- CLICCA SUL TITOLO PER VEDERE LE FOTO -
L’idea di questo giro l’ho tirata fuori quando ho capito che finalmente si riusciva a combinare con Andrea. Era tutto perfetto: oggi con Andrea, domani si saliva al Bivacco Seveso per poi fare la traversata al San Matteo sabato, con il bel tempo.
Mai fare programmi Silvia … e lo sai :(
Alle 8:30 suona il telefono, proprio mentre stiamo arrivando a Rasura e devo indicare ad Andrea la strada per salire al Bar Bianco. Cerco di cavarmela tra lo sconforto ed i gesti perché la telefonata è di Mario che dice che sabato ha un problema.
Bene, direte voi, andate solo in 2.
E no … non si può … ma che mai potrà succedere ad un bivacco a 3.400 m dove la mia attività principale è quella di cercare di non star male? Siamo nel 21° secolo eppure c’è ancora chi trova disdicevole andare in un bivacco se non con il tuo compagno o con una dello stesso sesso :( sta di fatto che non solo non si va più via, ma l’unico giorno che si può dedicare alla montagna è domani, con il tempo molto incerto quando sabato sarà davvero bello.
Sono demoralizzata. Non me ne va una giusta quest’anno. Mi ero fatta ingolosire da quella traversata e ci avevo davvero creduto, ormai mancava solo un giorno alla partenza.
La delusione è forte e rimango muta. Andrea che non sa la strada, povero, cerca di capire dove andare. Alla fine si barcamena e trova il Bar Bianco.
Sempre silenziosa e rabbuiata mi cambio e partiamo.
Voglio fare il giro inverso che ho fatto l’anno scorso perché voglio salire il Monte Rosetta (mio tormentone tra la Cima e il Monte) e siccome il ginocchio mi ha dato problemi l’altro giorno al Grignone penso che per male che vada io scendo mentre Andrea, che si deve allenare, prosegue per il Combana e la Cima di Rosetta.
Sono talmente a terra che non valuto neppure se è giusto il sentiero che sto prendendo e ben presto la traccia sparisce. Provo a salire per boschi, tanto è di li che si deve andare, ma Andrea non mi segue. Allora torno sui miei passi brontolando piuttosto vivamente. Andrea paziente non reagisce, lui mi capisce.
Alla fine abbiamo fatto un giro dell’oca per arrivare al lago del Culino dove finalmente mi ritrovo. Qui mi rendo conto che sono insopportabile e allora sprono Andrea ad andare avanti da solo. Per lui questa volta è importante l’allenamento. Ovviamente non lo fa, da buon AMICO, e mi sopporta con il mio morale a terra.
Allora cerco di farmelo passare e con esso anche il mal di stomaco che ha accompagnato questa notizia. Si vede che sono troppo sotto stress se una cosa del genere riesce a farmi stare ancora male fisicamente. E pensare che dovrei rilassarmi, che questi 3 gg speravo proprio di rilassarmi …
E’ inutile, penso. Me ne devo andare via da sola se voglio riprendermi.
E cosi, presa la decisione, mi sento già meglio e cerco un dialogo con il mio compagno.
Proseguono le lezioni sulla mia macchina fotografica. Andrea, preciso e programmato come sempre, si deve essere fatto una sua scaletta e oggi è il giorno del film. Neppure io mi ricordo come si fa e ci impiego un po’ di tempo prima di arrivarci, ma poi siamo tutti e 2 soddisfatti del risultato. Devo ammettere che queste “lezioni” fanno ripassare anche a me le potenzialità della mia macchina che, devo ammettere, non è niente male per essere una compatta. Poi il resto lo deve fare il fotografo :)
Riprendiamo a salire. Arriviamo al bivio con la cima della Rosetta e non trovo il sentiero per il Monte. Ma la cima è li, la vedo. Il fondo valle non presenta problemi e il colle li a destra sembra abbordabile.
Senza sentiero proseguo cercando di tenermi alta, in fondo valle c’è il pantano. Tra massi, mirtilli e rododendri guadagno l’inizio della salita e arrivata circa a metà ritrovo uno splendido sentiero: peccato che in discesa si perda perché man mano che sale è sempre migliore. Arrivata al colle vedo le 2 tracce: una che mi porta al Monte Rosetta, l’altra al Combana.
Bene, è fatta. Parto per il Monte Rosetta. La cresta è bella, aerea a tratti ma mai pericolosa. Andrea mi segue, ogni tanto cerca un suo percorso anche se poi si pente :)
Verso la cima ancora perdiamo il sentiero e allora saliamo diretti. In cima non c’è nulla, a parte i ricordini delle capre. Me lo aspettavo ma mi vedo tutta la cresta che ci accingiamo a fare.
Purtroppo la vede anche Andrea: io di li non ci passo! Sentenzia …
Non capisco. Io non vedo nulla di difficile né di pericoloso ma Andrea vede cose che noi umani … (intendo che lui ha una vista davvero acuta da lontano … un’invidia!) e allora lo tranquillizzo: guarda che non è niente di che.
