quando sono bagnati e scivolare qui è la parte davvero pericolosa di tutta la passeggiata odierna.
Scendiamo sperando di trovare un sentiero che ci porta a destra. Alla fine però ci ritroviamo sulla strada che non porta da nessuna parte sulla quale mi sono ritrovata pure io l’altra volta :-(
Eccoci sistemati.
Ma no, andiamo giù per il prato.
Bene.
Poi il prato finisce.
Ci sono le case con le recinzioni, dei roveti pieni di pattume ripidi ripidi ripidi fino a che ci troviamo di fronte ad una splendida recinzione. E ora?
Mario va avanti. Abbiamo davanti a noi un cancello: ce la fai a scavalcare? Io? Con voi si, qual è il problema? Poi Mario trova un varco. Beh, chiamarlo varco è dire troppo. Diciamo che hanno smesso di mettere la recinzione perché li ci ha pensato la natura a creare una barriera. Noi siamo passati di li :-)
Incolumi alla strada. Prime case, poi delle macchine, finalmente delle persone a cui chiediamo. Ovviamente sono straniere e non riescono ad aiutarci. Arriviamo a Rancio e li ci danno le dritte giuste. La strada, non lunghissima, ma ce la siamo fatta lo stesso.
Ora siamo al sole, il venticello è fresco … ma che dicembre! Questo è marzo!!!





Quota partenza: 270
Quota arrivo: 1028 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 900
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: meno di 4 ore

Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate






domenica 6 dicembre 2009

Monte San Primo m 1.686 – 6 Dicembre 2009

- CLICCA SUL TITOLO PER VEDERE LE FOTO -

Oggi uscita con il socio storico: Andrea!
Lo convinco a venirmi a prendere a casa :-) e a partire non troppo presto visto che saranno “solo” 600 m di dislivello.
La scelta cade su questa meta perché Andrea se la menava, giustamente, a causa della neve caduta in questi giorni e io non mi sento mai molto tranquilla su neve se non c’è qualcuno più esperto di me. Il San Primo l’abbiamo già salito, io un paio di volte da entrambi i versanti, ma ci manca la versione invernale e allora proposta accettata!
Certo, mi aspettavo di trovare gente, ma che mi desse cosi fastidio no.
Certo, mi aspettavo di trovare neve, ma di affondare cosi tanto no.
Certo, mi aspettavo di essere triste, ma cosi tanto no.
E cosi Andrea si è dovuto sorbire una compagna di camminata con il muso. In macchina gli racconto le novità, con me sono sempre tante anche se ci siamo sentiti pochi giorni fa. Mi capisce e cerca di consolarmi.
Decidiamo di seguire il mio Tom Tom e questo mi porta a casa di Giuliano … no, guarda che ti stai sbagliando! No, imperterrito il Tom Tom mi dice che siamo sulla strada giusta.
Allora propongo la sosta caffè dove di solito vado con il mio socio “lacustre” e mi riconoscono: non se ne fa scappare una, vero?” Beh, in fin dei conti è vero, appena posso vado in montagna a camminare. Che ci posso fare se è la mia passione?
Riprendiamo il viaggio e arriviamo senza intoppi alla colma. Parcheggio e poi alla ricerca del sentiero. La volta che sono salita da qui non avevo parcheggiato dove siamo ora ma Andrea dice che il sentiero parte in direzione Nord … già, dov’è il Nord? Lui ovviamente lo sa e allora decidiamo di provare a prendere quel sentiero li. Ci apostrofa un signore con uno splendido cane: siete pratici della zona? Assolutamente no. Ah … perché andavate dritti da li e pensavo che ci fosse un sentiero che sale anche da li.
Probabilmente ci saremmo arrivati lo stesso, ma siamo scesi e abbiamo girato intorno al rifugio dove abbiamo trovato i cartelli.
La strada.
Al San Primo da questa parte si sale dalla strada. Non c’è tantissima gente ma sempre troppa per il mio morale. Saliamo silenziosi, Andrea tende a lasciarmi in pace quando vede che non sono di luna buona, io invece avrei bisogno di qualcuno che mi eviti di pensare troppo.
E allora, quando finalmente finisce la strada e arriva una delle cimette di questa passeggiata propongo al socio di salire in cresta. Incredibilmente accetta e non solo, mi dice che vede una traccia. Ottimo! Io su neve non vedo una fava ma di lui mi fido per cui decidiamo di andarla a prendere.
Beh, meno male che non mi ha cazziato perché ho fatto una fatica bestia a salire visto il versante piuttosto ripido con sotto tanta bella erbetta ancora verde. Prova a passare avanti lui ma io insisto che sono più allenata e mi sobbarco la traccia.
Un traverso e poi la prima cimetta finisce. Ancora un pezzetto di strada e arriviamo finalmente all’Alpe di Terra Biotta. Ma quant’è lungo questo avvicinamento! Non siamo saliti quasi di nulla!
Sosta. Andrea mangia e beve, io bevo e basta. Poi arrivano altri ad occupare il posto vicino a noi e noi allora riprendiamo la marcia. Su per la cresta. A volte affondo fino al ginocchio, soprattutto quando decido di deviare per superare qualche gruppetto che fa la “fisarmonica”.
Andrea mi sta dietro abbastanza bene, lui non è allenato come me e ho un po’ di paura che mi schiatti. Però sono anche “solo” 600 m di dislivello mi ripeto e allora via!
Cavolo … ma è davvero lunga questa cresta! Finita quest’altra elevazione ne abbiamo ancora una che finalmente ci porterà in cima. Le ciaspole le abbiamo già tolte prima della cresta, non ne vale la pena in salita e facciamo anche più fatica. Siamo in ritardo rispetto ai tempi che mi ero posta ma non è questo che mi fa “correre”. Vorrei arrivare stanca, tanto stanca da far si che le “cellule grigie” non girino più ma in cosi poca strada non è possibile.
In vetta gente, non tanta ma un po’ si. Ci sediamo, mangiamo (io una banana …) e poi mi alzo per fare qualche foto. I soliti imbecilli davanti alla croce (con tutto lo spazio che c’è!) ma si accorgono e si spostano. Il lago è meraviglioso, il panorama si vede quasi tutto, nonostante le nuvole.
Poi torno da Andrea, mi siedo e gli dico: sono proprio a terra oggi.
Andrea è un tesoro, tenta di consolarmi ma lo sa che c’è poco da fare, purtroppo ci sono cose che non dipendono da me ma mi coinvolgono parecchio.
Mi passa. Scendiamo che la temperatura non è gradevole e sta raffreddando. Per scendere scegliamo le ciaspole con 2 ottimi risultati: non le portiamo sulle spalle e non affondiamo troppo.
Scendendo cerco di convincermi a mettere in atto il mio motto:
“Se c’è rimedio, perché te la prendi? E se non c’è rimedio, perché te la prendi?”
La montagna è sempre una gran consigliera e macinando un passo dietro l’altro un po’ mi passa. Ora inizio io a chiacchierare con Andrea che capisce che il mio umore sta migliorando e allora chiacchiera un po’ di più.

Perché vi racconto questi miei stati d’animo? Perché di certo il racconto non può avere “verve” in queste condizioni per cui, abbiate pazienza, sono momenti che passeranno … prima o poi passeranno!

Ma quanto è lunga sta strada! Non finisce più! Ad un certo punto decidiamo di togliere le ciaspole, ci mangiamo un mandarino (SLURP) e poi a testa bassa fino alla macchina. INFINITA!!!
Quando ho detto ad Andrea che il posto dove abbiamo bevuto il caffè fa un ottimo gelato insiste per offrirmi la merenda e allora si torna alla gelateria … DAVVERO BUONO!!!
Poi casa, passando da Meda sfruttando il Tom Tom per provare una strada diversa.
Davvero un peccato che Andrea quest’anno sia incasinato. Le gite con lui hanno sempre un non so che …

Quota partenza: 1.124
Quota arrivo: 1.686 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 690
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: circa 5 ore e mezza




