martedì 23 ottobre 2007

Rifugio Grassi - 1.987 m / 21 Ottobre 2007

Visto che sono stata sgridata .... ecco la relazione di domenica :)

E' l'ultimo we prima del cambio ora, vorrei fare qualcosa di lunghetto ma le previsioni danno vento forte in alta montagna, di andare ancora in Vallèe non ho voglia (di guidare ... mica per la valle!) e allora rispolvero fuori il Rifugio Grassi.
Lo so che non è una cima, ma da Barzio è abbastanza lunghetta.
La relazione di Diska (http://www.diska.it/rifgrassi.asp) e' dettagliatissima, come sempre, e mi intriga abbastanza il percorso.
Parto alla solita ora, nonostante appena alzata mi prende una gran voglia di tornare sotto le coperte; sono stanca in questo periodo, lo so che non mi dovrei lamentare ma sono stanca ....

Arrivo a Barzio prestissimo. Il dubbio se parcheggiare dentro o fuori dal parcheggio della funivia (a proposito, impianti chiusi sino alla stagione invernale) e pochi minuti prima delle 8 ho gli scarponi ai piedi. Prima di me sono saliti un signore solo soletto e altri 2: non credevo che qualcuno fosse pazzo come me a partire a quest'ora!
Di fronte a me l'alba colora di rosa le cime lassu'! Che magia! Anche qui, a 2 passi dalla civiltà, si puo' rimanere a bocca aperta per lo spettacolo che la natura è in grado di offrirci.

A parte il primo pezzetto, il sentiero è nuovo per me, e lo sarà fino ai Piani di Bobbio; si, perchè l'idea è di andare al rifugio e poi attraversare fino ai Piani di Bobbio, appunto, e scendere dalla strada.
L'autunno colora tutta la natura che mi circonda, il cielo non è limpido e questo fa si che le foto vengano velate, colori tenui che pero' non nascondono la miriade di sfumature di cui gli alberi si colorano.
I primi ghiacci. La pozzanghera è ghiacciata, cosi come trovero' altre chiazze di ghiaccio, addirittura fino al primo pomeriggio.
Fa freddo, sono dentro al bosco, in un saliscendi continuo. E' bellissimo questo sentiero. Un traverso che passa da una forra ad un'altra, alcuni punti protetti con catene ma tutto molto ben segnalato e tranquillo.
Arrivo al rifugio Buzzoni (manco sapevo che esisteva!) in ritardo rispetto alla tabella di marcia.
Uff ....
Il cagnolino abbaia .... abbaia .... abbaia .... ma dove diavolo la prende tutta questa voce? Ovviamente non mi fa nulla, anzi, smette di abbaiare non appena mi avvicino: forse vuole solo un po' di attenzione :)
Foto di rito, il panorama da qui è molto bello, e poi via di nuovo.

Arrivo al Passo del Gandazzo, che mi collega con il sentiero dei piani di Bobbio. Ci vorranno ancora quasi 2 ore per il rifugio e, un po' demoralizzata per la pessima performance, valuto se non sia il caso di rientrare.
Faccio i miei conti. Alla fine sono poco piu' di 2 ore che cammino. E la strada che scende dai PdB è appunto una strada, se faccio tardi .... ma non ho scelto apposta questa escursione visto che ho un'ora di luce in +?
Detto fatto, inizio la ripida salita per il Passo del Toro e poi il lungo quanto panoramico traverso.
Sto bene.
2 signori, probabilmente saliti dalla parte bergamasca e quindi avvicinatisi con la macchina, mi superano.
Uff .... sono lenta .... e che ci posso fare?
E poi .... ecco laggiu' il rifugo!
Arrivo in 4 ore e mezza, esattamente quello scritto nella relazione :)
Forse non sono poi cosi lenta, se considero la gita nel suo complesso :)
E sono anche soddisfatta di non essermi fermata molto a riposare e di essere arrivata cmq senza troppo affanno :)
Il dislivello è di 1.145 m + tutti i saliscendi .... mah .... arriverà l'altimetro!

Fa freddo ora.
Mangio, foto di rito al Pizzo dei 3 Signori che da qui è ancora piu' bello e poi decido per il rientro.
Dimenticavo di dire che la giornata si è fatta bellissima, fredda ma con pochissimo vento (per fortuna!).
La luce migliora di minuto in minuto e lo riscontrero' poi sulle foto. Il traverso per i Piani di Bobbio è bellissimo! Non sapevo davvero di quest'angolo di paradiso!
E il paradiso, come pero' ben sapevo, finisce ai Piani di Bobbio.
Li gli impianti, la strada, le macchine sono un pugno nello stomaco, ma lo sapevo e non me la prendo piu' di tanto.
Altra piccola sosta e poi verso casa.

Odio questa strada.
A volte è davvero ripida. Ma siamo sicuri che me la sono fatta con gli scietti stretti???
Hanno messo delle reti rosse (???) a fianco della pista di discesa, un vero pugno in un occhio e mi ha fatto anche sbagliare strada in un punto.
6 jeep mi superano nella discesa alzando il solito polverone :(
Il lettore MP3 acceso, i piedi che fanno davvero tanto male, cerco di non pensarci e di ascoltare la musica.
Per fortuna il tempo passa veloce e intorno alle 17 approdo alla macchina.
E' ormai il crepuscolo, la luce è sempre meravigliosa, i piedi fanno male, tanto, ma la giornata è stata nel complesso piacevolissima.
Un grazie ancora a Diska che prepara relazioni super!

