lunedì 22 settembre 2008
Bivacco Ravelli–2.503 m – 21 Settembre 2008
I tonti siamo Andrea ed io, naturalmente che, nonostante l’esperienza, abbiamo avuto il coraggio di sbagliare sentiero per 2 volte. La prima poco male, ma la seconda … ma andiamo con ordine.
Il solito tira e molla per l’organizzazione e poi si decide: Valsesia e viene anche un amico di Andrea.
Il viaggio tranquillo ci ha regalato una bella sorpresa: un paio di cerbiatti che hanno attraversato la strada poco prima di Alagna: che belli!
E poi, appena iniziato il sentiero, altri 2 proprio li davanti a noi; peccato un po’ lontani, non so se le foto di Andrea sono venute.
Arrivare all’abitato di Follu è la prima meta. Il sentiero ripido è costeggiato di transenne per chiudere il sentiero franato con l’alluvione del 2000. Questo mi fa riflettere che probabilmente è il sentiero che scende dai Tailly e mi dovrò informare bene prima di fare la traversata.
A Follu ci fermiamo per un caffè, piuttosto scontroso il proprietario ma non importa.
La giornata non è gran che, le nuvole scendono basse e poi si alzano.
Qui sbagliamo per la prima volta. Chiacchierando ci ritroviamo in mezzo a delle case. Chiedo e mi dicono che no, non siamo sul sentiero. Ci fanno tagliare per prati per riprenderlo.
Perché 2 tonti? Perché al bivio ci abbiamo pure riflettuto. In discesa, ci siamo detti, dobbiamo stare attenti a questo bivio, a non andare su ma a scendere. Invece era proprio quello che dovevamo prendere per salire. Poco male, tiriamo su per prati e riprendiamo il sentiero.
Ci fermiamo a fare delle piccole soste fino ad arrivare all’ultima baita. Attraversiamo il torrente, il bollo e li, su quel masso. Prendiamo la traccia di sentiero che diventa sempre più traccia. Vedo un bollo molto vecchio, sono perplessa ma ancora non ci arrivo. La traccia non c’è più, l’unica sembra andare su per il letto di un torrentello. Troviamo 2 ometti e un bel bollo. Ci rincuoriamo ma ora davvero la traccia è faticosa. Matteo non se la sente e torna alla casetta. Andrea ed io decidiamo di andare lassù dove dovrebbe esserci la conca detritica per poi rientrare. Solo che la traccia ora è davvero inesistente, l’erba alta e scivolosa, pieno di piante di mirtillo e rododendri.
Rinunciamo.
Torniamo.
Arrivati alla casetta Andrea guarda da dove siamo venuti. Un’esclamazione … eccolo li il sentiero che non abbiamo visto.
Non so bene cosa mi prende ma mi incammino. Il sentiero è bellissimo ed io inizio a salire con passo veloce. Mi guardo indietro e vedo Matteo e Andrea che mi seguono. In realtà si fermeranno poco dopo ma io proseguo, prendendo come spunto l’idea di arrivare alla conca detritica e poi rientrare. Vado veloce ma ormai sono stanca e non ho riposato molto. Sono già 1400 i metri percorsi e li sento tutti. Arrivo alla conca e la nebbia è ora molto bassa. Non vedo esattamente dove è il bivacco ma vedo che è segnato molto bene. Sono già le 2, mi metto la ginocchiera e inizio a scendere velocemente. Quasi subito incontro Andrea che insiste perché io salga. Dice che per Matteo non c’è problema e lui ci terrebbe proprio che io salga.
Riprendo a salire ma appena mi rendo conto di dove è il bivacco rinuncio. Ci vorrebbe almeno un’altra ora tra salire e scendere, poi ho bisogno di un po’ di riposo e non è presto.
Rinuncio, ho visto quello che mi interessava, ci torno la prossima estate con l’idea di fermarmi qui un paio di giorni.
Andrea insiste per dire che lo posso segnare come fatto (intanto abbiamo visto il palo lassù, sullo sperone, che pensiamo sia parte del bivacco). Anche il lago pensiamo sia proprio sopra.
Dopo aver mangiato qualcosina raggiungiamo Matteo e iniziamo a scendere. Il dislivello totale il salita è di 1500 m … e non abbiamo neppure raggiunto il bivacco! A dire dell’altimetro mancavano circa 100 – 150 m.
La discesa è velocissima fino a Follu, poi non finisce più. Siamo tutti e 3 piuttosto stanchi, ma la gita, nonostante tutto, sembra venuta bene. Matteo è rimasto piacevolmente impressionato dalla Val d’Otro, ha apprezzato la mancanza di gente, il silenzio che non trova quando va qui sulle nostre prealpi.