Per fortuna mi crede e si convince ad andare a vedere. Mangiucchiamo qualcosa poi scendiamo, riprendiamo la cresta a attacchiamo il Combana.
Cerco i passaggi meno esposti e quelli dove si deve arrampicare il meno possibile. C’è solo un punto dove ho paura mi faccia storie ma, come al solito, lo passa meglio di me.
Arriviamo proprio sotto la cima e ad Andrea vengono i crampi. Anche qui mi stupisce. Si ferma tranquillo, beve e mangia qualcosa dicendomi che tra qualche minuto passano e riprendiamo la marcia. Ottimo … vedo che i miei insegnamenti stanno portando dei buoni frutti :)
In cima al Combana non ci fermiamo, siamo assaliti da formiche volanti che sono peggio delle mosche. La discesa inizia nella nebbia tanto che ho il timore di prendere la cresta sbagliata. Ma l’altra è quella dell’Olano, non posso sbagliare.
Ora Andrea è stanco, inizio a staccarlo. Lo aspetto, cerco sempre di tenerlo a vista ma la cresta è tranquilla e non ci sono problemi di sorta.
Altra sosta mangereccia sulla Cima della Rosetta poi le formiche mi “assaggiano” anche qui ed inizio a scendere. Andrea mi raggiunge con calma. Io in discesa ancora non riesco a tirare e ho il ginocchio che cmq mi fa male :( Mi sa che in questi giorni sto esagerando … speriamo in bene!
Verso la fine perdiamo il sentiero. Che novità per la giornata di oggi :) La prendiamo sul ridere e scendiamo a sentimento. Lo ritroviamo poco più sotto e cosi arriviamo alla macchina accaldati ma tranquilli. Andrea è contento del giro. Ha fatto un buon allenamento ma soprattutto è contento dell’anello, delle 3 cime e della cresta.
Bene, sono molto soddisfatta pure io.
La giornata non poteva terminare che con uno splendido gelatone a Delebio … che buona quella gelateria!
Quota partenza: m 1.530
Quota arrivo: m 2.360 – 2.327 – 2.147
Dislivello secondo Gipsy: m 1.012
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 6h 15m
Km percorsi: 10,8
Visualizzazione post con etichetta Monte Combana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Monte Combana. Mostra tutti i post
giovedì 19 agosto 2010
domenica 13 settembre 2009
Cima della Rosetta m 2.147 e Monte Combana m 2.327 – 13 Settembre 2009
Dopo l’exploit di domenica scorsa me la voglio prendere con calma, oltretutto il meteo non è un gran che. Non importa, ho passato il sabato a Milano e non è stata una piacevole esperienza per cui domenica mi metto in macchina e vado verso Morbegno. La meta scelta è una che avevo già salito con le ciaspole, ma siccome non si capiva se era il Monte o la Cima della Rosetta e quale fosse il Monte Combana, ho deciso di andare a vedere la zona senza neve cosi da rendermene conto.
Ovviamente arrivo a Rasura e mi accoglie un simpatico striscione:
“SKY RACE DELLA ROSETTA”!
Andiamo bene :( Medito. Forse è meglio se vado a Pescegallo. Ma siccome quello che decido faccio, le mani scelgono e girano il volante a destra per il Bar Bianco. Dopo poco, in località Le Foppe, c’è un gran casino. Una fila interminabile di macchine parcheggiate ed un sacco di corridori che si preparano. Arriva l’omino “giallo” e già penso alla fregatura: non mi lascerà salire. Invece, gentilissimo, mi dice: prego, vada pure. Altro omino “giallo” che mi dice che mi mancano ancora 3 km :)
Salgo. Arrivo al parcheggio ma è già pieno per cui salgo anche dalla sterrata che sembra interminabile (a dire il vero non sono nemmeno 2 km). Al piccolo parcheggio del Bar Bianco ci sono già un sacco di macchine e trovo posto solo sul ciglio della strada. Al momento non c’è molta gente, mi aspettavo piu’ ressa.
Inizio a salire vedendo già la prima delle mie cime. Tengo la destra, cosi come mi ricordo salimmo in invernale. Il sentiero non è sempre evidente, a volte ci sono i segnavia ma, circa alla metà della salita, non li torvo piu’. Una traccia mi porta sulla sinistra e vedo dei ragazzi che salgono. Li raggiungo ma neppure li c’è la traccia e siccome voglio fare la cresta sulla destra taglio tra i cespugli di mirtilli fino a che ritrovo la traccia. Ci sono le bandierine ed il percorso è segnato per la gara. Non mi sembra arrivi nessuno, né da sotto né da sopra per cui riprendo il sentiero, sempre stando attenta ad adocchiare gli eventuali partecipanti alla gara. In cima c’è un sacco di gente, probabilmente c’è anche uno dei punti di ristoro.