...

E spero di non aver fatto troppi errori di battitura ..... :)

lunedì 1 ottobre 2007

Indovina un po’ …. 30 Settembre 2007

La mia coscienza ecologica mi rimorde per quello che ho fatto oggi ….. ma andiamo per ordine.
Il programma era quello di andare a dormire in bivacco o locale invernale, a seconda se il rifugio era o meno aperto ma la pioggia della settimana (neve sotto i 2.000 m) mi hanno preso in contropiede.
Marco venerdi sera mi propone una ferrata. Difficile, ed io non mi sento molto all’altezza, e poi sono via da 2 sabati ed il programma per questo è abbastanza intenso. Con dispiacere declino l’invito, l’avrei visto volentieri dato che è passato un sacco di tempo dall’ultima volta; speriamo ci sia un’altra occasione a breve.
Il meteo è strano, meglio sabato, no, meglio domenica. L’unica cosa certa è che domenica non dovrebbe piovere. A questo punto dove vado? In alto no, sono da sola e non ho voglia di trovarmi di fronte la neve. Lontano neppure, troppi km in questo periodo. Decido per la “solita” meta, in treno, visto che guido già tutta la settimana.
Un po’ mi spiace, perche’ speravo di tornarci un po’ piu’ in la, ma va bene anche cosi.
Preparo il tutto, monto la sveglia e vado a nanna.
Mi sveglio presto, e sento il rumore delle macchine sull’asfalto bagnato: accidenti!
Mi alzo, guardo fuori ed è effettivamente bagnato.Torno a letto per un’altra ora. Intanto ci penso e non ho mica voglia di andare a prendere acqua.
Verso le 8 mi viene in mente che il meteo diceva brutto in pianura e in netto miglioramento sulle prealpi. Uffi …. Ora è tardi!
Mi alzo, colazione e poi la decisione: vado in macchina. Si, in macchina.
Lo so …. Lo so …. E’ tanto comodo il treno e in macchina, da sola, mi costerà anche di piu’, ma non ho voglia di arrivare la e vedere che piove. In macchina mi giostro meglio, vedo la strada, mi convinco che anche altri monti potrebbero essere raggiunti velocemente, tanto per non salire sempre sul solito. E si, mi devo preparare all’inverno. Di cime innevate ne vedro’ ben poche, almeno cerco di girarmi un po’ di monti che conosco poco.
Arrivo bene, nonostante sia tardi non c’è molto traffico. Trovo parcheggio dietro al paese e alle 11 ho gli scarponi ai piedi.
Ha smesso di piovere da poco e non c’è molta gente intorno.
Salgo dal sentiero 3, cosi, tanto per non incontrare nessuno (e nessuno incontrero’ in salita fino alla cresta, poi solo un signore!).Castagne. E’ presto, siamo ancora a settembre, ma il sentiero ne è pieno. I castagni sono all’inizio
del bosco, ma decido di prenderle ora perché non so da dove scendero’. Ne prendo poche, un po’ per me, un po’ per i miei e senza strafare, tanto ci tornero’ entro ottobre a prendere castagne, no?
E’ una violenza smettere di guardare a terra e non raccoglierne piu’, ma finalmente i castagni finiscono e cosi anche la tentazione.
Foto. Oggi mi dedico alle foto e non importa quanto tempo ci mettero’ a salire. Penso di essere su per le 13:30, ottimo orario per il pranzo.
Ci sono ancora molte cose da fotografare: i funghi, i lumaconi, gli ultimi fiori …. Diciamo che i soggetti non mancano.
Quando sono su in cresta (sudando come al solito …. UFFA !!!! ) sento uno dietro di me. Non è velocissimo, deve avermi raggiunto a causa delle foto che mi sono fermata a fare.
Lo lascio passare fotografando un garofanino con un colore splendido, tra il rosso ed il viola, che la mia macchina fotografica non riprodurra’: ormai la conosco e so che alcuni colori non vengono … chissà poi perche’ ….
In cima, dove sono arrivata alle 13:30 …. ovviamente :-) ci sono 4 o 5 persone.
Non fa caldo e non fa freddo, mi copro perché sono sudata ed inizio il mio lauto pasto.
Se ne vanno quasi tutti ed io medito se fare il giro ad anello, senza passare per il pantano pero’, oppure tornare da dove sono venuta, giro piu’ corto ma sicuramente piu’ solitario.
Intanto sale ancora qualcuno, pochi, vista la giornata.
Il Grignone è ben innevato, la Grignetta un po’ di meno e qualche chiazza anche sul Resegone.
Appena arrivata in cima mi ha salutato un raggio di sole, ma permangono le nubi.
Mi fermo su piu’ di un’ora e scelgo, per scendere, la solitudine (infatti incontrero’ solo un signore che sale).
Sono tranquilla. Qualche minima notizia positiva sulla salute, le colleghe con cui mi trovo bene ma soprattutto la solitudine riacquistata a cosi caro prezzo mi rendono piu’ serena. E’ uno stato momentaneo, lo so, ma mi godo questi momenti che sono davvero troppo rari.
Alla macchina mi cadono tutte le castagne per terra … raccolte per la seconda volta! E meno male che non ho esagerato nella raccolta!
Torno a casa comoda comoda nella mia macchinina, la coscienza che rimorde ma proprio non me la sentivo di fare altro.
Domenica tranquilla, riposante e ora …… CALDARROSTE!!!