La valle merita davvero, selvaggia e solitaria, solo marmotte e uccellini a teneri compagnia.
martedì 16 settembre 2008
Zuccone Campelli–2.160 m – 14/15 Settembre 2008
Stefano accetta comunque di accompagnarmi, anche se il meteo non è un gran che.
Andiamo a dormire al Rifugio Nicola, ai piani di Artavaggio. E’ tantissimo che manco da la e nel frattempo hanno riattivato la funivia. Noi pero’ saliamo a piedi e appena iniziato a camminare inizia pure a piovere. Il sentiero è tutto nel bosco, abbiamo i pantaloni corti e l’ombrello per cui arriviamo tutto sommato asciutti.
E’ molto suggestivo un bosco con questo tempo, la nebbiolina che rende tutto ovattato, il ticchettio delle gocce di pioggia come unica compagnia ai nostri passi.
Ci fermiamo a mangiare al Rifugio Sassi Castelli, poi una puntatina alla funivia, tanto per vedere com’è. Meno male che ci siamo passati cosi il ragazzo ci racconta che, se arriviamo entro le 16:45, ai Piani di Bobbio ci fanno scendere con gli operai. Ottimo! Le nostre ginocchia si sentono già più sollevate.
Proseguiamo per il Nicola, non lo vediamo che alla fine e naturalmente non si vede nient’altro.
Ci accoglie un simpatico giovanotto (il figlio dei gestori) che, dopo averci fatto riprendere, ci accompagna alla nostra camera. Saremo gli unici ospiti, ma questo lo sapevamo già.
La prima notizia bella è per la cena. Abituata a non scegliere, mi sento proporre 3 primi e 3 o 4 secondi! E li, si sa, si mangia bene.
Verso le 17 la nebbia inizia a diradarsi e cosi usciamo a fare 4 passi sul Sodatura e poi al Cazzaniga.
Quando ben siamo a tavola la nebbia è tornata a farla da padrona e le previsioni per domani non sono un gran che. Ecco, questo è il momento che un po’ mi demoralizza. Ho capito che non sono fortunata, ma cribbio … :(
Andiamo a dormire senza fare grossi programmi per l’indomani.
Mi sveglio spesso, senza lenti non vedo un gran che ma quella palla la luminosa non può che essere la luna … allora forse il tempo non sarà poi cosi brutto!
Mattino. Nuvole alte. Luce splendida.
Colazione con calma, il meteo dovrebbe migliorare nella giornata e noi avremmo deciso di prendere la funivia alle 5 meno un quarto, quindi di tempo ne abbiamo.
La cima non è lontana, il sentiero molto bello. Siamo in giro solo noi e le marmotte che ci assordano di fischi.
Per la cima ci sono un paio di catene in discesa e qualche roccetta in salita. Finalmente in cima allo Zuccone Campelli! Ora ho la certezza che non ci sono mai salita.
Foto di rito poi ci guardiamo le cartine per capire dove diavolo sia il canalone che ci porterebbe in un baleno al Rifugio Lecco. Stefano non lo ricorda, figuriamoci io ed entrambi non abbiamo pensato a chiederlo al rifugista.
Inoltre Stefano continua a commentare le nuvole con la preoccupazione che portino un temporale. Alla fine tanto fa che non mi va più di cercare il canalone ma preferisco tornare indietro e prendere il 101 e scendere dalla bocchetta dei mughi. Inoltre c’è un po’ di nuvolaglia bassa (alias nebbia) che ogni tanto scende dalla parte di Bobbio e non ci sembra proprio il caso di andar per sentimento. Di comune accordo decidiamo di tornare a prendere il bivio.
E’ lungo questo traverso e l’ultima parte a me non è piaciuta. Vegetazione piuttosto alta e bruciata dai primi freddi.
Sbuchiamo dall’altra parte e il terreno cambia radicalmente: quasi senza vegetazione, una traccia che si vede benissimo scende (e risale … sob!) verso sinistra, al di la delle montagne che abbiamo attraversato sull’altro versante, c’è il rifugio. Ci arriviamo nei tempi previsti dai cartelli. Peccato che il rifugio è chiuso, un caffè l’avremmo bevuto volentieri.
Siamo perfettamente in tempo per la funivia, ci incamminiamo e arriviamo li verso le 16.
In compenso non sono in orario loro ma i quasi
Arrivati a Barzio un ottimo gelato, poi corriera per Lecco, treno per Milano.
Che dire … un grazie grande come una casa a Stefano che mi ha accompagnato in questa 2 gg umida … gliene sono veramente grata :)
lunedì 1 settembre 2008
Anello in Val Gerola: Pesegallo Lago di Pescegallo – Cà San Marco – Salmurano - Pescegallo / 31 Agosto 2008
La giornata non è un gran che, ma poco prima delle 9 ho gli scarponi ai piedi. Questa volta andrò verso il lago di Pescegallo, indecisa se tentare la cima di Ponteranica.