Incontro un ragazzo che è li per la gara. Iniziamo a chiacchierare e mi consiglia di fermarmi li che stanno per arrivare i primi 2: si, è una gara a coppie. I primi 2 sono 7 minuti davanti agli altri e l’elicottero che sorvola è li per riprenderli. Ed ecco arrivare la moto. … Una moto???? Cosi scopro che la moto “apre” per cosi dire la gara. E arrivano. Uno dei due, quello con la maglia verde, è campione del mondo, mi dice con orgoglio il ragazzo. Sarà, ma a me sembrano piuttosto in la con gli anni. Anche gli altri, che vedro’ poi, non mi sembrano proprio ragazzini; almeno i primi che passano. Quando arriva il gruppo l’età scende. Avrei detto il contrario e invece … che la corsa, contrariamente a quanto credo io, mantenga giovani? Mah …
Passano i primi 2. Chiedo al ragazzo se è del posto. “Sono di Rasura” mi dice e allora gli chiedo i nomi delle 3 montagne che sono il mio incubo. Cima della Rosetta e quella la in fondo il Monte Rosetta.
E quello li in mezzo è il Monte Combana? Domando io. Mah … non so … non è una montagna importante.
Gulp.
Ma sei uno del posto e manco conosci le tue montagne? Cmq gli chiedo se sul Monte Rosetta ci si arriva. Si si, c’è un sentiero di cresta. Mi torna con la relazione.
Saluto e parto. Arrivo in cima in mezzo alla “cacca” (la nota negativa di queste montagne estive … sob!) e alla calca. Punto di ristoro, gente con la campana. Neanche tanti a dire la verità, ma la cima è piccolina. Lascio passare i corridori che arrivano, vedo laggiu’ il mio bivio; una volta raggiuntolo non avro’ piu’ in giro nessuno.
Finalmente sulla cresta, la valuto. Cribbio: sembra proprio ripida! Mi incammino. Avevo freddo quando mi sono fermata e ora mi sto finalmente riscaldando. Arrivo alla prima cima che, stando a quello che mi ha detto il ragazzo, dovrebbe essere il Monte Combana, quello non importante.
Riguardo la cresta. Cribbio: sembra proprio ripida! Mi incammino.
Prima si scende, poi il salto roccioso. Non mi fido a salire le rocce e preferisco cercare una strada che poi mi permetterà la discesa. Il sentiero ormai non c‘è quasi piu’, ogni tanto qualche traccia ma poi mi sa che ti devi cercare la via migliore. Cerco di stare in cresta il piu’ possibile e arrivo alla mia meta, con un ometto piccolo piccolo, tanta cacca e un bellissimo panorama.
Finalmente guardo la mia cartina. Il sentiero arriva solo fino al Monte Combana.
Poco male, mi dico. Prendo la relazione e, senza leggere i titoli, guardo il sentiero del rientro. Voglio scendere al lago e concludere il mio giro ad anello.
Quando esce il sole fa ancora caldo. Non è poi cosi brutto il tempo, come invece aveva minacciato la previsione. Mangio con calma e poi inizio a scendere.
In discesa il sentiero è molto piu’ visibile e quindi piu’ semplice del previsto. Al salto di roccia mi rendo conto che, a parte una cengietta piccola piccola, il resto è sentiero senza grossi problemi.
Arrivo al colle ed inizio la discesa. Un bel traverso che mi porta giu’ ad un’alpe (sosta) e poi al lago del Culino. Qui trovo una costruzione strana, che non avevo mai visto. Non è una casa nel senso che manca il tetto, pero’ ci sono i muri, il focolare ed una panca. Ci sono poi 2 pali incrociati dove, quando serve, i pastori mettono un telo a fare da tetto. Questo ricovero serve per fare il formaggio e viene chiamato calecc. Ce ne sono molti in questa zona, alcuni davvero messi bene, altri un po’ meno. Ci sono inoltre molte casette con tetto e porta (con serratura). Questo significa che l’alpe è ancora vissuta. Questo spiega la grande quantità di cacca che si trova in giro e l’ottima condizione della zona. Sono contenta che qui la pastorizia ci sia ancora.
La zona è davvero bella e merita un giretto come quello che sto facendo oggi.
Il sentiero scende tenendo sempre la sinistra e mi riporta alla Casera di Alpe Culino, dove sono passata all’andata.
Qui una curiosità: c’è una teleferica che arriva quassu’ e salendo non mi sono resa conto del filo metallico che corre a terra. Al primo incrocio penso che non ci ho fatto caso. Ma siccome lo si incontra spesso, non credo possa essere stata cosi distratta. E allora mi chiedo: non è che l’abbiamo tolto per la gara? Certo è pericoloso per uno che corre, ma toglierlo e rimetterlo …. Mah!
A casa guardo meglio la cartina e la relazione: sono sempre piu’ convinta che il Monte Rosetta era quello piu’ avanti ed io mi sono fermata al Monte Combana, come del resto titola la relazione che ho seguito … mannaggia alla mia memoria che mi fa dimenticare le cose dal “naso alla bocca” :(.
Quota partenza: 1.506m
Quota arrivo: 2.327
Dislivello, secondo il mio altimetro: 890
Tempo totale di marcia comprensiva di soste (tante, soprattutto in discesa) e di foto: circa 6 ore
Etichette:
Alpe Culino,
Cima della Rosetta,
Cima Rosetta,
Lago Culino,
Monte Combana
Iscriviti a:
Post (Atom)