sabato 5 dicembre 2009

Passo di Tartano m 2.103 – 5 Dicembre 2009


La valle è davvero meravigliosa, te ne rendi conto già salendo in macchina, e rivedendo le foto questa mattina mi sono goduta ancora di più lo splendido panorama regalatomi da questa che forse è la mia ultima uscita di un certo “peso” per questo inverno.
Innanzi tutto c’è da dire che la mia prima (e probabilmente ultima almeno per quest’anno) uscita di sci alpinismo è stata mercoledì. Niente male per una pippa come me se non fosse per gli scarponi … CHE MALE!!! Non vedevo l’ora di scendere per poterli togliere, una tortura pazzesca! Vero che me li hanno regalati, ma visto che sono in attesa della chiamata in ospedale non mi sembra il caso di imbarcarmi quest’anno in un acquisto cosi impegnativo. Per cui, per ora, ci metto una pietra sopra.
Ma sabato c’è anche Rino e lui e Giuliano non vedono l’ora di mettere gli sci. Mi portano dietro lo stesso. Saliamo insieme, dalla strada, poi nel bosco, senza eccessivi problemi. La valle è davvero bella, la neve dal mio punto di vista perfetta! Poca gente e purtroppo anche poco sole.
Cmq, siamo in vista del Passo e Giuliano mi chiede se me la sento di salire la cima. Beh, si, però sono intimorita dalla discesa. Loro hanno gli sci e io invece mi devo arrangiare a scendere dalla via di salita, magari con qualche sci alpinista che ancora vien su :-(
Quindi mi guardo la cima. Per male che vada tolgo le ciaspole, penso, e si, dai, la possiamo fare.
Arriviamo al passo e i ragazzi iniziano a fare la conta. E cosi “scoprono” che se si partiva un’oretta prima la cima ci stava. Pazienza, vuol dire che si apre un altro piccolo “tormentone” :-).
Siamo al passo, mangiucchiamo qualcosa e poi io, la tartarughina del gruppo, inizio a scendere.
Poco dopo arrivano i ragazzi che mi aspettato ad ogni pezzo.
Bene, penso :-) questa volta non sono sola (l’esperienza dell’anno scorso, mollata in cima per la discesa più divertente per gli sci alpinisti lo ammetto, mi ha davvero scottato!).
Però mi dispiace perché cosi loro si perdono il gusto della sciata. In fondo la strada fatta a salire era molto tracciata e siccome nessuno ci scende da li la dovrei trovare nelle stesse condizioni anche al ritorno.
E poi arriva la domanda: te la senti di scendere da sola. Voi cosa avreste risposto?
Non ci sono altre risposte che si, certo che me la sento, vai tranquillo per il bosco.
Eccomi di nuovo sola soletta nella neve.
L’appuntamento era al ponte. Ma si, ho risposto, tanto arrivate prima voi e vi vedo.
Al ponte non c’è nessuno.
Proseguo. Sicuramente avrò capito male io. E intanto laggiù vedo due persone ferme. Bene, sono loro allora. Proseguo tranquilla e anche loro proseguono.
Ma come … se ne vanno! Uffi, questo non è un comportamento da Giuliano e quindi proprio non capisco.
Altro ponte. Nessuno. Ora non so proprio cosa pensare. Saranno loro la davanti? E’ che ogni volta che riprendo il cammino lo riprendono pure loro.
Non capisco perché non mi hanno aspettato, immagino che abbiano freddo … ma no, non fa cosi freddo. Che non siano ancora arrivati? Naaaaaaaa, questa non la prendo neanche in considerazione.
Con un po’ di muso lungo proseguo. Ora sono sola. Va bene, meglio se mi fermo a fare pipi. Mi rialzo e chi ti vedo arrivare da dietro? Rino.
RINO???? Ma …. Che ci fai qui??? Non risponde, si gira e inizia a chiamare Giuliano.
Scoppio a ridere! Non erano mica quei 2 la davanti! Mi sembrava strano, non era da Giuliano quel comportamento ed in effetti Giuliano è la indietro che mi aspetta. Quando mi rendo conto che deve essere al primo ponte rimetto lo zaino, riprendo i bastoni e mi incammino.
Rino mi chiama con le chiavi della macchina in mano: vai in macchina che torno su io.
No, grazie, vado io.
No vado io.
No vado io.
No vado io.
No vado io.
Alla fine io continuo a camminare. Non è il caso di andare entrambi! E’ vero, gli rispondo, vado io.
Mi sento in colpa. So di aver sbagliato qualcosa e vorrei rimediare. Immagino che Giuliano non sia arrabbiato ma mi sembra giusto salire io. Anche se … Rino sarebbe sceso prima con gli sci.
Uffa! Fa niente, ormai la decisione l’ho presa e risalgo.
Passa il primo gruppetto di sciatori e chiedo se per caso hanno visto Giuliano. No, non abbiamo visto nessuno al ponte.
O cavolo …
Chiedo all’altro gruppo … niente.
Incrocio l’ultimo gruppo e uno mi apostrofa: ma torni su? E io: si, uno non è sceso e devo andare a recuperarlo … :D :D :D Mi è venuta cosi spontanea che mi sono messa a ridere da sola.
Finalmente arrivo all’ultimo ponte ed eccolo li.
Bene, non è arrabbiato. Mi spiega che hanno avuto dei problemi a scendere, hanno dovuto guadare il fiume 3 volte e si sono trovati un po’ nei casini per cui ci hanno messo di più di me.
Ecco. Ora lui scivola sugli sci e io arranco sulle ciaspole. Ma racconto un po’ delle mie baggianate e Giuliano, per starmi ad ascoltare, deve frenare in continuazione … povero!
Alla fine non ce la fa più, mi farfuglia qualcosa che poi capisco essere un “ci vediamo alla macchina” e va.
Manca poco ormai. Io cerco di togliermi le ciaspole perché piene di neve e cammino male. Ma sono ghiacciate e non si slacciano :-( Ci vorrà l’intervento dei due ragazzi per aprire quei maledetti ganci!
Cmq tutto è bene quello che finisce bene e finisce con una bella visita al caseificio e scorpacciata di formaggio.
Morale: sarà meglio che mi torvi un/una ciaspolatore/ice che venga con me … va beh, tanto dovrebbe arrivare a breve la chiamata e la mia stagione invernale finirà presumibilmente la prossima settimana :-(