Piccola premessa: occupata nei miei pensieri (piuttosto lugubri a dir la verità) entro in confusione al bivio appena fuori le gallerie e prendo per Chiavenna. Mi rendo conto che qualcosa non va ma devo fermarmi a vedere la cartina per capire che devo andare verso Sondrio. Iniziamo bene.
La seconda volta mi perdo nel prendere il sentiero per il lago. La traccia più marcata porta ad una baita. Poco male, proseguo sulla strada, ma questi 2 avvenimenti mi fanno riflettere. Inoltre le cime sono coperte dalle nuvole anche se a tratti.
Passo il lago ed inizio la salita. C’è gente che scende, immagino arrivino da Cà San Marco e probabilmente faranno il giro dal Salmurano.
Arrivo al Forcellino e guardo la carta: la Kompass dice che il sentiero per la cima parte dal laghetto sotto, la mia relazione da qui. Provo a prendere la cresta per un po’, ma poi le tracce spariscono. Non è tanto questo il problema quanto le nuvole che ormai si sono fatte basse e le cime sono tutte coperte.
Bene, è da tempo che voglio salire al Passo San Marco, che sia macchina, bici o a piedi. Questa mi sembra l’occasione buona. Riscendo e prendo per Cà San Marco, non sarà il passo ma è li che mi interessa arrivare.
Di qui il tempo è peggiore e mi ritrovo avvolta nella nebbia. C’è però un po’ di gente in giro. Al laghetto le cime non si vedono per nulla per cui non riesco neppure a capire se c’è davvero un sentiero da li per il Ponteranica.
Arrivo al passo di Verrobbio e vedo il mio sentiero che sta a mezzacosta e la in fondo il passo.
Inizio a chiedermi dove sarà il Passo Salmurano e quanto mi ci vorrà da li, ma sono fiduciosa.
E’ lungo arrivare al passo e ad un certo punto vedo un cartello che indica un sentiero che scende nella valle: Passo Salmurano 2 ore e 40.
Azz …
Mentre continuo verso il Passo medito: è tanto, e non è proprio presto.
Arrivata a destinazione mi trovo un posticino sul fraticello e sbocconcellando il mio panino mi guardo la cartina: gasp! Forse se la guardavo meglio prima non avrei affrontato questo itinerario: è davvero lungo! Inoltre devo scendere nel vallone per poi risalire. Ma si sa che ho la testa dura e, nonostante i conti mi indichino che arriverò alla macchina non prima delle 18, prendo il sentierino basso.
E qui la nota dolente: il ginocchio … duole, appunto. Mi fermo a mettere la ginocchiera ma la discesa è un tormento. Inizio a pensare che sono pazza al pensiero di farmi le oltre 2 ore per il Passo Salmurano e poi tutta la discesa verso Pescegallo, ma ormai sono in ballo.
La vallata e splendida, la risalita dolce in mezzo a mughi e rododendri. Siamo a fine estate, pochi fiori, qualche pianta già secca.
Incontro qualcuno che scende e inizio a pensare che forse non sono proprio cosi matta.
Lascio perdere la deviazione per i laghi di Ponteranica (sarà per la prox volta) e proseguo per il passo. Ma ecco si mette a piovigginare. Uffi … ce la farò?
Arrivano 2 signori e chiedo se manca molto per io passo. Mi rassicurano, circa un’oretta, anche meno se è veloce. Avevo stimato di arrivare li per le 16 e loro me lo stanno confermando.
Il sentiero è un bellissimo traverso molto panoramico se non ci fosse la nebbia a tratti. Si passa un vallone via l’altro con alternanze di saliscendi, e quando scendo … hai!!! Il ginocchio!!!
Quando avvisto il passo tiro un respiro di sollievo e mi fermo a far riposare la gamba. Da qui si vede benissimo il canale che porta al Benigni e da quaggiù non penseresti mai di salirlo abbastanza tranquillamente.
Medito.
La seggiovia scende dal Rifugio Salmurano. Mi farebbe risparmiare al ginocchio
Ci penso mentre scendo. Ci metto il tempo del cartello ma cerco di usare la testa: se il ginocchio fa male, la seggiovia è ancora aperta ed il costo abbordabile … beh, fai come i vecchietti e scendi in seggiovia.
Fatto.
Oggi il ginocchio non fa più male e sono contenta della scelta presa.
Il giro è davvero bello, fatto tutto con qualche sosta (io ne ho fatte davvero pochissime e molto brevi) comporta circa 8 ore. Tutto sommato direi che ne vale la pena.