domenica 23 settembre 2007

Rifugio Allievi – Bonacossa in Valle di Zocca – 2.395 m - 22 Settembre 2007

E si …. la quota inizia a scendere, purtroppo ….
Ho letto da qualche parte di recente qualcuno che ci saliva, è mi è tornata la voglia di rivedere quei posti.
Dall’Allievi sono solo scesa in una giornata di pioggia, abbiamo dovuto troncare li il sentiero Roma. Ricordo solo vagamente il percorso e la passeggiata in piano fino a San Martino.
L’anno scorso sono tornata la in inverno, ciaspole e/o ramponi, inizio di un periodo che, seppur per poco tempo, mi ha regalato momenti felici, per cui questa volta non devo esorcizzare nulla.
Parto alla solita ora ma la strada e’ un po’ piu’ lunga di quel che pensavo. Inoltre, hanno messo a pagamento il parcheggio appena arrivati in paese. A dire il vero, il parcheggio laggiù in fondo mi è pure tornato piu’ comodo
Stranamente ricordo e riconosco il percorso. Ogni tanto mi stupisco: vuoi dire che la Ginkgo Biloba funziona?
Inizio a percorrere il sentiero a fianco del torrente. Veloce, per quanto posso essere veloce io, che se ho sbagliato strada devo tornare e non e’ presto. Ovviamente non c’era nessuno al parcheggio a cui chiedere e nessuna indicazione. Meno male che c’ero gia’ stata!
La strada e’ giusta. Finito l’asfalto (poco, per fortuna) trovo un mega parcheggio per le macchine :( e io mi saro’ già sciroppata una bella mezz’ora. E qui il primo dubbio: 4 ore da San Martino o da qui? Non lo sapro’ mai, perché il cartello sul quale mi sono affidata io per calcolare i tempi e’ più avanti, diceva 3 ore mentre io sono salita in 3 ore e mezza …. ma andiamo con ordine.
Oggi mi sento piu’ orso che mai e le poche persone che sono li al aprcheggio e stanno facendo colazione mi infastidiscono. O meglio, spero che nessuno mi rivolga la parola, sono troppo triste per mettermi a chiacchierare, sorridere e far finta che tutto vada bene.
Proseguo. Cartina alla mano perché non ho proprio voglia di sbagliare.
Man mano riconosco i posti, la mancanza della neve non modifica piu’ di tanto ed ho perfettamente in mente il grosso masso del bivio.
Fin qui la valle è davvero incantevole, una cornice montana unica, un torrente dalla acque cosi limpide, complice un fondale adatto, offre degli scorci di un azzurro-verde magnifico.
Poche foto salendo, come al solito, mi rifaro’ in discesa.
Arriva il mio masso e inizio a salire. E’ ripido ma, complice un bel freschino, mi sembra di mantenere un buon passo.
Arrivati al ponte, la meta della nostra gita invernale, voglio fare la prima sosta. Sorpasso 4 spagnoli, non volevo farlo, tra poco mi fermo, ma si sono fermati e non potevo fare altrimenti.
Il ponte. Cavolo! Ma quanta strada facemmo quel giorno!
Non faccio in tempo a cercare di fare 2 foto che 2 dei 4 spagnoli mi raggiungono. Hanno lasciato indietro gli altri e hanno allungato il passo. Si fermano con me sul ponte …. Ecchecavolo! Uffi! Non mi va di fermarmi se ci sono anche loro. Prendo la barretta e mangiucchiandola continuo la salita.
Certo che il bosco è davvero lungo! Lo diceva qualcuno che era infinito. Infinito non direi, per infinito intendo qualcosa che non mi piace, mi annoia o mi stanca. Questo è invece un bel bosco, fresco, lungo ma piacevole.
Finalmente sono al sole,il bosco è finito ed io mi permetto la sosta. Ho viaggiato ancora parecchio dalla decisione della sosta alla sosta vera e propria. Cercavo un masso fuori dal sentiero ma al sole. Alla fine mi sono dovuta arrendere, masso sul sentiero, non ci sono altre possibilità.