Quota partenza: 1.395
Quota arrivo: 2.013 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 883
Tempo totale di marcia comprensiva di soste, foto e risalita: circa 5 ore

Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate






sabato 28 novembre 2009

Monte Legnone m 2.609 – 28 Novembre 2009


Qualche breve nota tecnica per chi ancora non conoscesse questa splendida montagna.
E’ l’estremo baluardo delle Orobie verso ovest ed è la cima più alta della provincia di Lecco, nonché estremamente panoramica … se la nebbia che spesso aleggia intorno a lei è assente.
La partenza del sentiero è in località Roccoli Lorla Q 1445 che si raggiunge con una stretta e tortuosa strada che sale nei pressi dell’abitato di Tremenico.
Dall’ambio parcheggio si prosegue sul sentiero (in direzione opposta al Legnoncino … mi raccomando!) ed essendo unico non è possibile sbagliare.
Si giunge dapprima all’Alpe Arogno Q 1636 da dove iniziamo a vedere la nostra cima con la cresta che percorreremo.
Il sentiero prosegue uscendo dal bosco, passando un altro alpeggio e giungendo alla Punta dei Merli Q 2129.
Un breve ed aereo traverso ci conduce alla piccola Capanna Legnone Q 2150 in prossimità di un grande ripetitore, unica nota stonata della giornata.
Dopo una doverosa sosta, si riprende il cammino su tracce di sentiero ma sempre ben visibili. Da qui ha inizio il tratto più panoramico e impegnativo della gita: la cresta!
I tratti più impegnativi o esposti sono aiutati da catene fisse. Da fare molta attenzione se fatta con neve/ghiaccio. In questo punto è facile trovare neve fino a stagione inoltrata!
In vetta ci aspettano una bella croce ed una cappelletta, oltre al bussolotto del libro di vetta, ma portatevi la penna che noi non l’abbiamo trovata!