E poi la sorpresa di Milano (vedi l’ultima foto) che è capace, nonostante tutto, di regalare panorami mozzafiato :)
Ah, in totale sono
lunedì 11 agosto 2008
Punta Basei–3.338 m – 10 Agosto 2008
E’ il titolo della mail che mi arriva sabato mattina. Tempo splendido … e se tentassimo la Basei?
Cribbio! Bellissima idea! 7-
Bravo Andrea, altre idee come questa!
Partiamo prestissimo perché alle 9 chiudono la strada per i Piani del Nivolet.
Dormicchio un po’ salendo, sono stanca e provata da tutto quello che sta succedendo, considerando anche il fatto che pure le vacanze non saranno rilassanti dal punto di vista mentale.
Arriviamo senza grossi intoppi. Fa freddo. Alla fine decido di partire con i pantaloni lunghi e la maglia a manica lunga.
Davanti a noi partono 2 ragazzotti con picca. Bene, pensiamo, non saremo soli.
Dietro di noi arrivano 3 ragazzotti. Il sentiero ha diverse biforcazioni, immagino che mi superino lungo una di quelle. Ma no, i ragazzi mi seguono tallonandomi … uff che palle!
Per fortuna al bivio loro girano sul Taou Blanc mentre noi andiamo a sinistra, verso la nostra meta che oramai è ben visibile.
La guardo perplessa: la cresta mi sembra sgombra di neve e la cima piuttosto rocciosa.
Saliamo su un salto di roccia e orami siamo nella parte morenica. Iniziamo a capire: picca e ramponi ci faranno solo compagnia. Poco male, uno zaino un po’ pesante non farà altro che aiutarci nell’allenamento.
Abbiamo davanti solo 5 persone, 2 che ci hanno superato e 3 che superiamo noi. Dei ragazzi con la picca più nemmeno l'ombra.
La giornata è fresca ma intanto ci siamo tolti la maglia con le maniche lunghe ed io mi sono messa in corto.
Arrivati al colle il panorama è super! Vediamo laggiù la strada fatta la scorsa primavera quando tentammo la Galisia: come è conciato il ghiacciaio!
Vediamo anche la Calabre, il ghiacciaio è davvero messo male e non sarà semplicissimo arrivare sulla parte più tranquilla che porta alla cima. Si deve proprio passare attaccati alla Granta Parey.
Cresta. Prima larga, poi le roccette. Atto di fiducia sulla relazione e parto. Il sentiero è abbastanza evidente ma ad un certo punto si biforca: ovviamente prendo la strada sbagliata e mi ritrovo a risalire un pezzetto di neve piuttosto esposto e nascosto sotto una roccia che mi tocca continuamente lo zaino. Ok, al ritorno passo dall’altra parte. Incontriamo dei ragazzi che stanno scendendo e ci dicono che loro hanno lasciato li gli zaini ma in cima non c’è vento.
Nel frattempo ci siamo vestiti perché l’aria è davvero frizzantina. Che facciamo? Lasciamo qui, no portiamo su … armeggiamo con gli zaini almeno per mettere via i bastoni. Andrea si attarda ed io inizio a salire; ho deciso di portare su lo zaino ma lascio ad Andrea il tempo di decidere che fare. Mi raggiunge con lo zaino: ok. Scoprirò dopo che ha lasciato giù i bastoni e questo gli costerà un pochino di apprensione mentre siamo fermi per la sosta pranzo.
Arriviamo senza altri intoppi ai piedi della paretina che, scoprirò poi, è data come II-
Mi sembrava che non fosse poi un primo. Cmq, le corde che ci sono aiutano alla grande ed è tutto gradinato.
Gli zaini li abbiamo lasciati ai piedi della paretina e arriviamo in cima quando i 3 signori lassù stanno scendendo. Chiediamo la cortesia di una foto e poi ci ritroviamo soli. Inutile raccontare quello che vediamo da lassù, le foto parlano da sole. Riflettiamo sulla Calabre, una delle nostre possibili mete. Fotografiamo assai e poi iniziamo a scendere. La parete in discesa, complice i canaponi, è davvero semplice e ci fermiamo riparati dal vento a mangiare.
La discesa la vogliamo fare con calma, fotografando tutto quello che non abbiamo fatto in salita.
Al Colle Basei una comitiva colora i grigi sassi e noi scappiamo decisamente giù, per avere il tempo di fermarci a fare le foto senza essere raggiunti dal gruppone.
Scendendo un po’ di nuvole ci accompagnano, coprono la cima per lasciarcela poi intravedere alla fine.
La zona è davvero bella, la cima è stata appagante e l’allenamento mi sembra abbastanza buono per entrambi.