Gli spagnoli mi sa che sono tornati indietro. Non ho incontrato nessuno durante la salita, non sta salendo nessuno dietro di me.
Mangio, 10 minuti e gia’ mi annoio. E’ ora di ripartire.
Arrivo al Pian di Zocca, bellissimo, ed intravedo lassu’ il rifugio. Cavolo …. c’è ancora un bel pezzo di strada. Inizio a pensare che non starò nei tempi e questo mi disturba. Cosi cerco di attraversare in fretta la piana per riprendere la salita. Gli ultimi 100 metri saranno pero’ per me infiniti. Sono stanca e sto pagando lo scotto di aver fatto solo una sosta di 10 minuti! Io ho bisogno di fermarmi più spesso …. mannaggia al mio essere orso e agli spagnoli!
Mi fermo un momento, seduta su un sasso senza neppure togliere lo zaino. Riprendo. Ora il passo è lento ma salgo. Ogni volta che guardo su vedo il rifugio sempre troppo in alto, fino a che non guardo più.
E ci manca poco che vado a sbattere contro il vecchio rifugio (l’Allievi, credo).
Si. Finalmente ci sono arrivata.
4 ore e mezza dal parcheggio di San Martino.
Mi sento demoralizzata, speravo di aver ripreso in pieno ed invece ancora un po’ ci devo lavorare.
Alla fine, pero’, mi sa che i metri di dislivello non sono mica 1.355 come dice la relazione, ma 1.472 come dice la matematica.
Certo, dal bivio la dava in 3 ore ed io sono salita in 3 ore e mezza ….. che menate che mi sto facendo! Penso a questo molto probabilmente per non pensare ad altro, alle ultime notizie, al nuovo lavoro, all’amico che mi sta abbandonando …. Meglio pensare a quanto sono pippa piuttosto che a tutto il resto; d’altra parte, vengo in montagna anche per questo, per staccare la spina dopo la settimana che troppo spesso è pesante.
Mi siedo. Mangio. Mi guardo intorno. Arrivano i primi del sentiero Roma (beati loro!).
Turisti di giornata ce ne sono pochissimi. Non ho incontrato nessuno salendo, quindi quei pochi sono partiti ben prima di me.
Non attacco bottone stavolta. Saluto solo e basta, me ne sto nel mio brodo a riposarmi, a guardare la cartina, a godermi il caldo sole di fine estate.
Mi riposo fino quasi alle 3, poi inizia la discesa. Metto in conto 4 ore, un po’ per la lunghezza del percorso, un po’ perché voglio fare delle di foto.
Poca gente che sale, mi aspettavo di trovarne di piu’.
Ad un certo punto mi rendo conto che i tempi della macchina fotografica si stanno allungando: non mi sono resa ancora conto che il pomeriggio è quasi finito!
E’ incredibile come sia passata in fretta questa giornata! No, non in fretta, non rende l’idea. Diciamo che mi stupisce il fatto che sono passata di qui quasi 10 ore fa, a me sembra di esserci passata solo qualche minuto fa. Il tempo oggi non ha avuto corso per me, non mi è pesato nulla: ne’ il dislivello, ne’ la lunghezza del percorso, né la solita noia della discesa.
L’unica nota stonata è la caviglia che mi fa male, torna i disturbo della scorsa settimana. Si e’ infiammato qualcosa e non mi piace per nulla. Saranno gli scarponcini? Per scendere devo slacciarlo. La prossima volta metto gli altri scarponi, anche se pensanti. O provo a fare una gita piu’ corta. Insomma, devo fare un po’ di prove per capire cosa mi infiamma cosi la caviglia :(
Anche in basso c’e’ poca gente.
In particolare, ho incontrato 2 ragazzi, lui mi ha salutato con un sorriso ed una dolcezza infinita e questo mi ha toccato in modo particolare …. allora c’e’ ancora qualcuno capace di serenità?
Finita anche questa giornata. Il fatto di andare il sabato mi permette di arrivare a casa tardi, ho la domenica per recuperare ….. sintomo di invecchiamento …. una volta non ne avevo bisogno :)