Un altro dei miei tormentoni è il Legnone in versione “invernale”. Dopo averci rinunciato mercoledì, proponiamo la gita a Rino. Venerdì sera Nano mi dice che il tempo non sarà un gran che ma andiamo lo stesso. Parlando dell’organizzazione della gita, mi dice che in 3 ore siamo in vetta.
3 ORE??? Naaaaaaaaaaa … io in 3 ore arriverò al bivacco! Ci ho sempre messo almeno 4 ore a salire!
Arrivo presto, dicono che ci sarà nebbia invece non ne trovo neppure un filo, per cui andiamo a bere un caffè al frequentatissimo bar di Eupilio. Giochi con i cani in attesa di Rino, trasbordo e poi via.
Io sto male come al solito in macchina, mi metto li tranquilla, chiudo gli occhi perché proprio non ho voglia di partire con la nausea :-( Ogni tanto sbircio: cavolo! Sembra un tempo magnifico!
Arriviamo ai Roccoli e la giornata è davvero meravigliosa. Non fa particolarmente freddo e il parcheggio è pieno.
Pieno???
GULP! Ma quanta gente per essere sabato! Poi medito: domani è brutto per cui, chi poteva, si gode questa splendida giornata, mi sembra normale.
Quello che non è normale è invece il mio sfogo. O meglio … Andiamo con ordine. Ho avuto una settimana difficile causa problemi familiari e Nano insiste per farmi raccontare. Sono iperagitata e, conoscendomi, ho meditato se era o meno il caso di andare in montagna in compagnia. Quando sono in queste condizioni divento odiosa, rompiballe e aggressiva :-( e questo non mi piace.
Ma poi vince la voglia di stare con i nuovi amici e di salire al Legnone e allora cerco di mettere da parte le mie preoccupazioni e di godermi la giornata. Per cui, quando Nano insiste, provo a dire che a Rino frega poco dei miei casini. Niente da fare. Insistono.
Si apre il barile. E vomito casini su casini, mi arrabbio, mi altero, mi agito … e cammino!
Ecco, mi hanno fatto sfogare, mi hanno detto cosa ne pensavano loro e ho visto che i consigli erano le cose che già avevo fatto. Difficile capire e difficile commentare quando ci sono in gioco cose cosi grandi ma i ragazzi sono stati fantastici perché mi hanno lasciato sfogare e cosi poi mi sono tranquillizzata e ho passato una splendida giornata.
E incazzata sono salita velocissima! Arriviamo a scollinare, 5 minuti prima del bivacco, con una media di salita di 470 m all’ora … CAVOLO!!!
Salendo Rino commenta che ci sarà da divertirsi in discesa visto che iniziamo ad avere uno straterello di neve, quello giusto per scivolare … ecco, una volta tanto che non penso alla discesa … ma poi medito: c’è Nano con me e mi tranquillizzo. Non so se qualcuno mi può capire, ma mi fido quando sono con lui. Non mi molla mai da sola, se non si ferma ad un passaggio allora vuol dire che ce la posso fare da sola. Se il passaggio è per me più ostico, allora si ferma e mi aspetta. Ecco, insomma, io sono sempre tranquilla se c’è lui con me :-)
Sosta pappa. Mezza barretta e un pezzetto di bisciola. Tenete a mente queste cose plis!
Arriviamo al bivacco e non mi lascio perdere l’occasione di mettere il mio primo adesivo Hikr :-) L’evento è stato iperfotografato manco fosse la prima della scala :-) e ridendo e scherzando attacchiamo la parte più difficile della salita.
E intanto si aprono un paio di discussioni tra Nano e me che ci fanno rallentare il passo.
Prima regola: mai parlare di politica! E’ inutile, se non c‘è un argomento specifico ma solo uno scambio di opinioni sulla situazione generale, è facile che ci si scorni e ognuno rimanga della sua opinione.
Seconda regola: non prendertela mai con il tuo socio se pensi di aver bisogno di lui … hi hi hi
Beh, un filo opportunista però … insomma, volevo fare un po’ l’arrabbiata ma come si fa! Nano è talmente trasparente che se gli metti il muso ci rimane davvero male e allora non ce la fai e scoppi a ridere.
E cosi “perdiamo” tempo.