Piccola deviazione sul sentiero di discesa, qualche indecisione sui bivi e poi eccoci alla macchina, stavolta dal sentiero senza deviare per prati come facemmo lo scorso anno.
Gita consigliata, poco dislivello e difficoltà contenute. Ah … niente picca e ramponi!
lunedì 4 agosto 2008
Piccolo Rothorn–3.025 m – 3 Agosto 2008
Spero di trovare l’inizio del sentiero perché non ricordo per nulla dove sia esattamente la località Underwoald, dove c’è la chiesetta e lo spaccio.
Parto presto, arrivo a Gressoney con un bel freschino. Il rosa è talmente bello che come lo vedo mi viene una stretta al petto … fortunati quelli che oggi sono saliti in quota! La giornata è meravigliosa, la gente non è tanta in giro ma è ancora presto.
Ovviamente non trovo la località e allora parcheggio vicino all’impianto Jolanda (la Kompass da l’inizio del sentiero proprio li) e chiedo ad un vigile. Mi spiega molto gentile, poi si vede che codifica il mio sguardo perplesso e mi accompagna fin quasi al ponte. Ok, grazie, ma è segnato l’inizio del sentiero? Deve aver capito il sentiero nel suo complesso e mi risponde: si, è segnato, e poi è molto frequentato. Bene, non sarò sola.
Vado alla chiesetta e non trovo il sentiero. Chiedo allo spaccio. Sembra che sia proprio io l’imbranata perché la signora mi accompagna fuori e mi dice: li, attraversa il prato. Ok, vedo un sentiero ed un bollo. Vado a prendere la macchina e mi preparo, sperando che quel bollo porti il magico numerino 10.
Ebbene si, è lui :)
Supero quasi subito un “giovanotto con una splendida attrezzatura fotografica: dubito che arriverà in cima.
Poco dopo incontro 2 simpatiche signore che mi chiedono se vado in cima: se ci riesco :)
Poi mi supera un giovanotto. Poi piu’ nulla. Proseguo spedita, in una giornata spettacolare.
Per fortuna avevo la relazione: la deviazione a sinistra me la sarei persa alla grande. Un sacco di bolli nel bosco, piuttosto inutili visto che non ci sono deviazione e poi, dove serve, nisba!
Arrivo cmq senza intoppi all’alpeggio Hockene Stei che è davvero in una posizione invidiabile. Ci hanno portato una roulotte, immagino con l’elicottero, per ristrutturare la baita; peccato perché perde un po’ di poesia. Quando sarà sistemata sarà però incantevole.
Piccola pausa, perchè ho già visto che il sentiero non si vede poi tanto bene.
In effetti gli ometti, spesso distrutti, ed i bolli non sono visibilissimi in salita. Se seguo il sentiero spesso mi porto fuori traccia e più di una volta devo ritornare sui miei passi, per cui massima attenzione ai segni, non mi devo distrarre neppure un attimo e allora si abbandonano i pensieri e si porta tutta l’attenzione al sentiero.
Certo che è molto più faticoso procedere in questo modo. Oltretutto sono sola. Non c’è un’anima in giro. Il sentiero non è particolarmente ripido, solo alcuni tratti sono un pochino esposti tanto che, se non c’era il bollo, da li non sarei mai passata. E’ però importante seguire i segni per arrivare alla catena, unica del percorso, che permette di salire un balzello; e poi per il canale che porta alla piana da cui si vedono sia la Testa Grigia che il Rothorn che il Piccolo Rothorn.
Più di una volta ho messo in dubbio il fatto di arrivare alla meta. Ogni volta che perdo il segno seguo l’istinto e si, sono sulla traccia giusta tutte le volte, ma la fatica si fa sentire.
La Kompass tira una riga dritta (ettepareva!) mentre il sentiero si piega in diverse anse per superare gli ostacoli descritte prima.
Rileggo a tratti la relazione: 1 ora per il colle a 2.900 e un’ora per la creta della cima.
Cribbio … io sono ancora a 2.600 ed è mezzogiorno. Non arriverò mai alla cima. Oltretutto non so perché penso che dopo il colle a 2.900 i metri che mi mancano sono 300. Quando realizzo che sono solo 100 divento più possibilista.
Proseguo.
Arrivo ad un certo punto in cui vedo una cimetta molto invogliante li alla mia destra, ma la relazione parla chiaro: girare appena possibile a sinistra per la cresta.
Parto. Usti! Inizia subito un per saltino. Lo guardo con gli occhi da discesa: si, ce la faccio a scendere. Proseguo. Sono perplessa: non doveva esserci la cresta … e non dovevano esserci i passaggi di II … Proseguo. Dopo un altro passaggio valutato anche in discesa torna il sentiero. Mi tranquillizzo anche se la cresta che vedo davanti a me non è per niente tranquillizzante.