domenica 16 settembre 2007

Pizzo Alto – 2.512 m, 15 Settembre 2007

Terzo tentativo.
Il primo non ho neppure messo gli scarponi, c’era una festa a Premana ed era impossibile parcheggiare.
Il secondo arrivai, con il mio solito socio, al lago di sotto. I tempi erano adeguati, ma io ero cotta.
So che è lunga, parto presto. Non rileggo la relazione, la porto dietro e la leggerò man mano. Mi piacerebbe fare l’anello, ma solo se è indicato. Il percorso è lungo e non mi sembra il caso di ravanare in discesa e magari allungare ulteriormente il percorso. Oltretutto, sulla mia cartina, il sentiero di discesa che penso io non è neppure segnato.
Parto alla solita ora. E’ comunque lunga e arrivo a Premana poco prima delle 8. Infilo gli scarponi, c’è sono un’altra coppia al parcheggio che parte mentre io sto facendo colazione.
Il meteo da ancora nuvolo la mattina, poi bellissimo … speriamo!
L’anno scorso era un mese avanti ed effettivamente il paesaggio era migliore. Ora non è ancora autunno ma siamo già a fine estate ed il percorso nel bosco che mi porta all’Alpe non lo trovo poi un granché.
Non guardo l’ora, dai cartelli dell’inizio del sentiero (che non segnano il Pizzo Alto, chissà perché!) ricordo che ci vuole un’ora e mezza ma a me sembra che ci sto mettendo di più.
Arrivo all’Alpe, 2 ore … prima di demoralizzarmi guardo la foto che ho fatto al cartello: 2 ore e mezza! Ecco, cosi va meglio. La mia relazione da 2 ore con un dislivello di 730m: posso considerarmi soddisfatta.
Il sole ancora non c’è e la temperatura è frizzantina. Piccola sosta e riparto. In un’ora (e 435 m) sono al lago inferiore. C’è un bel vento e penso alla salita: se non cala non potrò neppure fermarmi in vetta …
Il freddo è talmente intenso che metto la giacca a vento ed i pantaloni lunghi.
Leggo la relazione. Ecco … proprio non mi ricordavo delle catene per salire il canalino che porta al lago di sopra. Sto meditando se ce la farò, quasi quasi rinuncio.
Ma va … Andiamo almeno a vedere! E poi, anche la relazione dice che ci sono solo un paio di punti esposti e non è questo a preoccuparmi.
Le catene arrivano in fretta, il vento sembra calare ma qui sono a ridosso della montagna che probabilmente mi ripara.
Metto via i bastoncini e salgo.
Effettivamente in un paio di punti le catene le vedo bene, soprattutto per la discesa. A tratti è bagnato, meno male che il torrentello che evidentemente passa di qui, ora è quasi senz’acqua.
Arrivo, nei tempi della relazione, al lago di sopra: davvero incantevole!
Ora manca solo un’ora alla cima. Sono 4 ore che cammino e non mi sento ancora stanca, né fisicamente né mentalmente, mi manca SOLO un’ora alla cima :)
Risalgo la dorsale per la bocchetta e qui il sentiero inizia ad essere a tracce. Il percorso è intuitivo ma siccome sono da sola e non posso permettermi di sbagliare (è già lunga la gita …. non ne devo aggiungerne di mio!) mi fermo spesso per capire dove diavolo continua. Cosi perdo ancora qualche minuto e mi rendo conto che non posso cazzeggiare ulteriormente: avevo messo in conto 5 ore per la salita e non posso mettercene troppe di più.
Arrivo alla bocchetta, inizia il traverso che fa scendere un pochino e, appena girato l’angolo, eccola li la mia meta! Ogni tanto sparisce dietro a qualche dosso, ma quando ricompare è sempre più vicina. Anche qui ogni tanto il sentiero non è visibilissimo ed io mi fido poco di me stessa per dare retta al mio istinto, che però si è sempre rivelato giusto. Mi sono rimessa in corto, su questo versante ormai sono in pieno sole ed il vento è scomparso. Non fa caldo per fortuna ma il lungo non è più indicato.
Finalmente il traverso finisce, si inizia a salire per cresta.
Ormai ci sono, sento le voci in cima, vedo la punta della croce.
Ormai ci sono, dietro quella curva c’è la cima …
Ormai ci sono … ma quella cima non arriva mai!!!!
Gli ultimi metri mi sono sembrati infiniti, ora ho davvero bisogno di riposare. 5 ore e un quarto soste e meditazioni comprese: in linea con i tempi che mi sono data :)
In cima ci sono 4 bergamaschi … che non parlano … urlano!
Saluto e me ne vado dalla parte opposta. Loro hanno seminato zaini e magliette per tutta la cima (e meno male che è larga!) ma trovo un bel sassetto piatto su cui sedermi. Finalmente mi concedo almeno un’ora di riposo.
Il panorama da qui è fantastico! La cima è bella, la salita pure anche se non è una delle migliori che abbia mai fatto.
I bergamaschi continuano ad urlare ma per fortuna tra mezz’ora scendono, cosi io me ne posso rimanere qui tranquilla e sola per almeno un’altra mezzora.
Quando sono pronti a partire, mi chiedono la foto. Sorrido: son salita apposta!
Cosi chiacchieriamo un po’. Alla fine scopro che uno di loro non ha proprio voglia di scendere dalle catene. Però non sono partiti da dove sono salita io. Mi chiedono quanto ci ho messo e sembrano impressionati dal dislivello, quindi devono essere saliti da un punto più alto, ma neppure sulla cartina trovo un’altra partenza.
Foto con autoscatto, foto panoramiche, libro di vetta. Ora però è il caso di scendere. Non farò il giro, sono sola praticamente su tutta la montagna. Là vedo un sentiero che scende ma sulle mie cartine non c’è. Non mi preoccupano le catene in discesa, solo la lunghezza del percorso.
Faccio un paio di conti: al massimo alle 19 dovrei essere alla macchina. A quell’ora è ancora chiaro per cui posso prendermela con relativa calma.
In discesa faccio un po’ di foto del percorso ed arrivo alle catene.
Come pensavo, si scende agevolmente, le uso anche quando non strettamente necessario perché scendo più in fretta. Simpatico il canalino, devo dire che mi è piaciuto :)
Lago di sotto, la sosta la faccio all’alpe. Il ginocchio inizia a farsi sentire, meno male che i miei mega scarponcini sono una favola! Non mi fanno per niente male i piedi!
All’Alpe mi concedo un’altra mezz’ora di riposo e finalmente posso riempire le bottiglie: più di 2 litri oggi!
Arriva un signore senza zaino, scarpe basse e bastoncini … un mito! Mi chiede se sono stata ai laghi e non riesco a reprimere un moto di orgoglio e gli dico la mia meta. Mi guarda stupito: da sola???? Già, perché da sola evidentemente non è usuale. Effettivamente ci ho pensato anch’io, vista la lunghezza del percorso, ma se non c’è nessuno abbastanza pazzo che ci posso fare?
Ora mi tocca la parte più noiosa, L’affronto con il lettore MP3, mi fa passare il tempo.
Fa ancora caldo per cui non me la sento di allungare il passo. La discesa è accompagnata da un nugolo di moschini che sono noiosissimi e non si fanno scrupolo di appoggiarsi dappertutto, occhi compresi e vi lascio immaginare la gioia viste le lenti a contatto!
Alla fine sono alla macchina alle 18:30 stanca ma contenta della giornata, del giro, dell’ennesimo sassolino nella scarpa che mi sono tolta ...