Abbiamo nello zaino picca e ramponi che rimangono tranquillamente nello zaino anche se vedo tracce fresche di ramponi. A salire ho pochi problemi. La mia “guida” mi tiene i bastoni quando ci sono le corde e mi “permette” di attaccarmi ad esse solo perché c’è neve e per me è la prima esperienza.
Rino è su che ci aspetta e ci fotografa mentre arriviamo.
Guardo i tempi: 3 ore e 20! Cavolo! Però! Wuauuuuu!!! :-)
E come al solito Nano aveva ragione, ce l’ho fatta!
Sono soddisfatta anche perché, finalmente, un bel panorama da questa cima che di solito mi regala solo nuvole.
Rino ha freddo, è ipercoperto. Io mi metto il mio piumino e inizio a fotografare. Chiediamo a dei ragazzi la foto di vetta (una volta tanto che non siamo soli perché non approfittarne?) e poi ci tocca scendere.
In cima ho mangiato un pochino di frutta secca. Tenete a mente anche questa plis!
Scendiamo. Ora sono un pochino agitata perché ho paura di scivolare ma Nano è sempre li, davanti a me che mi aspetta e mi consiglia come scendere. In effetti non è poi cosi complicato. Sono lenta rispetto a loro che scendono senza incertezze e veloci, ma almeno scendo tranquilla. La neve è fantastica qui in cresta. Non tanta ma asciutta e per nulla scivolosa.
Sempre chiacchierando scendiamo le catene. Gola secca alla fine della giornata … me lo dicono sempre che parlo troppo … ma che ci posso fare … uff … :-) però ridono, rispondono, ricambiano gli sfottò … alla fine mi sa che anche loro sono contenti di scherzare un po’. In fin dei conti si va in montagna perché ci piace ma anche per rilassarci, passare una giornata tranquilla, magari anche allegra, che ci scarichi delle tensioni accumulate durante la settimana … o no? Beh, per me è cosi e se parlo tanto vuol dire che sto bene, sto bene con me stessa e con le persone con cui sto condividendo questa esperienza.
Rino è parecchio avanti, Nano mi precede ma ad un certo punto sentiamo il ragazzo che era rimasto in vetta che ci chiama: avete perso una picca? Io: no! Nano mi guarda dietro: si :-( Eppure l’avevo anche bloccata! Meno male che ce l’hanno recuperata! Aspettiamo che il ragazzo scenda, non so più come ringraziarlo e stavolta metto la picca dentro lo zaino. E Rino è giù che ci aspetta. Uff, mi spiace farlo aspettare ma che ci posso fare se sono sempre la solita tonta???
Realizzo molto dopo che la picca che sta nel mio zaino non è la mia, ma Nano, essendo la mia troppo lunga, ha voluto fare cambio per cui io ho la sua. E allora capisco anche perché l’ho persa!
Io ho il fermo per il cinghietto (non ricordo come si chiama, mannaggia!) mentre questa non ce l’ha, quindi si è semplicemente sfilata! Meno male che è andata a finire bene, una volta tanto.
Arriviamo al bivacco con la Silvietta che borbotta da moh che ha caldo e Nano che insiste per aspettare di arrivare da Rino.
Arrivo accaldata e sudata, mi voglio fermare almeno 5 minuti, c’è la bananina da mangiare (tenete a mente anche questa plis!), da fare la pipi e da togliere la giacca.
E qui trovo finalmente qualcuno che la pensa come me! RINO!!! Anche lui è del parere che le bucce non devono essere lasciate in giro! Se proprio vuoi lasciarle in montagna, almeno le sotterri, o le metti sotto un sasso che sono si biodegradabili, ma ci vogliono 6 mesi se le lasci li all’aria … non parliamo poi nella neve …
Con Rino mi trovo bene. L’altra volta era un po’ sulle sue ma ora si è un po’ lasciato andare e scopro che su molte cose la pensiamo allo stesso modo … e possiamo coalizzarci contro le idee “integraliste” di Nano :-) Ora è in minoranza, è meglio che ci stia attento!!! :-D
Arriviamo al parcheggio presto, ci accoglie uno splendido odore di spezzatino ed io realizzo cosa ho mangiato oggi; bene, ci crederete che hanno avuto il coraggio di dirmi che ho mangiato troppo?!?!?!
Con che razza di gente mi tocca andar per monti …
Casa, cani, foto, bimbi, cena, chiacchiere, macchina, casa, Isi …