Inizio a pensare che la cima non la farò sul serio :(
Eccomi sotto la bastionata finale. Tolgo macchina fotografica e bastoncini e mentre li metto via ne vedo altri 2 che devono essere dei signori che sono in cima e hanno tutta l’aria di aspettarmi.
Inizio a salire. Usti e riusti. Mi guardo bene sopra. Se non fossi da sola, e quindi la tranquillità di essere in due, avrei probabilmente proseguito ma da sola no, non me la sento. Giro i tacchetti e torno sui miei passi.
L’altimetro segna
Come 3.000 ????
La mia cima è 3.025 ma sopra di me ci saranno ancora un centinaio di metri … Sto per mandare un messaggio ad Andrea con la mia rinuncia, dicendogli però che la considero fatta. Niente da fare, non prende.
Riprendo la relazione, per l’ennesima volta, ed un dubbio mi assale … giro il foglio in modo da leggere il titolo …
Hi hi hi … sisi …avete indovintato! Ho sbagliato cima!!! La relazione è per il Rothorn, non per il piccolo! Mi metto a ridere come una scema … che tonta!
Intanto il ginocchio ha preso a farmi male, evidentemente l’arrampicata non fa ancora per lui. Mentre mi metto la ginocchiera vedo che i 2 stanno scendendo. Decido di aspettarli e faccio l’ultimo pezzo della cresta con loro. Però non mi riporta alla selletta tra le 2 cime ma un po’ più sotto. Poco male … che problema c’è: metro più metro meno :) Risalgo ed eccomi finalmente alla mia cimetta, con un’ora di ritardo sul previsto, ora che ho perso per la cresta, altrimenti ce l’avrei fatta benissimo nelle 4 ore preventivate, soste e indecisioni comprese.
La temperatura è ottima, la visuale bellissima. La Testa Grigia è davvero una gran bella montagna, non c’è che dire.
Però sono preoccupata dalla discesa. Ora sono solissima e non salirà di certo più nessuno. Se le difficoltà che ho avuto in salita le ho anche in discesa rischio di non arrivare più.
Peccato, mangio qualcosa, cerco di mandare un messaggio sempre ad Andrea avvisandolo del mio disagio ma non sono sicura di esserci riuscita.
Scendendo però mi rendo conto che il sentiero è molto più visibile che in salita. Come da accordi con me stessa mi fermo a fare le foto che non ho fatto in salita.
Ho incontrato diverse stelle alpine che in salita ho quasi calpestato senza neppure vederle!
Ogni tanto mi fermo per le foto, mi prendo un quarto d’ora per riposare e godere il panorama ed il fresco. La pausa lunga la faccio però dopo la catena, solo che li fa già quasi caldo. Pazienza.
L’altra pausa quando prenderò l’acqua, penso, tanto da qui all’alpeggio non è tanto.
Errore: c’è ancora un bel pezzo ma non importa, ora il sentiero è evidentissimo e sono tranquillissima.
Mi fermo a prendere l’acqua e poi scendo.
Scendo.
Mhhh, questo pezzo in piano mi sembra troppo lungo.
Acci … quell’albero in salita mica lo avevo visto.
E neppure quella casetta!!! ARGHHHHHHHHHHHHH!!!!
Non ho visto il bivio!!!
Torno sui miei passi, e non sono pochi, prima di vedere un sentierino piccino piccino che taglia giù. Ovviamente nessun segno :(
Dopo poco suona il telefono: sono ormai le 18 ed Andrea, non sentendo il mio messaggio dalla macchina, si preoccupa giustamente. Lo rassicuro, ancora una mezz’ora e poi dovrei esserci.
Il sentiero è ripidissimo, devo stare attenta per il ginocchio ma alla fine arrivo.
Stanca, si, ma non più di tanto.
Felice. Direi che per il momento è stata la gita più bella dell’anno. Varia, solitaria, in ambienti diversissimi tra loro … ne vale davvero la pena!
lunedì 28 luglio 2008
Corno Bussola –3.023 m – 27 Luglio 2008
Le previsioni dicono che in Vallèe la nuvolosità si dirada al mattino e poi bello, per cui mi permetto un’ora di sonno in più rispetto a domenica scorsa.
Sono lenta, anche a preparare lo zaino ieri sera qualcosa non funzionava.
Parto.
L’autostrada non è chiusa e …. CA@@O!!!!! Ho lasciato a casa la macchina fotografica :(
Sto per tornare indietro ma faccio rapidamente 2 conti e vedo che ritardo troppo. Vado senza e cerco di convincermi che può essere una nuova esperienza. Di sicuro ne trarrà beneficio il mio allenamento. Altra considerazione è che mi sono disamorata di questa macchina e ho già la testa nella nuova Canon che prima o poi arriverà.