domenica 9 settembre 2007

Pizzo Pioltone – 2.610 m 8 Settembre 2007

Il primo tentativo risale a circa 2 anni fa, una giornata più autunnale non solo per il mese (ottobre, se ben ricordo) ma anche per il tempo. Oggi, invece, la giornata è da favola, fresca e limpida come non mai.
Arrivo presto, poco prima delle 9 ho gli scarponi ai piedi. Ci sono un paio di coppie che sono partite prima di me ma il parcheggio è ancora vuoto.
Prima la jeeppabile poi il sentiero nel bosco. Umido, pieno di ruscelletti ma, sarà perché non cerco bene, non vedo funghi.
Il lago. Non me lo ricordavo ma ne parla la relazione; piccolo, in stile proprio alpino.
La palude e poi ancora la salita per arrivare al Rifugio Gattascosa, con i suoi cumuli di legna che ormai sono diventati caratteristici.
La relazione parla della cresta a partire dalla Bocchetta di Gattascosa (o Passo di Ragozza) ma mette come alternativa la salita al Pioltone, mentre per me la gita è la salita al Pizzo e la cresta se mi avanzano le forze. Prendo quindi la strada che mi porta, in pochi minuti, al Passo di Monscera.
Per i tempi di percorrenza sono allineata con i cartelli, fino a qui. La salita al Pizzo però non è segnata, ma ci sono circa 500 m di dislivello, per cui metto in conto un’ora e mezza.
E qui arriva anche il bello. La mia relazione dice che non c’è la traccia, ma di stare sulla linea di confine …. 2 anni fa, anche il rifugista ci disse che non c’era sentiero ma si saliva a naso ….
Beh, se non riesco a salire pazienza, continuo a ripetermi.
Intanto il sentiero che parte dal passo è segnatissimo.
Ci sono gli ometti …. e che ometti!
Finisce il prato, il sentiero continua sulla linea più ovvia con tanti piccoli tornanti.
Ed è pieno di ometti …. e che ometti!
Man mano che si sale il sentiero si fa più ripido e più faticoso, il terreno più instabile, ma la traccia è un’autostrada! Chissà perché non è segnato sui cartelli … mah, i misteri dell’escursionismo!
La giornata è stupenda, fresca, ma io faccio tanta fatica. Mi fermo un paio di volte per riprendere fiato (con la scusa di un pezzetto di cioccolato) e proseguo il mio cammino solitario. Non c’è proprio nessuno! Il panorama che si apre è entusiasmante ed il sentiero sempre più ripido.
Non guardo l’altimetro né l’orologio, quando arrivo arrivo, tanto è presto.
Alzo lo sguardo e vedo l’ometto di vetta …. Un sorriso …. E vedo anche qualcosa di bianco che potrebbe essere un tronco di larice morto da tempo. Oddio, ce n’è più di uno …. e …. ma quelle sono corna …… E si, mi accoglie un bel branco di caprette bianche con il caprone la, dietro l’ometto di vetta, che se ne sta all’ombra. Mi guardano incuriosite, la più ardita mi si avvicina … diciamo un po’ troppo, e devo prendere provvedimenti.
Lascio a loro la cima e mi incammino sulla cresta. Pochi metri più in la l’ultimo ometto, niente cacche di capra e qualche bel sasso piatto su cui sedersi.
Panorama a 360°, non so se le foro renderanno la bellezza del posto (i panorami proprio non mi vengono ….). Ogni tanto qualche raffica di vento arriva a tenermi compagnia con i suoni che crea passando tra i fili d’erba, tra le rocce della cresta, creando mulinelli di terra …. Stranamente dove sono io, nonostante sia sulla cresta, rimane riparato.
Con a fianco il bastoncino (la capretta curiosa ha accoliti al suo …. mio fianco) mangiucchio qualcosa e poi mi rilasso.
Guardo laggiù la cresta di cui parlava la relazione. Bella e ben tracciata. Il sentiero di discesa è deciso.
Vado a rompere le scatole alle caprette per prendere il libro di vetta, non posso non lasciare la firma!
Mi guardo la Cima del Dosso, dove sono salita qualche mese fa.
Ma …. Laggiù …. Oddio! Quelle sono le Grigne! Che giornata!!!
La Capanna Margherita si vede ad occhio nudo. Un piccolo disappunto per non essere riusciti, neppure questo we, a salire ancora un po’ mi viene, ma è placato dalla bellezza del luogo.
Scendo.
Sta salendo un ragazzo che incontro a metà discesa (metà dal Passo) e mi chiede quanto manca. E’ solo e senza zaino. Per il resto, qualcuno si vede al Passo ma poi più nessuno. Peccato perché se è vero che è ripida, è anche vero che escursionistica più che mai.
Al Passo saluto 2 ciclisti e mi avvio verso la cresta. Ovviamente si sale; ora però mi sono riposata e la fatica è comunque minore. Come ogni cresta che si rispetti, dopo essere saliti di un buon 100 m inizia il classico saliscendi. Iniziano i colori dell’autunno, l’erba che assume quel color marrone fantastico. Il pomeriggio rende la luce migliore e le montagna svizzere (credo sia il gruppo del Weissmies) è favoloso.
La cresta è segnatissima ma rimane selvaggia.
Sempre la mia relazione, dice che dal rifugio si sale accanto al canale dell’acqua e si punta alla evidente bocchetta. Mi viene da pensare se sarà cosi semplice scendere al rifugio senza traccia.
Sempre la mia relazione, dice che si può salire anche dal lago, con radi e sbiaditi bolli rossi che segnano la strada, ma io devo scendere al rifugio a fare scorta d’acqua: un litro e mezzo non mi è bastato :(
Arrivo in vista della bocchetta ed il sentiero scende …. ma dalla parte opposta, dove c’è un altro splendido laghetto alpino che ho visto dalla cima del Pizzo.
Seguo perplessa il sentiero e laggiù vedo un signore che si sta incamminando verso la bocchetta. Rincuorata lo raggiungo e, come al mio solito, attacco bottone. Facciamo un pezzo di strada insieme chiacchierando, mi racconta di un bel giro ad anello che si può fare e non sembra niente male … anzi! Anche lui gira spesso da solo e mi viene spontanea una considerazione: man mano che vado in giro da sola mi trovo sempre meglio, il mio essere orso diventa ogni giorno più presente e, anche se mi manca la compagnia per certe gite che da sola non me la sento di fare, la solitudine di queste passeggiate mi piace sempre di più. Scelgo da sola meta, luogo e tempi. Non sarà sano, ma mi rigenera.
Il mio compagno occasionale mi lascia quando inizia la discesa per il rifugio (segnatissima, ovviamente!). Lui scende al lago.
Scorta d’acqua e poi via verso la macchina.
Giro splendido. Poca gente come il sabato sa di solito regalare.
Peccato non aver deciso di fermarmi qui a dormire, domani mi sa che, nonostante le previsioni siano ottime, me ne starò a casa.
Mi sono tolta un altro sassolino dalla scarpa e mi rendo conto che, nonostante tutto, quest’anno ne ho tolti di sassolini …. !!!