Post scriptum
Mi hanno detto che ultimamente i miei racconti mancano di verve … forse è vero, ma è molto più facile raccontare con “verve” quando le cose vanno male che quando va tutto bene. Più difficile trasmettere la tranquillità di una giornata serena passata a camminare senza meta raccontandocela su piuttosto dei casini combinati per salire, ad esempio, sul Tresero (a proposito, ragazzi: SIAMO PARTITI ALLE 4:56 … non mi sembra fosse troppo tardi … eravamo noi proprio non in forma :-( )


Quota partenza: 1.463
Quota arrivo: 2.609 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.295
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: circa 6 ore e mezza





lunedì 23 novembre 2009

Pizzo Olano m 2.267 – 21 Novembre 2009

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Oggi viene anche Rino, il socio storico di Nano. La scelta cade sul Pizzo Olano, io ce l’ho nei desiderata da un paio d’anni, a Rino manca come cima … Nano non so quante volte l’ha già salita :-)
Partiamo con calma alle 8, caffè e poi su verso Morbegno. Per Rino è la prima volta sulle ciaspole e da “bravo” sci-alpinista un po’ le snobba.
Arriviamo al parcheggio con pochissima neve. Quella che è caduta nei giorni scorsi è quasi scomparsa, un po’ colpa del sole, un po’ della pioggia che è caduta nei giorni scorsi anche a queste quote. Partiamo quindi a piedi. Io sono un pochino agitata perché Rino non mi conosce e non sa che sono “polentona” … speriamo che non si “scocci” della mia lentezza.
Saliamo con i soliti sfottò tra Nano e me e ridendo, parlando e fotografando ci inoltriamo nel bosco fino ad arrivare al Monte Olano. Scoprirò che è il Monte Olano solo nella discesa. Salendo ho pure fotografato la croce con la Rosetta di sfondo ma mica mi sono resa conto che la prima cimetta della giornata era raggiunta!
Arriviamo sotto il canale che ci porta in cresta, dobbiamo risalire la valle e ovviamente non prendiamo il sentiero. Molto meglio andare per bosco, in mezzo ai rododendri :-) E qui decidiamo di calzare le ciaspole. Quelle di Rino le abbiamo regolate al parcheggio, qui dobbiamo solo capire come si calzano e poi via. Ora camminiamo meglio tra i poveri rododendri e usciamo dal bosco per risalire il canale.
Fa caldo, davvero tanto caldo. I ragazzi sono in maniche corte, io non cambio la maglia solo per pigrizia. Sudo e sbanfo a salire. Nano è sempre lassù che sembra dirti: ma sei ancora li indietro???
:-)
Rino, che dovrebbe essere fuori allenamento, è cmq più veloce di me (e di questo non avevo dubbi!) però mi tallona e non mi molla lungo tutta la salita.
Ora siamo al colle. Qualche foto e poi guardo l’ultimo tratto. GULP!
E’ RIPIDO!!!
Rino parte e io neanche me ne rendo conto. Lasciamo giù le ciaspole e Nano mi si mette dietro, pronto a brancarmi se per caso scivolo. E salgo.
Cavolo. E’ davvero ripido. Salgo e scivolo solo una volta. Ma come diavolo ci scendo io da qui?
Non ci voglio neanche pensare, per ora l’importante è salire su.
Poi, pian piano, scenderò in qualche modo …
Il bello di andare in giro con questi “tipi” è che sei sempre a tuo agio e ridendo e scherzando arrivo in cima.
Sosta foto, torta, teuccio, libro di vetta, autoscatto di vetta e poi mi tocca la discesa.
Nano è bravo, come al solito. Mi cerca la strada, mi aiuta in un paio di tratti un po’ ostici per me, mi consiglia come procedere e mi gradina i tratti più ripidi: cosa posso volere di più? Lo so che prima o poi si stuferà a venire con una imbranata come me, ma per il momento mi godo queste passeggiate cercando di imparare il più possibile.
Al colle riprendiamo le ciaspole. Rino tenta di “sciare” ma non vanno poi giù molto. “Le papere”. Questo è il suo commento su questi attrezzi. Non parliamo poi delle tracce che “noi” roviniamo a “loro” … hi hi hi …qui la discussione è forte. Io rido e scherzo sempre ma non sono mica sicura che Rino sia altrettanto scherzoso :-) Chissà se capiterà mai che vada dietro a loro con le ciaspole mentre salgono con gli sci … immagino già le scene: togliti di li! Le tracce sono MIE!!! Hi hi hi …
Vedremo, sarà un bel match!
I ragazzi decidono per una corsetta, vinta ovviamente dal più giovane :-O, poi togliamo le ciaspole.
Scendiamo cercando di perderci ancora una volta ma il fiuto dei miei accompagnatori non ci permettono questa esperienza e arriviamo alla macchina tutto sommato abbastanza presto.
Casa.
Il riccio. Piccolo! Un riccio piccinino e pieno di pulci ha ben pensato di mettersi in letargo in un giardino con 3 cani! Meno male che Nano l’ha trovato e l’ha messo al sicuro. E’ davvero addormentato, non fa una piega mentre lo portiamo fuori, alla luce, per fare qualche foto; poi lo rimettiamo tranquillo a nanna.
Merenda, doccia, foto, cena … nanna.

Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate

Quota partenza: 1.259
Quota arrivo: 2.268 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.012
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 5 ore e mezza