Viaggio tutto liscio, nessun intoppo. Parto in perfetto orario preventivato, e cioè alle 10.00 … precisione sfizzera!
Sapevo che avrei incontrato parecchia gente, almeno fino al Rifugio Arp, ed in effetti è cosi. Il tempo è bellissimo, la giornata non troppo calda ma quella nuvola scura lassù in direzione del Rosa … ma Nimbus dice che viene bello ed io continuo a salire.
Riesco a tagliare fuori il rifugio e la ressa e mi inoltro nella valle passando un laghetto dopo l’altro. Ora non c’è più il sole e l’aria è davvero fredda. Devo vestirmi, la maglietta “fresca” non va bene e le braccia … brrr! Metto le maniche lunghe.
Non concordo molto con la relazione che ho, ma incontro un signore gentilissimo a cui chiedo lumi. La cima l’ho già individuata e lui me lo conferma. Ora non posso più sbagliare, il sentiero è il
Pochissima gente sale, vedo qualcuno già in cresta. Io vado benone, il passo veloce (ho già accorciato i tempi della relazione) beh, veloce per i miei std, ma non sono affaticata e non ho fatto sosta; le barrette le ho mangiate solo rallentando un attimo il passo.
Penso a quali saranno le difficoltà per cui questa cima è dichiarata EE, c’è un pezzo attrezzato ed un paio di tratti esposti. Continuo con un occhio al sentiero e uno al tempo che, in barba a Nimbus, non migliora … anzi!
Dopo il colle il tratto attrezzato: come salire le scale di casa. Poi il fango. Ecco, la difficoltà maggiore secondo me sta proprio nel fango. In salita cerchi di evitarlo, in discesa ci sarò da ridere, soprattutto se pioverà!
Eccomi in cima. Tempo da record :)
E qui una piccola nota polemica: perché quando si arriva in cima ci si accampa sotto la croce o addosso alla madonna? Con tutto lo spazio che c’era! Con il risultato che le eventuali (sigh!) foto risultino “sporcate” dai panni stesi, sacchetti di plastica e zaini buttati li … mah …
Mi cerco un posticino tutto per me, vicino a quella che immagino sia la vera cima (ometto e sembra proprio più alta).
Mi godo la salita, il panorama è bello solo sotto, non si vede neppure una cimetta del Rosa ma non fa nulla, le conosco ormai bene e non sarebbe stata la prima volta che mi affacciavo ad un panorama del genere.
Sto poco in cima, per un motivo o per l’altro non mi fermo mai molto. Vado a vedere la cresta che dovrebbe portare al Colle Palasina … Che cresta! La cosa strana è che non vedo più ometti.
Cmq decido di scendere dalla stessa via di salita. Mi preparo psicologicamente al fango e via. Poco dopo incontro il bivio, quello per la cresta. Ecco perché da lassù non mi sembrava fattibile, semplicemente non era da su ma il sentiero lo si prende da qui. Ci penso. Il tempo è sempre brutto, ogni tanto ci avvolge una nebbiolina … no, preferisco andare da dove sono venuta. I 3 che hanno occupato la cima con la croce invece lo prendono e cosi vedo il percorso, li seguo mentre scendo. La prossima volta, con la macchina fotografica, lo farò in salita.
Non faccio in tempo ad arrivare al secondo lago che inizia a gocciolare. Uffi, volevo passare la giornata completa qui e invece mi sa che ritornerò a Milano prima di cena.
Faccio un salto al rifugio, giusto per andare in bagno e prendere il lettore MP3 e poi vado giù con calma dalla strada. Piove per tutto il tempo, l’acqua entra dal mio guscetto e lo rispedirò di nuovo al fornitore :(
Arrivo alla macchina in breve, alla fine la mia escursione è durata un totale di 6 ore e ½ per un dislivello di
Rientro a Milano tranquillo, solo una ressa pazzesca in autogrill, sia all’andata che, e questo mi ha stupito, al ritorno.
E domenica prossima? Dove andare a fare circa 1.300 –
martedì 22 luglio 2008
Monte Barbeston –2.482 m – 20 Luglio 2008
Sono stanca, il lavoro, con i saldi, non mi risparmia e penso con ansia al viaggio in macchina. Mi verrà sonno, cosi come lunedì scorso; solo che lunedì mi sono fermata a dormire in autogrill (tanto pioveva) per poi godermi una splendida giornata di sole lassu’ tra i monti, sempre del parco del Monte Avic. Questa volta non posso farlo e allora: termos di caffè e a nanna presto.