lunedì 27 agosto 2007

Rifugio Mezzalama 3.036 m - 25 Agosto 2007

Dopo un’infinità di tempo è ora di mettere fine a questa lacuna: oggi si va al Mezzalama!
Non so perché questa gita mi inquieta, forse perché arriva proprio alle pendici del ghiacciaio (Polluce, tanto per non far nomi), forse perché il dislivello non è banale, forse perché ne ho sempre sentito parlare ma non ci sono mai salita.
Il fatto di aver dormito qui a St. Jacques fa si che sono sul sentiero poco prima delle 8. Nonostante l’orario, trovo qualcuno che inizia come me presto.
Fino al Pian di Verra inferiore sono nello splendido bosco che si trova di queste parti, poi c’è la carrozzabile. A dire il vero non l’ho trovata noiosa, oltretutto si cammina abbastanza velocemente ed io ho davanti il Rosa nella sua splendida luce mattutina di una giornata che si preannuncia eccezionale.
Il passo è buono, sono nei tempi dei cartellini (di più non posso pretendere).
Arrivati al Pian di Verra superiore inizia la vera salita ….. ed io inizio a boccheggiare.
Non capita anche a voi di avere delle gite che hanno in comune alcuni denominatori?

Apro un’altra nota di colore.
Iniziano ad arrivare delle persone, arriveranno ad ondate (che sia per il taxi, leggi jeep, che si puo’ noleggiare a St. Jacques?). Sono ferma per una pausetta, per cui mi passano davanti senza problemi. Quando riprendo, sento dietro di me un passo veloce. Con lo sguardo vedo che è un ragazzotto, allora mi faccio da parte e lo lascio passare.
Nulla.
Il silenzio più assoluto.
Riprendo a camminare con un “GRAZIE” a voce abbastanza alta da farmi sentire dal ragazzotto.
“Per cosa?”
Per essermi fermata a farti passare”
“E’ scontato” ….. cosa????? Non ci posso credere ….. ribatto che non è scontato essere gentili e cortesi e che con altrettanta gentilezza e cortesia dovrebbe essere ricambiato con un grazie.
Non ho parole ….
Chiusa la nota di colore.

Dopo il pezzo più faticoso, si inizia ad intravedere il rifugio, e meno male perché il primo che si vede è le Guide Della Val d’Ayas che rimane lassù sul cucuzzolo!
Ancora un po’ di fatica quando, proprio dietro un dosso, appare come d’incanto il bel rifugetto, con le sue finestre rosse in un contesto da favola! Ovviamente il piazzaletto antistante il rifugio è pieno di magliette, zaini, scarpe e proprietari di tutto ciò, ma non mi tange: faccio un giretto li intorno per vedere com’è e poi me ne vado su, a cercare una pietra solitaria con una bella visione.
La trovo vicino al sentiero, cosi mi permetto di scambiare 4 chiacchiere con il signore incontrato in salita (pantaloni alla zuava di velluto …. Mi è venuto spontaneo di dire: ma non ha caldo? Mi ha guardato con aria afflitta: e si, oggi ho proprio sbagliato abbigliamento! E’ proprio vero che la cortesia fa parte di un’altra generazione …) di salutare quelli che scendono dalle Guide della Val d’Ayas e di godere di un panorama davvero mozzafiato.
Chissà se un giorno ricalcherò questi passi con uno zaino pesante, meta il prossimo rifugio per tentare il famoso Polluce? Mai perdere le speranze, ma ogni anno che passa la vedo sempre più difficile come meta ….
Scendo, gli escursionisti continuano ad arrivare ad ondate per cui ci sono dei pezzi che mi faccio da sola alternata a pezzi che mi tocca salutare ogni passo che faccio
Piccola deviazione al lago blu, bello, non c’è che dire, ma stracolmo di merenderi. Sosta alla Casa Bel Bosco e poi alla macchina. Alla fine non è stata neppure una giornata troppo lunga …. Quasi quasi mi sono pentita di non essere salita oltre, almeno fino a dove si poteva, prima di incontrare il ghiacciao …. Ma ci tornerò!