Autostrada. O almeno cosi credevo. Chiusa. Fino ad Agrate ….. Non posso ripetere tutto quello che mi è passato per la mente, ma mi armo di pazienza e cerco di fare attenzione ai cartelli che mi riporteranno sull’autostrada. E’ ora che la pianti di dire che mi perdo dappertutto visto che anche questa volta non ho avuto problemi, nonostante a volte la segnaletica non fosse ottimale, a orientarmi e a trovare la strada giusta. Ma ho perso un po’ di tempo e l’autostrada è chiusa anche in direzione Milano …. Chissà al rientro stasera!!!
Arrivo al parcheggio alle 8:30 …… e non c’è posto! E’ la prima volta che vengo di domenica d’estate e non mi aspettavo questo affollamento. Quando sono scesa poi mi sono resa conto che l’affollamento del mattino era niente rispetto a quello che avrei trovato al pomeriggio!
Ma andiamo con ordine.
Vedo un gruppo piuttosto sostenuto salire, mentre io ancora medito su dove lasciare la macchina.
Penso: andranno al Barbustel. Il mio monte non credo lo salga molta gente ed è questo il motivo della mia scelta. Ho bisogno di stare da sola, di fare la mia salita in solitudine immersa in questo ambiente meraviglioso del parco.
Finalmente decido che la macchina è meglio lasciarla giu’ davanti al centro visitatori, mi preparo e parto.
All’inizio del sentiero c’è un ragazzo che mi porge un depliant del parco. E cosi mi distraggo e credo di aver perso il bivio. Torno indietro per scoprire che no, non ho perso il bivio, era piu’ in la.
E alla fine inizio la mia salita alle 9.
Giornata bellissima anche se un po’ calda. Cammino bene, mi sento bene e mi importa poco della pioggia che posso eventualmente prendere al pomeriggio.
Piccolo dubbio al bivio ma la relazione parla chiaro: proseguire a destra. E a destra vado.
Sono sempre nel bosco, ma oltre al canto degli uccellini sento vociare. Urca ….. Davanti a me c’è il gruppetto che ho visto all’inizio! Vanno proprio lenti se li ho ripresi, ma il problema è un altro: sono talmente sfasata che non ho voglia di interagire con loro. Mi fermo e medito: l’alternativa è tornare indietro e mi sembra molto stupido e quindi mi incammino. Il gruppo è gentilissimo e si ferma in toto per farmi passare. Dicono che corro …. hi hi hi ……
Arrivo all’alpeggio e li faccio sosta. Sono a piu’ di metà strada ed inizio a vedere che i miei tempi sono finalmente decenti. Non c’è acqua alla fontana ma io sono ben fornita. Mangio una barretta e poi mi avvio verso il colle.
Vedo la cima e quando alzo la testa la vedo ora vicina, la rialzo e sembra ora lontanissima!
Il gruppo mi segue sempre ma a debita distanza. Inizio la cresta, un po’ ventosa ma mi asciuga il sudore.
Sono in cima in un battibaleno, con un bel gregge di caprette che mi sta aspettando.
Foto di rito alla madonna, autoscatto e poi libero la cima per il gruppone che intanto ha attaccato la cresta.
Tenere a bada le caprette non è facile, devo tenere a portata di mano un bastone ed è sufficiente farlo vedere perché si allontanino …. per tornare dopo pochi secondi a curiosare.
Il sole intanto è sparito dietro alle nuvole, giu’ è brutto già da un po’, è ora di rientrare e fare le foto che non ho fatto in salita.
E qui l’amara sorpresa: le caprette mi hanno adottato come il loro pastore :(
E mi tallonano, nel vero senso della parola. Le ho a pochi cm da me.
Mi fermo.
Si fermano.
Riparto.
Ripartono.
Mi guardano. Aspettano un mio gesto per far qualcosa. Quando mi fermo di piu’, per fotografare, loro iniziano a mangiucchiare l’erbetta; ma non appena riparto, loro dietro.
Arrivo al colle piuttosto seccata: e io che volevo starmene sola soletta!
Aspetto che il gruppo scenda, cosi magari le caprette seguono loro.
Macchè …. Aspettano me ….. mi accompagnano fino alla baita poi, per fortuna, li si fermano mentre io continuo finalmente sola la mia discesa.
Ho fatto foto, litigato con le caprette ma la discesa è lenta lo stesso. In salita non ho problemi con il ginocchio, in discesa invece ho un po’ paura e cosi vado piano piano. Speriamo di migliorare un po’ …
Dell’invasione delle macchine al parcheggio ho già parlato. Rientro a casa con calma, qualche piccola coda per i lavori in corso mentre l’autostrada non l’hanno chiusa ad Agrate, per fortuna!