Palon di Resy 2.675 m - 24 Agosto 2007

Ritorno qui. Altro posto da esorcizzare dai ricordi negativi.
La prima salita è stata lo scorso dicembre, con un po’ di neve.
Oggi la giornata è bella, l’idea è di salire la cima e poi andare a vedere i laghi.
Arrivo a St. Jacques abbastanza presto, in un battibaleno sono al Rifugio Ferraro salendo nello splendido bosco. Piccolissima pausa e poi riprendo il cammino sulla carrozzabile. La mente va, ho una decisione importante da prendere e molta rabbia in corpo. Ergo …. Mi perdo il bivio!!!
Dopo circa 150 m di dislivello mi convinco che ormai il bivio è passato, per cui torno sui miei passi ingiungendomi di non pensare più alla rabbia provocata dagli eventi, che tanto mi rovinerei solo la giornata.
Tra andare e tornare mi partono circa ¾ d’ora, pazienza, tanto sono abbastanza veloce per i miei standard. E poi stanotte dormirò qui, per cui l’idea è quella di scendere tardi, intorno alle 18.
Il sentiero me lo ricordo alla perfezione. Sono sola e non fa caldo, il sole è piuttosto velato e le cime intorno, che ormai ho salito quasi tutte, ogni tanto si coprono.
Verso la metà della salita aperta, iniziano ad arrivare gli altri gitanti. Un paio mi superano, ci salutiamo con il solito sorriso. Cribbio se vanno veloci! Un altro si incolla ai miei talloni ma non mi disturba. Il sentiero è visibilissimo e non si può sbagliare, non so perché rimane li.

E qui apriamo una nota di colore.
Arrivano 2 signore/ragazze che chiacchierano con voce insolitamente alta, tantè che ascolto tutti i progetti per novembre, per lo sci di discesa …..
Mi affianca la prima e mi supera tagliando un tornate. Mancano ormai pochi metri alla cima.
“Permesso” ….
Ci metto un po’ a realizzare che quella dietro di me, l’amica di quella che mi ha superato, mi sta chiedendo strada.
“PERMESSO!!!” mi dice con tono alquanto irritato.
Ora, per chi non conosce il Palon di Resy, dopo il bosco il sentiero si snoda su prati molto tranquilli, non c’è assolutamente problema ad uscire dal sentiero per superare, cosi come hanno fatto gli altri.
Al terzo “Permesso” la tipa abbastanza scocciata mi supera uscendo dal sentiero sbottando che lei aveva chiesto “permesso” …. Ammetto che sono sempre più basita e le faccio presente che può superarmi tranquillamente senza impormi di fermarmi. “Io le ho chiesto permesso! Il sentiero è uno solo!” …..
No comment.
Le ho solo fatto presente che non è stata educata e soprattutto non sa come ci si comporta in montagna.
Ci mancava solo questa ….. però la cosa mi ha divertito anche perché quando sono arrivata in cima lei e la sua amica non avevano ancora finito di togliere lo zaino dalle spalle …. C’è gente che la montagna proprio non sa neppure cosa sia.
Fine della nota di colore.

Foto di rito alla croce, poi mi incammino verso la cresta con l’idea di trovare un posto riparato dall’aria, oggi la temperatura è molto fresca.
Mi leggo bene la relazione e scopro che la cima non è quella con la croce ma quella dove sono io …. Meno male che ci sono tornata!!! :-)
Pausa lunga a godermi uno splendido panorama sul rosa in completa solitudine, poi mi avvio verso i laghi.
Pochissima gente, un paio di gruppetti che stazionano al primo lago. La relazione dice che il sentiero, segnato da ometti, arriva fino al lago più alto. Ora mi trovo ad un punto in cui ometti non se ne vedono più, ma come faccio ad essere sicura che è l’ultimo lago? La mia relazione parla di un GROSSO ometto su un masso, ma non lo vedo :-(
Faccio un po’ di avanti e indietro per fare delle foto sbirciando sempre verso l’alto per cercare l’omone …. E finalmente lo trovo!
Salgo, ora sono contenta, questo è l’ultimo lago!
Mi fermo ancora un po’, tanto è presto. Quassù non c’è nessuno ed è un peccato perché il posto è davvero molto suggestivo, una balconata sulla Val d’Ayas stupenda!.
E’ ora di scendere. Incontro ancora qualcuno che sale per pernottare ai rifugi.
Da lassù si vedeva la gita che farò domani: Mezzalana. Si vedeva un rifugio, ma non ho capito se è il Mezzalana o le Guide della Val d’Ayas, ma domani lo scopriro’ di certo :-)